Equo compenso, approvata la legge all’unanimità

giornaliOk definitivo della Camera alla legge sull’equo compenso per i giornalisti. Il via libera è arrivato all’unanimità dalla commissione Cultura di Montecitorio convocata in sede legislativa. Lo annuncia su Twitter il deputato dell’Udc Enzo Carra.
La commissione cultura della Camera ha approvato all’unanimità, in sede legislativa, il provvedimento sull’equo compenso dei giornalisti. “Una pagina bella per il Parlamento”, commenta Silvano Moffa, primo firmatario del provvedimento in una conferenza stampa alla Camera con il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, il presidente della Fnsi, Roberto Natale, il segretario generale aggiunto della Fnsi, Giovanni Rossi e Maurizio Bekar, coordinatore della Commissione lavoro autonomo della Fnsi, oltre a numerosi parlamentari che hanno lavorato al provvedimento. Tra questi Enzo Carra (Udc), Fabio Granata (Fli), Andrea Sarubbi (Pd), Giorgio Lainati (Pdl). (fonte Ansa/Fnsi)

Precarizzazione del giornalismo, come segnalare violazioni delle disposizioni

ROMA – In attesa dell’approvazione della proposta di legge sull’equità retributiva dei giornalisti all’esame al Parlamento, in materia di equo compenso e precarizzazione è già possibile fare un esposto ai sensi della Carta di Firenze.
Per promuovere l’applicazione della Carta di Firenze, normativa deontologica sulla precarizzazione del lavoro giornalistico, è stato elaborato un modello di esposto-tipo per le violazioni delle nuove disposizioni, in vigore già dal 1° gennaio 2012.
Oggi tutti i giornalisti sono tenuti a segnalare ai Consigli regionali dell’Ordine situazioni di esercizio abusivo della professione e di mancato rispetto della dignità professionale.
Le procedure di verifica di violazione della Carta di Firenze, quindi, possono anche essere avviate d’ufficio, su iniziativa degli stessi membri di un Ordine regionale, oppure per segnalazione da parte di altri organismi di categoria (Assostampa, Comitati e fiduciari di redazione), o da colleghi contrattualizzati.
Comunque tutti i giornalisti freelance e collaboratori, sfruttati e precarizzati, che ritengano di essere stati lesi nei loro diritti, possono presentare un esposto per denunciare le ipotizzate violazioni della Carta di Firenze.
Il documento contenente il modello dell’esposto – adattabile secondo la situazione del collaboratore interessato – nonché i necessari riferimenti, è stato realizzato da quattro giornalisti freelance da tempo impegnati nelle tematiche dell’equo compenso e della tutela dei collaboratori precari sia a livello territoriale nelle proprie regioni (Assostampa di Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Lazio, Lombardia), che nel sindacato nazionale (Commissione Lavoro Autonomo Fnsi): Maurizio Bekar (coordinatore nazionale della Commissione Lavoro autonomo della Fnsi e responsabile del Coordinamento giornalisti precari e freelance del Friuli Venezia Giulia); Dario Fidora (coordinatore della Commissione regionale Lavoro autonomo – Assostampa Sicilia); Moira Di Mario (responsabile del Coordinamento lavoro autonomo, atipico e precario – Associazione Stampa Romana) e Saverio Paffumi (consigliere nazionale Odg e responsabile della Commissione regionale lavoro autonomo dell’Associazione Lombarda Giornalisti).
A differenza della proposta di legge sull’equo compenso già approvata alla Camera e attualmente in discussione al Senato, che stabilisce disposizioni cui devono attenersi gli editori che intendono chiedere contributi statali, la Carta di Firenze è un’autoregolamentazione, norma interna alla categoria ma pienamente vigente, basata sul principio della solidarietà tra colleghi e che in caso di violazione delle sue prescrizioni prevede sanzioni per gli iscritti all’Ordine dei giornalisti. (fonte 8 ott.21012 http://www.giornalisticalabria.it)

