Precarizzazione del giornalismo, come segnalare violazioni delle disposizioni

ROMA – In attesa dell’approvazione della proposta di legge sull’equità retributiva dei giornalisti all’esame al Parlamento, in materia di equo compenso e precarizzazione è già possibile fare un esposto ai sensi della Carta di Firenze.
Per promuovere l’applicazione della Carta di Firenze, normativa deontologica sulla precarizzazione del lavoro giornalistico, è stato elaborato un modello di esposto-tipo per le violazioni delle nuove disposizioni, in vigore già dal 1° gennaio 2012.
Oggi tutti i giornalisti sono tenuti a segnalare ai Consigli regionali dell’Ordine situazioni di esercizio abusivo della professione e di mancato rispetto della dignità professionale.
Le procedure di verifica di violazione della Carta di Firenze, quindi, possono anche essere avviate d’ufficio, su iniziativa degli stessi membri di un Ordine regionale, oppure per segnalazione da parte di altri organismi di categoria (Assostampa, Comitati e fiduciari di redazione), o da colleghi contrattualizzati.
Comunque tutti i giornalisti freelance e collaboratori, sfruttati e precarizzati, che ritengano di essere stati lesi nei loro diritti, possono presentare un esposto per denunciare le ipotizzate violazioni della Carta di Firenze.
Il documento contenente il modello dell’esposto – adattabile secondo la situazione del collaboratore interessato – nonché i necessari riferimenti, è stato realizzato da quattro giornalisti freelance da tempo impegnati nelle tematiche dell’equo compenso e della tutela dei collaboratori precari sia a livello territoriale nelle proprie regioni (Assostampa di Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Lazio, Lombardia), che nel sindacato nazionale (Commissione Lavoro Autonomo Fnsi): Maurizio Bekar (coordinatore nazionale della Commissione Lavoro autonomo della Fnsi e responsabile del Coordinamento giornalisti precari e freelance del Friuli Venezia Giulia); Dario Fidora (coordinatore della Commissione regionale Lavoro autonomo – Assostampa Sicilia); Moira Di Mario (responsabile del Coordinamento lavoro autonomo, atipico e precario – Associazione Stampa Romana) e Saverio Paffumi (consigliere nazionale Odg e responsabile della Commissione regionale lavoro autonomo dell’Associazione Lombarda Giornalisti).
A differenza della proposta di legge sull’equo compenso già approvata alla Camera e attualmente in discussione al Senato, che stabilisce disposizioni cui devono attenersi gli editori che intendono chiedere contributi statali, la Carta di Firenze è un’autoregolamentazione, norma interna alla categoria ma pienamente vigente, basata sul principio della solidarietà tra colleghi e che in caso di violazione delle sue prescrizioni prevede sanzioni per gli iscritti all’Ordine dei giornalisti. (fonte 8 ott.21012 http://www.giornalisticalabria.it)

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MODELLO:
Al Consiglio Regionale dell’Ordine dei Giornalisti
di (indicare regione di pertinenza e relativo indirizzo)

e

“Osservatorio sulla dignità professionale”
ex art. 3 della Carta di Firenze
c/o
Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti
Via Parigi n° 11 – 00185 Roma

e
Federazione Nazionale della Stampa Italiana
Corso Vittorio Emanuele II n° 349 – 00186 Roma
Oggetto: esposto per violazione delle disposizioni deontologiche della “Carta di Firenze” sulla precarietà nel lavoro giornalistico
Il sottoscritto giornalista (nome e cognome), nato a (…) il (…), residente a(…), iscritto all’Ordine dei giornalisti della regione (…) nell’elenco (pubblicisti/professionisti/praticanti), tessera Ordine dei giornalisti n° (…)

chiede

l’accertamento della violazione delle disposizioni della “Carta di Firenze” relativamente ai fatti appresso descritti, e il conseguente avvio del previsto provvedimento disciplinare.
A tal fine il sottoscritto segnala (utilizzare le voci pertinenti):

– di essere costretto, per poter lavorare, ad accettare corrispettivi e tempi di pagamento inadeguati o indecorosi per il lavoro giornalistico prestato;

– di ricevere espressa richiesta di svolgere il proprio lavoro con modalità a vario titolo lesive della propria dignità professionale;

– il verificarsi di casi di abuso della professione giornalistica e/o di utilizzazione non corretta di colleghi titolari di trattamento pensionistico;

– situazioni di incompatibilità ai sensi della legge 150/2000.

