L’importanza dell’uso delle parole: riflessione a margine del convegno di venerdì a Napoli

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Le parole sono importanti soprattutto quando si scrive di violenza di genere. Anche di questo si è parlato nel corso di un incontro di formazione per giornalisti svoltosi venerdì pomeriggio nei locali dell’Academy School di Piazza Amore a Napoli. Il corso sul tema “Crimini e mass media tra stereotipi e ambiguità” ha visto la partecipazione di illustri relatori ed è stato moderato da Mimmo Falco, vicepresidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania e presidente Corecom Campania.

Dopo i saluti di Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei giornalisti Campania, di Eduardo Maria Piccirilli, presidente dell’Academy School, e di Salvatore Campitiello, presidente Assostampa Campania Valle del Sarno, il dibattito tra i relatori è entrato nel vivo. Il Questore di Napoli, Antonio De Iesu, nel suo intervento ha evidenziato – tra l’altro – l’importanza dello sport come strumento di prevenzione alla violenza, specie nei luoghi di disagio sociale.

Virginia Ciaravolo, psicoterapeuta e criminologa, – centrale il suo intervento ai fini dell’aggiornamento- si è soffermata sull’importanza dell’uso corretto delle parole quando si scrive di violenza di genere: “Anche scrivere ‘omicidio passionale’ non è corretto perché si fa riferimento indirettamente al delitto d’onore – ha spiegato nel corso del sul intervento Ciaravolo – Nelle cronache spesso i giornalisti usano delle frasi fatte che sembrano voler giustificare l’autore di un delitto: ‘disoccupato’, ‘depresso’, ‘in preda a un raptus’. Spesso l’uomo da carnefice diventa vittima. La descrizione della realtà nel suo complesso, al di fuori di stereotipi e pregiudizi, è il primo passo per un profondo cambiamento culturale della società e per il raggiungimento della reale parità”.

Il giornalista de Il Mattino, Leandro Del Gaudio, ha focalizzato il suo intervento sulla cronaca e sulla deontologia giornalistica, di fondamentale importanza per chi esercita questa professione.

L’avvocato Nicodemo Gentile ha chiuso i lavori presentando il suo libro “Laggiù tra il ferro. Storie di vita, storie di reclusi”, e ponendo l’accento sulle violenze in ambito carcerario.

(Foto di Luciano Squitieri)

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