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MODELLO:
Al Consiglio Regionale dell’Ordine dei Giornalisti
di (indicare regione di pertinenza e relativo indirizzo)

e

“Osservatorio sulla dignità professionale”
ex art. 3 della Carta di Firenze
c/o
Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti
Via Parigi n° 11 – 00185 Roma

e
Federazione Nazionale della Stampa Italiana
Corso Vittorio Emanuele II n° 349 – 00186 Roma
Oggetto: esposto per violazione delle disposizioni deontologiche della “Carta di Firenze” sulla precarietà nel lavoro giornalistico
Il sottoscritto giornalista (nome e cognome), nato a (…) il (…), residente a(…), iscritto all’Ordine dei giornalisti della regione (…) nell’elenco (pubblicisti/professionisti/praticanti), tessera Ordine dei giornalisti n° (…)

chiede

l’accertamento della violazione delle disposizioni della “Carta di Firenze” relativamente ai fatti appresso descritti, e il conseguente avvio del previsto provvedimento disciplinare.
A tal fine il sottoscritto segnala (utilizzare le voci pertinenti):

– di essere costretto, per poter lavorare, ad accettare corrispettivi e tempi di pagamento inadeguati o indecorosi per il lavoro giornalistico prestato;

– di ricevere espressa richiesta di svolgere il proprio lavoro con modalità a vario titolo lesive della propria dignità professionale;

– il verificarsi di casi di abuso della professione giornalistica e/o di utilizzazione non corretta di colleghi titolari di trattamento pensionistico;

– situazioni di incompatibilità ai sensi della legge 150/2000.

La situazione che si sottopone è la seguente:

(fornire rappresentazione quanto più dettagliata possibile, con riferimenti precisi anche ai termini temporali della supposta violazione deontologica: quando sarebbe avvenuta, per quanto tempo, se è tuttora in atto)

Il sottoscritto segnala altresì, ai fini del controllo sulla violazione delle norme deontologiche (utilizzare le voci pertinenti):

– che il direttore responsabile della testata giornalistica (ovvero il capo ufficio stampa) è il giornalista (…)

– che il responsabile della struttura redazionale e/o colui che assegna l’incarico e/o il coordinatore del proprio lavoro è il giornalista/sono i giornalisti (…);

– che i fatti esposti possono essere testimoniati dal collega/dai colleghi (nominativo/i)

In fede.

Luogo e data (firma leggibile)

Equo compenso, ulteriori aggiornamenti

24/07/2012

Il ministro Fornero ha detto no all’approvazione della legge sull’equo compenso. La vergogna si è consumata, commenta Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti. 
Iacopino nota che il ministro smentisce lo stesso governo del quale fa parte che aveva dato un parere favorevole in occasione della prima lettura e oltraggia la volontà della Camera, che aveva approvato la norma alla unanimità. Cadono nel vuoto l’appello del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e del presidente del Senato il quale, d’intesa con il senatore Pasquale Giuliano, che presiede la commissione Lavoro, saprà certamente tutelare le prerogative del Parlamento. Il parere del governo non è, infatti, vincolante. Una domanda: agli interessi di quale lobby risponde un atteggiamento come questo? Un secondo quesito: davvero i parlamentari decideranno di far spazzare via da un diktat una azione di moralizzazione nel delicato mondo dell’informazione?
(fonte Cnog)

 

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Alla Commissione Lavoro del Senato sul testo Moffa, Carra e Giulietti
Fnsi: ingiusto il no di Elsa Fornero su l’equo compenso
Legge indispensabile contro il caporalato nell’editoria
Silvano Moffa: la posizione del ministro del Lavoro è paradossale
Intervenendo alla Commissione Lavoro del Senato, il Ministro Fornero ha espresso una riserva e una perplessità alla proposta di legge Moffa, Carra, Giulietti e altri sull’equo compenso per il lavoro giornalistico. Si comprende così il motivo del blocco che per settimane aveva tenuto fermo il provvedimento, malgrado fosse stato approvato all’unanimità dalla Camera. L’odierno parere negativo capovolge il precedente positivo notificato dallo stesso esecutivo alla Camera e rischia di affossare un provvedimento atteso da migliaia di precari e precarie dell’informazione.
Ma l’esigenza di un provvedimento legislativo sulla materia è urgente e indispensabile, come riconosciuto ancora pochi giorni fa dal Presidente della Repubblica e dal Presidente del Senato, che avevano sollecitato una positiva e rapida conclusione dell’iter legislativo in corso.
Il sindacato dei giornalisti non starà a guardare. Il provvedimento per l’equo compenso è una risposta di civiltà contro il vero e proprio “caporalato” che affligge larghe aree dell’informazione, e permette a troppi editori senza scrupoli di sfruttare oltre ogni limite il lavoro dei giornalisti praticando, inoltre,  una concorrenza sleale ai danni degli imprenditori corretti. Il governo non può dire di voler combattere la precarietà e l’illegalità nel lavoro e poi apparire e essere incoerente. Peraltro, nel Paese che assume a tempo indeterminato il Direttore Generale della Rai, è semplicemente inaccettabile che debbano continuare ad essere “flessibili” coloro che vengono pagati 3 euro a pezzo”. (fonte Fnsi)