La situazione che si sottopone è la seguente:

(fornire rappresentazione quanto più dettagliata possibile, con riferimenti precisi anche ai termini temporali della supposta violazione deontologica: quando sarebbe avvenuta, per quanto tempo, se è tuttora in atto)

Il sottoscritto segnala altresì, ai fini del controllo sulla violazione delle norme deontologiche (utilizzare le voci pertinenti):

– che il direttore responsabile della testata giornalistica (ovvero il capo ufficio stampa) è il giornalista (…)

– che il responsabile della struttura redazionale e/o colui che assegna l’incarico e/o il coordinatore del proprio lavoro è il giornalista/sono i giornalisti (…);

– che i fatti esposti possono essere testimoniati dal collega/dai colleghi (nominativo/i)

In fede.

Luogo e data (firma leggibile)

Consiglio nazionale: approvata la Carta dei doveri dei giornalisti degli uffici stampa

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti nell’approvare la Carta dei doveri dei giornalisti degli uffici stampa 

SOLLECITA

La Federazione della Stampa, i Sindacati Confederali e l’Aran a definire, dopo ben undici anni dall’approvazione dalla legge 150/2000, il profilo dei giornalisti degli uffici stampa al fine di completare l’applicazione della suddetta legge e dare maggiore dignità ed autonomia professionale all’attività giornalistica, anche attraverso un’armonizzazione dei contratti di lavoro.  

SI IMPEGNA

A tal fine a promuovere incontri con la Conferenza Stato-Regioni e con le altre rappresentanze istituzionali delle Autonomie e a sollecitare iniziative parlamentari finalizzate all’aggiornamento della legge 150/2000, rendendo obbligatoria e non facoltativa l’istituzione di uffici stampa nelle amministrazioni pubbliche con la presenza di giornalisti iscritti all’Albo.   

Carta dei doveri del giornalista degli Uffici Stampa

                  (Roma, 10 novembre 2011)

Si definisce come attività  di Ufficio Stampa una funzione prettamente giornalistica, in quanto

diffonde notizie per conto di aziende, organismi, enti privati o pubblici. Sono perciò esclusi

dall’attività di Ufficio Stampa differenti aspetti della comunicazione come relazioni pubbliche,

relazioni con i cittadini, marketing e pubblicità. Anche la figura del “portavoce”, diffusa soprattutto

in politica e negli organismi elettivi, non è compresa nella definizione di Ufficio Stampa ed è quindi

incompatibile con il ruolo di addetto stampa, coordinatore o capo ufficio stampa.

L’Ufficio Stampa è la struttura primaria dell’informazione giornalistica verso l’esterno. Il giornalista

che vi opera è tenuto ad osservare la Carta dei doveri che è il fondamentale documento

deontologico di riferimento per tutti gli iscritti all’Ordine, a prescindere dalla natura contrattuale e

dal tipo di incarico ricoperto e da eventuale altra attività svolta, e le norme deontologiche fissate

dalla legge professionale oltre a quelle enunciate in documenti ufficiali dell’Ordine (Carta dei

doveri, Carta di Treviso sui minori), Carta dei doveri dell’informazione economica e finanziaria,

Carta di Roma, Carta di Firenze) ed a quelle che verranno adottate in futuro dall’Ordine.

