Giornalisti precari e autonomi

 Dopo due giorni di lavoro nasce la bozza (è in coda) della nuova carta deontologica 


di http://www.odg.it

Roma, 10 ottobre 2011. La bozza della Carta di Firenze c’è. Arrivata dopo due giorni (7 e 8 ottobre) di lavori di quasi quattrocento giornalisti giunti al teatro Odeon per la manifestazione «Giornalismi e giornalisti: libera stampa liberi tutti». La due giorni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, in collaborazione con Fnsi, Assostampa Toscana e Odg Toscana, ha visto collegati oltre 4000 utenti unici anche nella diretta streaming organizzata da Intoscana.it. Al termine della manifestazione, i giornalisti provenienti da tutta Italia hanno approvato per acclamazione la bozza della nuova carta deontologica che dovrà disciplinare forme di lealtà e collaborazione tra colleghi per porre un primo argine allo sfruttamento indiscriminato. 

 

Un atto importante per tutta la categoria, che ha visto anche la partecipazione del presidente della Fieg, Carlo Malinconico. «Il compenso dei giornalisti deve essere proporzionato alla qualità e quantità del lavoro prestato», ha detto Malinconico nel corso di una tavola rotonda organizzata all’Odeon alla quale hanno partecipato anche il segretario dell’Ordine nazionale dei giornalisti Giancarlo Ghirra, il segretario della Fnsi Franco Siddi e l’on. Enzo Carra, relatore del disegno di legge sull’equo compenso. Malinconico ha apprezzato l’intento di un altro strumento che si profila a tutela dei non contrattualizzati: la proposta di legge, il cui relatore alla Camera, Carra ipotizza l’approvazione entro l’inizio del prossimo anno, che prevede equità retributiva per tutti gli iscritti all’albo.

 

«La ‘Carta di Firenze’ – ha detto il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopinoè un documento importante, ma il nodo di tutto sta nelle ultime righe: e cioè che la violazione della carta comporta l’avvio di un procedimento disciplinare davanti all’Ordine dei giornalisti. Ma non deve essere certo intesa come un’iniziativa punitiva nei confronti di capiservizio, caporedattori o direttori bensì come una garanzia proprio a loro tutela, lo strumento attraverso il quale difendere la dignità di tutti i giornalisti, precari e non, e quindi anche la loro e di tutti i colleghi».

 

«La Carta di Firenze– ha detto il coordinatore del gruppo sul precariato Odg, Fabrizio Morviduccinon è la panacea di tutti i mali del precariato, ma ha il pregio di nascere da colleghi che vivono direttamente questa condizione professionale. Alle aperture della Fieg su questo terreno ora però seguano atti concreti: gli editori sottoscrivano la ‘Carta’. La manifestazione di Firenze non esaurisce il nostro lavoro. Forti della rete nazionale creata all’Odeon, apriremo un forum su internet per monitorare le varie situazioni di difficoltà e per stare in contatto coi colleghi. Si confronteranno situazioni, dinamiche lavorative, contratti di lavoro. Una condivisione totale per essere consapevoli e informati su quello che accade. E non escludiamo neanche nuove iniziative collettive».

 

Anche il presidente della Regione, Enrico Rossi ha promesso il suo sostegno: insieme con il competente gruppo di lavoro dell’Ordine nazionale dei giornalisti, la Regione studierà forme anche sperimentali di contrasto al precariato giornalistico. Rossi ha incontrato a Palazzo Strozzi Sacrati il presidente Iacopino, il segretario Ghirra, il coordinatore del gruppo di lavoro sul precariato, Morviducci, il presidente di Assostampa toscana, Paolo Ciampi, oltre a una delegazione di precari composta da Giulio Gori (Toscana) e Martina Zambon (Veneto) offrendo la disponibilità della Regione per lo studio di forme di intervento che abbiano questi stessi obiettivi e che potrebbero essere avviate sperimentalmente in Toscana.

 

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PRECARI, ORDINE PUNTA SU ‘CARTA FIRENZE’

PREVEDE PAGHE DIGNITOSE. MALINCONICO,COMPENSO SIA PROPORZIONATO.

di Stefano Fabbri

C’e’ chi, trentenne, viene pagato con cinquanta centesimi ad articolo e chi a 50 anni suonati e’ precipitato in un precariato che pensava di aver superato e ora appare senza ritorno: ora dalla loro parte avranno uno strumento di tutela in piu’. La ‘Carta di Firenze’, limata e messa a punto nella due giorni fiorentina ‘Giornalisti e giornalismi’ promossa dall’Ordine nazionale dei giornalisti e alla quale hanno partecipato centinaia di giornalisti precari da tutta Italia, prevede che la loro dignita’ sia garantita attraverso una ”equa retribuzione”. Ma soprattutto che gli iscritti all’Ordine con ruoli di coordinamento nelle testate non possano utilizzare colleghi le cui condizioni lavorative prevedano compensi inadeguati o far finta di non vedere che un giornalista pensionato sia di nuovo impiegato come ‘autonomo’ per fare il lavoro che faceva prima.