 

 

Equo compenso, una nuova speranza

Così dal Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti

EQUO COMPENSO: una nuova speranza
19/04/2012

E’ bastato lavorare, spiegare, dare le risposte necessarie, far capire quali e quante vergogne si consumano nel mondo dell’editoria. Lo sconcerto in chi ascoltava l’oltraggio di quelle cifre (pochi centesimi, due o tre o cinque euro ad articolo) era pari solo alla sorpresa e al disgusto che veniva manifestato.
Ora, dopo la doccia gelida di martedì 17, si apre una nuova speranza. Grazie all’intervento del presidente del Senato, Renato Schifani, il quale ha ribadito il suo impegno all’esame rapido della proposta; alla moral suasion del presidente della commissione Lavoro, Pasquale Giuliano, e di altri che hanno contribuito al chiarimento, primi tra tanti il sen. Luigi Zanda e, continuando nel suo prezioso lavoro, l’on. Enzo Carra.
Martedì 17 un brivido. La commissione Lavoro del Senato aveva incardinato in sede deliberante (è l’equivalente della legislativa con la quale la commissione Cultura della Camera l’ha approvata in prima lettura) la proposta che noi, per semplicità, chiamiamo sull’”equo compenso del lavoro giornalistico”.
Il presidente Pasquale Giuliano ha fatto presente che c’erano dei problemi (legati ai tempi dell’entrata in vigore della legge e dei parametri giudicati equi) ed ha suggerito di inserire nella Commissione che valuterà l’”equità retributiva” un membro della Fieg accanto ai quattro designati da Ministero del Lavoro, Ministero dello Sviluppo economico, Ordine dei giornalisti e Fnsi. Il sen. Giuliano non sapeva che, durante l’esame alla Camera, era stato l’allora presidente della Fieg, Carlo Malinconico, a dire al relatore, Enzo Carra, che gli editori preferivano non farne parte.
Ma questo inserimento non è un problema, a patto che si chiariscano con quali modalità la commissione dovrà operare e, in particolare, che nessuno singolarmente, con l’assenza o altri strumenti, possa determinarne la paralisi.
Restava la sorprendente dichiarazione del vice ministro Michel Martone, il quale apre il suo blog assumendo come sue le parole del presidente del Consiglio, Mario Monti, e del ministro Elsa Fornero: il governo vuole “scommettere sui giovani”. Verosimilmente è in coerenza con tale principio che ha annunciato possibili emendamenti al provvedimento che, ammesso ci siano, occorre capire se ha il titolo per presentarli.
Martone, sempre nel suo blog (www.michelmartone.org/), pubblica una nota intitolata “Il labirinto della precarietà”, nella quale scrive, tra altro:

“Il vero problema è che un tempo arrivare al castello (quello del lavoro sicuro ndr) era semplice. Certo, c’era una selezione all’entrata ma, superata quella, il lavoro era garantito per tutta la vita e si andava in pensione con l’ottanta per cento dell’ultima retribuzione. E c’erano persino dei baby pensionati.
Oggi, invece, per accedere a quello splendido sistema di protezione è necessario superare un labirinto oscuro e rischioso. Lo chiamano il labirinto della precarietà e non c’è via di scampo: deve essere affrontato da tutti quelli che cercano lavoro perché gli imprenditori hanno paura dell’art. 18.
Alcuni, pochi, fortunati, meritevoli o raccomandati, trovano subito la via d’uscita. I più ci passano anni. Altri si perdono nei suoi meandri. Tutti raccontano di un luogo angoscioso, fonte di insicurezze e frustrazioni e disseminato di trappole crudeli. Sono le trappole della precarietà. Hanno nomi sempre diversi – stage, contratti di inserimento, contratti di apprendistato, contratti a termine, contratti di somministrazione, contratti di lavoro a progetto, co. co. co. – ma sono tutte accomunate dall’essere precarie. Non danno diritto alla protezione dell’art. 18. Dopo un certo periodo di tempo scadono e tu ti ritrovi al punto di partenza con qualche anno in più, qualche speranza in meno e pochi contributi previdenziali”.