Il giornalista che opera negli Uffici Stampa delle amministrazioni pubbliche agisce in conformità  a

due principi fondamentali contenuti nella legge 150/2000: il diritto dei cittadini di essere informati e

il diritto/dovere delle istituzioni pubbliche di informare. I giornalisti che lavorano negli Uffici

Stampa, sia pubblici sia privati, sono tenuti a partecipare alle attività di formazione e aggiornamento

professionale permanente, promosse direttamente o indirettamente dal Consiglio Nazionale,

seguendo i percorsi formativi definiti per i giornalisti sia professionisti sia pubblicisti.

In ogni caso, sia nelle strutture pubbliche che nel privato, il giornalista, in armonia con quanto

prescrivono la legge 69/1963 istitutiva dell’ordine professionale, le norme deontologiche, e – per gli

enti pubblici – la legge 150/2000, è tenuto, pur in un doveroso ambito di collaborazionea separare

nettamente il proprio compito da quello di altri soggetti che operano nel campo della

comunicazione.

 La qualificazione di ufficio stampa e la denominazione di addetto stampa o capo

ufficio stampa sono riservate unicamente agli iscritti all’ODG.

Il giornalista dell’Ufficio Stampa accetta indicazioni e direttive soltanto dai soggetti che nell’ambito

dell’ente, organizzazione o azienda, hanno titolo esplicito per fornirgliele, ovvero dal giornalista

capo ufficio stampa o coordinatore e, laddove non esiste, dal responsabile dell’attività di

informazione dell’Ente medesimo, purché naturalmente le disposizioni non siano contrarie alla

legge professionale, alle carte deontologiche, al Contratto di lavoro.

Il giornalista deve uniformare il proprio comportamento professionale al principio fondamentale

dell’autonomia dell’informazione; ciò indipendentemente dalla collocazione dell’Ufficio Stampa

nell’ambito della struttura pubblica o privata in cui opera.

Il giornalista direttore responsabile di house organ, siti web, newsletter o altri mezzi di

informazione aziendale, purché  si tratti di testate registrate, esercita i diritti e doveri della firma. Ciò

comporta l’adozione di scelte relative alla correttezza dei contenuti dei quali risponde, oltre che in

sede civile e penale, anche rispetto all’Ordine dei giornalisti.

Il giornalista deve operare nella consapevolezza che la propria responsabilità verso i cittadini non

può essere condizionata o limitata da alcuna ragione particolare o di parte o dall’interesse

economico. In tal senso ha l’obbligo di difendere la propria autonomia e credibilità professionale

secondo i principi di responsabilità  e veridicità fissati nella legge istitutiva dell’Ordine.

In particolare, nelle istituzioni di natura assembleare e nelle assemblee che svolgono attività

informativa in modo associato e nelle quali operano sia la struttura di informazione dell’organo

assembleare che quella dell’organo esecutivo, il capo ufficio stampa e/o coordinatore garantiscono

il pieno rispetto della dialettica e del pluralismo delle posizioni politiche, evitando ogni

commistione tra l’informazione dell’assemblea e quella dell’Esecutivo.

Secondo quanto prescrive la Carta dei doveri, il giornalista che opera in un Ufficio Stampa non può

ricevere né fornire doni o altre utilità che possano limitarne l’autonomia e la credibilità

professionale.

Il giornalista degli Uffici stampa non può assumere, nell’arco di vigenza del rapporto di lavoro,

collaborazioni, incarichi o responsabilità in conflitto con la sua funzione di imparziale ed attendibile

operatore dell’informazione.

La violazione di queste regole integranti lo spirito dell’art. 2 della Legge 03.02.1963 n. 69 comporta

l’applicazione delle norme contenute nel Titolo III della stessa legge.

Contro il precariato giornalistico, approvata la Carta di Firenze

 

Un nuovo strumento deontologico per disciplinare modelli virtuosi di collaborazione tra giornalisti e cooperazione con editori per accrescere la fiducia tra stampa e lettori

 

 

 

Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti (il 9 novembre 2011) ha approvato la carta deontologicascritta a Firenze dai colleghi free lance, collaboratori e precari di tutta Italia. La carta è uno strumento deontologico innovativo per disciplinare modelli virtuosi di collaborazione tra giornalisti e cooperazione con editori per cementare ancora la fiducia tra stampa e lettori. Regola condotte e comportamenti che potranno diventare anche oggetto di procedimento disciplinare ordinistico o sindacale in caso di violazione. Dopo l’approvazione in Consiglio (all’unanimità con tre sole astensioni) il documento sarà diffuso tra gli Ordini regionali per entrare in vigore dall’1 gennaio prossimo.