In caso di violazione di queste regole, una volta che la ‘Carta’ sarà approvata dal Consiglio nazionale dell’Ordine, scatterà l’avvio di un procedimento disciplinare.

“Non si tratta però di uno strumento punitivo per i ‘capi’ – spiega Enzo Iacopino, presidente nazionale dell’Ordine – ma di uno strumento che tutelerà anche loro: non potranno più essere uno strumento nelle mani di editori senza scrupoli”. La ‘Carta’ e’ nata dal gruppo di lavoro sul precariato del Consiglio nazionale dell’Ordine, guidato da Fabrizio Morviducci: “Non e’la panacea di tutti i mali del precariato, ma – spiega – ha il pregio di nascere da colleghi che vivono direttamente questa condizione professionale. Alle aperture della Fieg su questo terreno ora però seguano atti concreti: gli editori sottoscrivano la ‘Carta’”.

Stamani Carlo Malinconico, presidente della Fieg, ha partecipato ad un dibattito nell’ambito del convegno. Un confronto a tratti anche aspro, come quando un precario di Napoli ha chiesto sanzioni per gli editori che pagano compensi equivalenti al costo di un biglietto dell’autobus. Malinconico ha apprezzato l’intento di un altro strumento che si profila a tutela dei non contrattualizzati: la proposta di legge, il cui primo firmatario Enzo Carra ipotizza l’approvazione entro l’inizio del prossimo anno, che prevede ”equità retributiva per tutti gli iscritti all’albo ”in corrispondenza” con il contratto nazionale di lavoro. Un punto, questo, sul quale la Fieg vede però molto da chiarire: ”bene il compenso proporzionato su qualità e quantità del lavoro, ma non si possono adottare criteri troppo generici” equiparando automaticamente il lavoro autonomo a quello subordinato”, ha detto aggiungendo che “differenziare non significa tollerare abusi, che vanno condannati in ogni campo”. Al dibattito, coordinato da Giancarlo Ghirra, segretario dell’Ordine nazionale, ha partecipato anche il segretario generale della Fnsi Franco Siddi lanciando la proposta di destinare un’aliquota di imposta sulla pubblicità in Tv ai giornali virtuosi che usino queste risorse per sviluppare l’occupazione. Da Firenze i precari hanno così ripreso il treno dopo essere stati ‘adottati’ da diverse famiglie fiorentine che li hanno ospitati: da domani si ricomincia a due euro al pezzo, ma con qualche speranza in più.

ANSA – FIRENZE, 8 OTT – 17:32

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Firenze 08-10-2011

 

                                                 BOZZA – CARTA DI FIRENZE 

                                           (da approvare in Consiglio Nazionale)

 

                              Della deontologia sulla precarietà nel lavoro giornalistico

 

Testo in memoria di Pierpaolo Faggiano

 

PREMESSA – Lo scenario della precarietà lavorativa nel giornalismo Mai come negli ultimi anni il tema della qualità del lavoro si è offerto alla riflessione pubblica quale argomento di straordinaria e, talvolta, drammatica attualità. A preoccupare, in particolare, è la crescente precarizzazione lavorativa di intere fasce della popolazione che, per periodi sempre più lunghi, vengono costrette ai margini del sistema produttivo e professionale, con pesanti ricadute economiche, sociali, psicologiche ed esistenziali. Il giornalista infatti, costretto nel limbo di opportunità capestro, per lo più prive di prospettive a lungo termine, è a tutti gli effetti un cittadino di serie B, che non può costruire il proprio futuro, e nemmeno contribuire allo sviluppo del Paese, e ciò in netto contrasto con quanto stabilito dalla Costituzione:

 

Art. 3, comma 2: è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Nello specifico del lavoro giornalistico, in qualsiasi forma e mezzo sia declinato

 

(stampa, radio, TV, web, uffici stampa, etc.) la situazione appare anche più grave. Un giornalista precarizzato, poco pagato, con scarse certezze e prospettive e talvolta, per carenza di risorse economiche, anche poco  professionalizzato, è un lavoratore facilmente ricattabile e condizionabile, chedifficilmente può mantenere vivo quel diritto insopprimibile d’informazione e di critica posto alla base dell’ordinamento professionale.

 

Un giornalista precario e sottopagato – soprattutto se tale condizione si protrae nel tempo – viene di fatto sospinto a lavorare puntando alla quantità piuttosto che alla qualità del prodotto informativo, e con poca indipendenza, sotto l’ombra di un costante ricatto che dal piano economico e professionale passa presto a quello dei più elementari diritti, a partire da quelli costituzionalmente riconosciuti.

 

La condizionabilità e ricattabilità dei giornalisti sono inoltre strettamente correlate alla possibilità di trasmettere una buona e corretta informazione, andando a inficiare uno dei capisaldi del sistema democratico (Cfr. Corte Cost. n. 84 del 1969, Corte Cost. n. 172 del 1972, Corte Cost. n. 138 del 1985).