Può chi scrive e condivide queste cose, presentare, ammesso ne abbia titolo, a nome del governo, emendamenti che non contrastino la vergogna che impedisce di entrare “nel castello”? Emendamenti, di più, che non consentano agli sfruttati di ogni età di avere le risorse economiche necessarie per continuare ad offrire ai cittadini una informazione libera e responsabile, angariati come sono da quegli editori che si comportano come i caporali che sfruttano la manodopera nella raccolta dei pomodori? Certo che non può e che, ammesso ne abbia titolo, se emendamenti presenterà saranno funzionali a garantire diritti, quelli dei giornalisti, e non privilegi, quelli degli editori sovvenzionati con danaro della collettività.

Fnsi: grave stop alla legge sull’equo compenso. Immediato e rapido chiarimento del Governo

GIORNALISTI. MARTONE:
DA GOVERNO MODIFICHE
a ddl sull’EQUO COMPENSO.
TESTO ALL’ESAME della
COMMISSIONE LAVORO
del SENATO MA DUBBI
DA PDL-PD-TERZO POLO.

Fnsi: grave stop alla legge sull’equo compenso.Immediato e rapido chiarimento del Governo
Roma, 18 aprile 2012. «Il governo presenterà emendamenti» al provvedimento sull’equo compenso per i giornalisti precari all’esame della commissione Lavoro del Senato e già approvato dalla Camera. Lo «anticipa» il viceministro al Welfare Michel Martone secondo quanto si legge nei bollettini parlamentari. La necessità di «approfondimenti» in vista di possibili modifiche viene d’altro canto espressa anche dal Pdl, dal Pd e dal Terzo Polo. «Un esame ponderato del testo – afferma il senatore del Pdl Maurizio Castro – consentirà di emendare le imperfezioni tecniche e di prevedere forme di attuazione progressiva delle nuove norme, in un tessuto imprenditoriale caratterizzato non solo da grandi gruppi, ma anche da piccoli editori locali e da imprese strutturalmente più fragili». E proprio pensando a questi soggetti l’esponente del Terzo Polo Franco Bruno «suggerisce di integrare l’elenco dei soggetti già ascoltati nel corso dell’indagine conoscitiva con l’audizione di rappresentanti dei piccoli editori di giornali». (ANSA).
Fnsi: grave stop alla legge sull’equo compenso.

Immediato e rapido chiarimento del Governo

Roma, 18 aprile 2012. “Una buona legge per l’equo compenso dei giornalisti freelance è l’obiettivo della Fnsi, il Sindacato di categoria. Lo stop del Governo al progetto di legge, all’esame della Commissione Lavoro del Senato, preoccupa perché pone un’ombra sulla concorde volontà politica, sin qui dichiarata, nell’obiettivo di definire una norma anti abuso e di giustizia. La necessità di ‘approfondimenti’ e emendamenti del Governo annunciati dal viceministro del Lavoro, Michel Martone, è una sorpresa; tanto più che lo stesso Governo aveva già dato via libera al provvedimento sull’equo compenso con un proprio parere favorevole trasmesso alla Camera. A questo punto non si comprende neanche il cambiamento di posizione di alcuni partiti che avevano, solo pochi giorni fa, approvato il progetto di legge alla Camera. Per questi motivi la Fnsi sollecita, sin d’ora, incontri di verifica con i rappresentanti dei Gruppi Parlamentari. La Giunta Esecutiva della Fnsi chiede, perciò, che si faccia un rapido chiarimento e che sia sbloccato un progetto di legge diventato indispensabile affinché il delicato lavoro giornalistico freelance sia sottratto a forme di ingiusta e iniqua retribuzione e quindi di condizionamento e precariato”. (www.fnsi.it)