Condanna per Sallusti, commenti e reazioni

Decisione della Cassazione: 14 mesi di carcere
HANNO CONDANNATO IL COLLEGA SALLUSTI

Appello ai direttori: spazi bianchi in prima pagina
Editoriali di protesta contro norme aberranti

La sentenza che manda in carcere Sallusti è il risultato sconvolgente di una norma orrenda del nostro codice, incompatibile con le democrazie avanzate e liberali e con i canoni delle democrazie europee. La Giunta della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, riunita in seduta straordinaria, si appella ai colleghi, e particolarmente ai direttori perché, accanto ai loro editoriali, compaiano spazi bianchi in prima pagina come segni tangibili di protesta, dandone conto ai lettori, evidenziando la mostruosità di queste norme affinché siano cancellate al più presto.  La Giunta della Fnsi continua la sua battaglia per la cancellazione immediata di una norma illiberale che punisce con la galera le opinioni. Proprio per questa ragione è confermata per martedì mattina, dalle 10.30 alle 13.00, la manifestazione indetta a Roma,  nella sala Tobagi della Fnsi, in Corso Vittorio Emanuele, 349. Con la condanna al carcere di Sallusti, i cittadini sanno che, al di là del giudizio che ciascuno ha sui contenuti e sulle opinioni espresse, sono tutti meno liberi e che il giornalismo – pur non esente da difetti e perciò suscettibile di legittime critiche – è sottoposto a un’inaccettabile permanente condizionamento che incide sulla libertà di espressione e delle idee. La Fnsi non lascia solo, come sempre, chi è colpito per le sue idee e nella sua libertà, fino a privarlo del lavoro. I tempi di procedura per l’arresto di Sallusti dopo la sentenza della Cassazione consentono al Parlamento, se davvero è coerente con le espressioni di sconcerto di tanti autorevoli personaggi politici, di cambiare la legge che ha provocato questo orrendo verdetto. Bastano venti minuti, in ciascuna delle Camere, per cancellare dal codice penale norme liberticide”.
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Odg, Sallusti: un’intimidazione a mezzo sentenza

Un’intimidazione a mezzo sentenza, un’intimidazione a tutti i giornalisti”, è il commento di Enzo Iacopino, presidente del Consiglio nazionale dell’Odg, alla decisione della Corte di Cassazione di confermare la condanna a 14 mesi di carcere ad Alessandro Sallusti. 
“Le norme sosterranno pure la decisione, ma la conseguenza è devastante per la libertà di stampa. Ogni organo di informazione vivrà questa decisione come una intimidazione. E il costo maggiore lo pagheranno i cittadini che avranno una informazione ancora meno libera. Mai avremmo immaginato di vedere che in Italia, Paese che continua a vantarsi di essere la culla del diritto, si va in galera per una opinione che l’interessato nega perfino di aver espresso. E resta quella domanda: come è possibile che per lo stesso reato si passi da 5.000 euro di multa a 14 mesi carcere in due gradi di giudizio?
La Corte costituzionale ha scritto che la libertà di informazione è “la pietra angolare” del nostro sistema democratico. Da oggi si sentono preoccupanti scricchiolii”.

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Sallusti rischia il carcere per un reato d’opinione. Questa è democrazia?

Chi lo avrebbe mai detto.
Nel Paese dei corrotti e dei corruttori, nel Paese della trattativa Stato-mafia, nel Paese delle tangenti e degli impuniti a rischiare il carcere è un giornalista.
Si badi bene per un reato d’opinione: la diffamazione.
E’ giusto che chi sbaglia deve pagare (magari subendo una pena pecuniaria) ma il carcere deve essere destinato ai delinquenti, a quelli che rubano soldi pubblici sapendo di rubare, agli stupratori, ai mangiapane a tradimento, ai terrosristi.
Questa storia è pericolosa per la tenuta della libertà di stampa e avvicina l’Italia agli Stati antidemocratici. Può essere un pericoloso precedente nelle mani di chi non aspetta altro.
La legge che regola le pene in caso di diffamazione va rivista, cambiata, modificata.
Gli operatori dell’informazione facciano quadrato, il sindacato scenda in campo, l’Ordine faccia sentire la sua voce.
Sallusti se ha sbagliato è giusto che paghi, ma il carcere per 14 mesi no. Proprio no.
(Pippo Della Corte, http://www.ildibattito.info)

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