 

Un passo importante – ha detto il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino – cherappresenta uno dei cardini dell’azione a tutela dei colleghi in difficoltà. Un dovere morale da parte di chi per troppi anni è stato a guardare e ha accettato senza muovere un dito lo sfruttamento indiscriminato ai danni di colleghi”.

 

Abbiamo dedicato la carta di Firenze alla memoria del collega pugliese Pierpaolo Faggiano (suicidatosi perché giornalista precario) – ha detto il coordinatore del gruppo di lavoro sul Precariato dell’Odg, Fabrizio Morviducci – il ringraziamento va a tutto il Consiglio che ha recepito la richiesta di aiuto di tanti colleghi in difficoltà”.

 

 

 

Carta di Firenze

 

Riguarda la deontologia sulla precarietà nel lavoro giornalistico. E’ dedicata alla memoria di Pierpaolo Faggiano

 

 

 

PremessaLo scenario della precarietà lavorativa nel giornalismo

 

Mai come negli ultimi anni il tema della qualità del lavoro si è offerto alla

 

riflessione pubblica quale argomento di straordinaria e, talvolta, drammatica

 

attualità. A preoccupare, in particolare, è la crescente precarizzazione

 

lavorativa di intere fasce della popolazione che, per periodi sempre più lunghi,

 

vengono costrette ai margini del sistema produttivo e professionale, con

 

pesanti ricadute economiche, sociali, psicologiche ed esistenziali. Il giornalista

 

infatti, costretto nel limbo di opportunità capestro, per lo più prive di prospettive a lungo termine, è a tutti gli effetti un cittadino di serie B, che non

 

può costruire il proprio futuro, e nemmeno contribuire allo sviluppo del Paese, e ciò in netto contrasto con quanto stabilito dalla Costituzione: Art. 3, comma 2: è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva

 

partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e

 

sociale del Paese.

 

 

 

Nello specifico del lavoro giornalistico, in qualsiasi forma e mezzo sia declinato (stampa, radio, TV, web, uffici stampa, etc.) la situazione appare anche più grave. Un giornalista precarizzato, poco pagato, con scarse certezze e prospettive e talvolta, per carenza di risorse economiche, anche poco

 

professionalizzato, è un lavoratore facilmente ricattabile e condizionabile, che

 

difficilmente può mantenere vivo quel diritto insopprimibile d’informazione e di

 

critica posto alla base dell’ordinamento professionale.

 

 

 

Un giornalista precario e sottopagato – soprattutto se tale condizione si protrae nel tempo – viene di fatto sospinto a lavorare puntando alla quantità piuttosto che alla qualità del prodotto informativo, e con poca indipendenza, sotto l’ombra di un costante ricatto che dal piano economico e professionale passa presto a quello dei più elementari diritti, a partire da quelli costituzionalmente riconosciuti.

 

 

 

La condizionabilità e ricattabilità dei giornalisti sono inoltre strettamente

 

correlate alla possibilità di trasmettere una buona e corretta informazione,

 

andando a inficiare uno dei capisaldi del sistema democratico (Cfr. Corte Cost.

 

n. 84 del 1969, Corte Cost. n. 172 del 1972, Corte Cost. n. 138 del 1985).

 

La professione giornalistica negli ultimi anni ha subito profondi mutamenti, e

 

molti altri ne dovrà subire con il progredire della tecnologia e delle nuove

 

aspettative delle aziende editoriali. Quello che resta e resterà inalterato è però il ruolo del giornalista e gli obblighi che questi ha nei confronti dei lettori e della pubblica opinione. In un mercato del lavoro giornalistico come quello attuale, sempre più caratterizzato dalla precarietà, è quindi necessario un maggior riconoscimento e rispetto della dignità e della qualità professionale di tutti i giornalisti, dipendenti o collaboratori esterni e freelance.

