L’equo compenso smaschera i banditi dell’editoria

ROMA – Il nuovo intervento di un’alta autorità istituzionale, la terza carica dello Stato, il presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini (pochi giorni dopo le parole del Presidente della Repubblica e le azioni del Presidente del Senato), a sostegno del “minimo di giustizia sociale” per un equo compenso del lavoro giornalistico autonomo, a fronte di migliaia di casi di trattamento indecente e da fame (pochi euro a pezzo per articolo), indica la gravità di un fenomeno che va corretto con ogni mezzo al più presto.

C’è una proposta di legge in discussione al Senato che attende la definizione dell’iter legislativo, proprio dopo il sì della Camera. Messe a punto per garantirne l’efficacia possono essere valutate, ma il tempo stringe e non è accettabile in alcun modo l’idea che non esista l’esigenza di garantire per tutti i lavoratori autonomi, giornalisti compresi, il giusto compenso e la corretta tutela giuridica estensiva per combattere precariato e forme improprie di contrattazione.
Nei giorni scorsi la Fnsi ha aperto una interlocuzione con il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, affinché siano rimossi gli ostacoli a un provvedimento di questo tipo, che è indispensabile per ovviare all’azione di molti editori senza scrupoli che sfruttano oltre ogni limite il lavoro dei giornalisti autonomi, alterando con ciò anche la concorrenza di mercato e danneggiando gli editori corretti.
Il presidente Fini ha posto giustamente il dito su questa piaga, richiamando la “coscienza” degli imprenditori per la giusta considerazione del lavoro sul quale organizzano la loro attività.
(Scritto da: Fnsi in Editoria, Fnsi, Notizie; fonte: http://www.giornalisticalabria.it)

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