 

È necessario ribadire con forza che il primo diritto del giornalista è la tutela

 

della sua autonomia, che in caso di precarietà lavorativa, fenomeno sempre più

 

espansione, è troppo spesso lesa da inadeguate retribuzioni, da politiche

 

aziendali più attente al risparmio economico che ad investimenti editoriali e

 

qualità finale del prodotto giornalistico. Ma anche da scelte di organizzazione del lavoro da parte di colleghi giornalisti collocati in posizioni gerarchicamente superiori. Per queste ragioni l’Ordine dei Giornalisti e l’Fnsi, nel promulgare la presente carta deontologica sui rapporti di collaborazione e solidarietà tra giornalisti per una nuova dignità professionale, affermano che l’informazione deve ispirarsi al rispetto dei principi e dei valori sui quali si radica la Carta costituzionale ed in particolare:

 

– Art. 1, comma 1 : L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro.

 

– Art. 21, commi 1 e 2: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio

 

pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa

 

non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

 

– Art. 35, commi 1-3: La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed

 

applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori.

 

Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad

 

affermare e regolare i diritti del lavoro.

 

– Art. 36: Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata

 

lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e

 

a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

 

– Art. 41: L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto

 

con l’utilità sociale o in modo da arrecare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

 

Nell’enunciare una nuova disciplina dei comportamenti etici tra giornalisti si

 

richiamano con forza anche:

 

– Art. 2, comma 3, della legge 63/1969, istitutiva dell’Ordine dei Giornalisti:

 

Giornalisti e editori sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte

 

delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse, e a promuovere lo spirito di collaborazione tra colleghi, la cooperazione fra

 

giornalisti e editori, e la fiducia tra la stampa e i lettori;

 

– Artt. 4 e 5 della Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori (Strasburgo, 1989):

 

Art. 4: Ogni persona ha diritto alla libertà di scelta di esercizio di una

 

professione, secondo le norme che disciplinano ciascuna professione.

 

Art. 5, commi 1 e 2: Ogni lavoro deve essere retribuito in modo equo. A tal fine è necessario che, in base alle modalità proprie di ciascun paese:

 

-sia assicurata ai lavoratori una retribuzione sufficiente equa, cioè una

 

retribuzione sufficiente per consentire loro un decoroso tenore di vita;

 

– i lavoratori soggetti ad una regolamentazione del lavoro diversa dal contratto

 

a tempo pieno e di durata indeterminata beneficino di un’equa retribuzione di

 

riferimento.

 

– Art. 32, comma 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea

 

(Nizza, 2000):

 

I giovani ammessi al lavoro devono beneficiare di condizioni di lavoro

 

appropriate alla loro età ed essere protetti contro lo sfruttamento economico o

 

contro ogni lavoro che possa minarne la sicurezza, la salute, lo sviluppo fisico,

 

mentale, morale o sociale o che possa mettere a rischio la loro istruzione;

 

– Sentenza 11/1968 della Corte Costituzionale, ove si afferma:

 

[…] Il fatto che il giornalista esplica la sua attività divenendo parte di un

 

rapporto di lavoro subordinato non rivela la superfluità di un apparato che […]

 

si giustificherebbe solo in presenza di una libera professione, tale il senso

 

tradizionale. Quella circostanza, al contrario, mette in risalto l’opportunità che i

 

giornalisti vengano associati in un organismo che, nei confronti del

 

contrapposto potere economico del datori di lavoro, possa contribuire a

 

garantire il rispetto della loro personalità e, quindi, della loro libertà: compito,

 

questo, che supera di gran lunga la tutela sindacale del diritti della categoria e

 

che perciò può essere assolto solo da un Ordine a struttura democratica che

 

con i suoi poteri di ente pubblico vigili, nei confronti di tutti e nell’interesse

 

della collettività, sulla rigorosa osservanza di quella dignità professionale che si

 

traduce, anzitutto e soprattutto, nel non abdicare mai alla libertà di

 

informazione e di critica e nel non cedere a sollecitazioni che possano

 

comprometterla.

 

Art. 1 – Politiche attive contro la precarietà

 

L’Ordine dei Giornalisti e la Fnsi, alla luce di quanto esposto in premessa,

 

nell’ambito delle loro competenze, vigileranno affinché:

 

sia garantita a tutti i giornalisti, siano essi lavoratori dipendenti o autonomi, un’equa retribuzione che permetta al giornalista e ai suoi familiari un’esistenza libera e dignitosa, secondo quanto previsto dal dettato costituzionale;

 

venga posto un freno allo sfruttamento e alla precarietà, favorendo quelle condizioni tese ad assicurare un futuro professionale e personale ai tanti giornalisti oggi privi di tutele e garantire nel contempo un futuro alla buona e corretta informazione nel nostro Paese;

 

vengano favoriti percorsi di regolarizzazione contrattuale e avviamento verso contratti a tempo indeterminato ed equi, e realizzate le condizioni per promuovere evoluzioni di carriera e progressioni professionali;

 

vengano correttamente applicate le norme contrattuali sui trattamenti economici;

 

siano valorizzate, in caso di nuove assunzioni, le professionalità già operanti in azienda e quelle dei colleghi già iscritti nelle liste di disoccupazione;

 

vengano rispettati i limiti di legge e di contratto previsti per l’impiego di stagisti o tirocinanti;

 

sia favorito il percorso di adesione alle casse previdenziali e di assistenza sanitaria e previdenza complementare della categoria, in modo da garantire le necessarie tutele sociali ed economiche anche a chi non è inquadrato come lavoratore dipendente. Il direttore responsabile deve promuove il rispetto di questi principi.

 

Art. 2 – Collaborazione tra giornalisti

 

Le forme di collaborazione e solidarietà tra giornalisti devono riguardare tutte le tipologie di lavoro giornalistico (stampa, radio, TV, web, uffici stampa, etc.).

 

Il direttore responsabile che rifiuti immotivatamente di riconoscere la compiuta

 

pratica, è soggetto a procedimento disciplinare ai sensi dell’art. 48 della Legge

 

69/1963 e dell’art. 43 del D.P.R. 115/1965.

 

La richiesta di una prestazione giornalistica cui corrisponda un compenso incongruo in contrasto con l’articolo 36 della Costituzione, lede non solo la dignità professionale ma pregiudica anche la qualità l’indipendenza dell’informazione, essenza del ruolo sociale del giornalista.

 

Ai fini della determinazione dell’adeguatezza dei compensi relativi a prestazioni

 

di natura giornalistica, i consigli regionali dell’Ordine dei Giornalisti adottano e

 

rendono pubblici criteri e parametri di riferimento.

 

Gli iscritti all’Ordine sono tenuti a non accettare corrispettivi inadeguati o indecorosi per il lavoro giornalistico prestato.

 

In conformità all’articolo 2 della legge 69/1963, Ordine dei giornalisti e Fnsi

 

ribadiscono che tutti i giornalisti, senza distinzione di ruolo o incarico o

 

posizione gerarchica attribuita, hanno pari dignità e sono tenuti alla solidarietà

 

e al rispetto reciproco.

 

Tutti i giornalisti sono tenuti a segnalare ai Consigli regionali situazioni di esercizio abusivo della professione e di mancato rispetto della dignità professionale.

 

Tutti gli iscritti all’ordine devo vigilare affinché non si verifichino situazioni di incompatibilità ai sensi della legge 150/2000. Il giornalista degli Uffici stampa istituzionali non può assumere collaborazioni, incarichi o responsabilità che possano comunque inficiare la sua funzione di imparziale ed attendibile

 

operatore dell’informazione. 

 

Gli iscritti all’Ordine che rivestano a qualunque titolo ruoli di coordinamento del

 

lavoro giornalistico sono tenuti a:

 

a) non impiegare quei colleghi le cui condizioni lavorative prevedano compensi

 

inadeguati;

 

b) garantire il diritto a giorno di riposo, ferie, orari di lavoro compatibili con i

 

contratti di riferimento della categoria;

 

c) vigilare affinché a seguito del cambio delle gerarchie redazionali non ci siano

 

ripercussioni dal punto di vista economico, morale e della dignità

 

professionale per tutti i colleghi; 

 

d) impegnarsi affinché il lavoro commissionato sia retribuito anche se non

 

pubblicato o trasmesso;

 

e) vigilare sul rispetto del diritto di firma e del diritto d’autore.

 

f) vigilare affinché i giornalisti titolari di un trattamento pensionistico Inpgi a

 

qualunque titolo maturato non vengano nuovamente impiegati dal

 

medesimo datore di lavoro con forme di lavoro autonomo ed inseriti nel ciclo

 

produttivo nelle medesime condizioni e/o per l’espletamento delle medesime

 

prestazioni che svolgevano in virtù del precedente rapporto;

 

g) vigilare che non si verifichino situazioni di incompatibilità ai sensi della legge

 

150/2000.

 

Art. 3 – Osservatorio sulla dignità professionale

 

Al fine di garantire la corretta applicazione dei principi stabiliti in questa Carta,

 

l’Ordine dei Giornalisti e la Fnsi promuovono la costituzione di un “Osservatorio

 

permanente sulle condizioni professionali dei giornalisti” legato alle presenti e

 

future dinamiche dell’informazione, anche in rapporto alle innovazioni

 

tecnologiche.

 

L’Osservatorio ha il compito di vigilare sull’effettiva applicazione della presente

 

carta, di avanzare proposte di aggiornamento nonché di segnalare quelle

 

condizioni di sfruttamento della professione che ledano la dignità e la credibilità

 

dei giornalisti anche nei confronti dell’opinione pubblica.

 

Art. 4 – Sanzioni

 

La violazione di queste regole, applicative dell’art. 2 della Legge 69/1963, comporta l’avvio di un procedimento disciplinare ai sensi del Titolo III della citata legge.

 

 

Giornalismo e “nuova schiavitù”

 

Precari e sfruttati di tutta Italia a Firenze il 7 e l’8 ottobre per ridare dignità alla professione e stilare una carta deontologica.   Ordine e Sindacato preparano una Carta.

di Daniela Giammusso (Ansa)

 

Ci sarà anche Carlo Malinconico, il Presidente della Federazione Italiana Editori Giornali, alla manifestazione Giornalisti e giornalismi, indetta a Firenze per il 7 e l’8 ottobre dall’Ordine dei giornalisti per ridare “una nuova dignità alla professione, contro lo sfruttamento e per un’informazione di qualità”. Ad annunciarlo, il Presidente dell’Ordine Enzo Iacopino che presentando il programma dell’iniziativa ha più volte ringraziato Malinconico della sua adesione. “Non deve esser stato facile – spiega – Immagino abbia avuto pressioni per sottrarsi all’invito, ma ha reagito con una determinazione che gli fa onore, interrompendo un silenzio che per troppo tempo la Fieg ha tenuto su questa situazione”.

 

Al centro delle due giornate, realizzate in collaborazione con la Federazione Nazionale della Stampa, Associazione Stampa Toscana e Ordine regionale dei Giornalisti della Toscana, ci sarà la situazione di migliaia di giovani giornalisti, per i quali, dice Iacopino, “parlare di nuova schiavitù non credo sia un’esagerazione”.

 

“Siamo in notevole ritardo, ma bisogna porvi un freno – rilancia Iacopino -. A Firenze partiamo con un obiettivo dichiarato: mettere a punto una carta deontologica che consenta di spezzare questa poco nobile sinergia tra alcuni editori disinvolti e la catena di comando di giornali e agenzie, perché è impossibile che i direttori non sappiano che un pezzo è pagato 2-3 euro”.

 

Una volta stilati i contenuti, “speriamo che la Carta di Firenze ci dia anche gli strumenti giuridici” e che il Sindacato la assuma come punto di riferimento alla discussione del contratto di lavoro. Si parte dunque venerdì al Teatro Odeon con la sezione a microfono aperto ‘Mi presti due euro? No, ti scrivo un articolo e l’elaborazione dei contenuti della Carta. Sabato, la tavola rotonda ‘Cinquanta centesimi a pezzo? È dignità? Il disegno di legge sull’equo compensò, alla quale parteciperà Malinconico, con il Segretario dell’Ordine dei giornalisti Giancarlo Ghirra, il relatore sulla proposta per l’equo compenso e la Fnsi, con il Segretario Franco Siddi o il Presidente Roberto Natale.

 

“La risposta dei colleghi è entusiasmante”, racconta il coordinatore del gruppo di lavoro Fabrizio Morviducci. “Dal 5 settembre la pagina Facebook Giornalisti & giornalismi ha avuto più di 2mila utenti attivi e i post 91mila visualizzazioni. Arriveranno pullman dal Lazio, Veneto, Lombardia, Piemonte e per chi non potrà esserci trasmetteremo tutto in streaming”.

GIORNALISTI. Precariato.
ORDINE E SINDACATO
PREPARANO “CARTA”.

  Stabilire «norme ferree» da rispettare per gli editori, per arginare il «dilagante precariato dell’informazione»: è quanto si prefigge la Carta di Firenze, lo strumento deontologico a cui si lavorerà a Firenze il 7 e l’8 ottobre in occasione della manifestazione «Giornalismi e giornalisti per la dignità della professione», al teatro Odeon. Lo hanno annunciato ieri sera alla Festa Democratica Enzo Iacopino, presidente nazionale Ordine dei Giornalisti, Fabrizio Morviducci, coordinatore Osservatorio sul Precariato Ordine dei Giornalisti, Stefano Fabbri, vicepresidente Associazione Stampa Toscana nel dibattito coordinato da Giulio Caselli della segreteria Pd Firenze. «Esistono pochi editori puri in Italia, ormai il conflitto d’interessi è dappertutto – ha detto Iacopino – Sono desolanti i dati emersi dalle ricerche su i compensi dei giornali italiani: gli editori pensano solo al guadagno, perchè devono pagare un pezzo 100 euro se lo possono pagare 3?». «Gli editori difficilmente parlano di precari, preferiscono dividere giornalisti in contrattualizzati e ‘autonomi, senza affrontare mai il problema – ha aggiunto Fabbri – La parte più alta della gerarchia giornalistica è stata ormai in un certo senso risucchiata dagli editori: servono strumenti che consentano di rifiutarsi di fare pagamenti ridicoli». «È necessario fare rete per farsi sentire e lottare – è l’opinione di Morviducci – e la manifestazione di ottobre, serve anche a questo. Condividere esperienze, e provare a trovare gli strumenti per risolvere una situazione che diventa sempre più difficile di giorno in giorno. La carta di Firenze servirà proprio a questo». Al dibattito è intervenuta anche una rappresentanza del Coordinamento giornalisti precari Firenze: «Quale e quanta la capacità di pressione dell’Ordine per quanto riguarda l’equo compenso, che la legge Bersani del 2006 ha cancellato e a che punto è l’iter in corso in Parlamento per regolamentare il tariffario?», ha chiesto Giulio Gori, collaboratore precario, «E perchè – ha aggiunto – non è possibile inserire dei precari nei comitati di redazione dei giornali, non creando mai, in questo modo, un rapporto di solidarietà tra i giornalisti». «L’esistenza di un tariffario è fondamentale, le regole dei cdr sono da riformare», ha risposto Fabbri. «Su entrambe le questioni discuteremo per inserirle nella Carta di Firenze», ha concluso Iacopino. (ANSA).