 

La professione giornalistica negli ultimi anni ha subito profondi mutamenti, e molti altri ne dovrà subire con il progredire della tecnologia e delle nuove aspettative delle aziende editoriali.

 

Quello che resta e resterà inalterato è però il ruolo del giornalista e gli obblighi che questi ha nei confronti dei lettori e della pubblica opinione. In un mercato del lavoro giornalistico come quello attuale, sempre più caratterizzato dalla precarietà, è quindi necessario un maggior riconoscimento e

 

rispetto della dignità e della qualità professionale di tutti i giornalisti, dipendenti o collaboratori esterni e freelance.

 

È necessario ribadire con forza che il primo diritto del giornalista è la tutela della sua autonomia, che in caso di precarietà lavorativa, fenomeno sempre più espansione, è troppo spesso lesa da inadeguate retribuzioni, da politiche aziendali più attente al risparmio economico che ad investimenti editoriali e qualità finale del prodotto giornalistico.

 

Ma anche da scelte di organizzazione del lavoro da parte di colleghi giornalisti collocati in posizioni gerarchicamente superiori.

 

Per queste ragioni l’Ordine dei Giornalisti e l’Fnsi, nel promulgare la presente carta deontologica sui rapporti di collaborazione e solidarietà tra giornalisti per una nuova dignità professionale, affermano che l’informazione deve ispirarsi al rispetto dei principi e dei valori sui quali si radica la Carta costituzionale ed in particolare:

 

– Art. 1, comma 1 : L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro.

 

– Art. 21, commi 1 e 2: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

 

– Art. 35, commi 1-3: La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.

 

– Art. 36: Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

 

– Art. 41: L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da arrecare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. Nell’enunciare una nuova disciplina dei comportamenti etici tra giornalisti si richiamano con forza anche:

 

– Art. 2, comma 3, della legge 63/1969, istitutiva dell’Ordine dei Giornalisti:

 

Giornalisti e editori sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse, e a promuovere lo spirito di collaborazione tra colleghi, la cooperazione fra giornalisti e editori, e la fiducia tra la stampa e i lettori;

 

– Artt. 4 e 5 della Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori (Strasburgo, 1989):

 

Art. 4: Ogni persona ha diritto alla libertà di scelta di esercizio di una professione, secondo le norme che disciplinano ciascuna professione.

 

Art. 5, commi 1 e 2: Ogni lavoro deve essere retribuito in modo equo. A tal fine è necessario che, in base alle modalità proprie di ciascun paese:

 

-sia assicurata ai lavoratori una retribuzione sufficiente equa, cioè una retribuzione sufficiente per consentire loro un decoroso tenore di vita;

 

– i lavoratori soggetti ad una regolamentazione del lavoro diversa dal contratto a tempo pieno e di durata indeterminata beneficino di un’equa retribuzione di riferimento.

 

Art. 32, comma 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (Nizza, 2000):

 

I giovani ammessi al lavoro devono beneficiare di condizioni di lavoro

 

appropriate alla loro età ed essere protetti contro lo sfruttamento economico o

 

contro ogni lavoro che possa minarne la sicurezza, la salute, lo sviluppo fisico,

 

mentale, morale o sociale o che possa mettere a rischio la loro istruzione;

 

– Sentenza 11/1968 della Corte Costituzionale, ove si afferma:

 

[…] Il fatto che il giornalista esplica la sua attività divenendo parte di un rapporto di lavoro subordinato non rivela la superfluità di un apparato che […] si giustificherebbe solo in presenza di una libera professione, tale il senso tradizionale. Quella circostanza, al contrario, mette in risalto l’opportunità che i giornalisti vengano associati in un organismo che, nei confronti del contrapposto potere economico del datori di lavoro, possa contribuire a garantire il rispetto della loro personalità e, quindi, della loro libertà: compito, questo, che supera di gran lunga la tutela sindacale del diritti della categoria e che perciò può essere assolto solo da un Ordine a struttura democratica che con i suoi poteri di ente pubblico vigili, nei confronti di tutti e nell’interesse della collettività, sulla rigorosa osservanza di quella dignità professionale che si traduce, anzitutto e soprattutto, nel non abdicare mai alla libertà di informazione e di critica e nel non cedere a sollecitazioni che possano comprometterla.

 

Art. 1– Politiche attive contro la precarietà

 

L’Ordine dei Giornalisti e la Fnsi, alla luce di quanto esposto in premessa, nell’ambito delle loro competenze, vigileranno affinché:

 

• sia garantita a tutti i giornalisti, siano essi lavoratori dipendenti o autonomi, un’equa retribuzione che permetta al giornalista e ai suoi familiari un’esistenza libera e dignitosa, secondo quanto previsto dal dettato costituzionale; 

 

• venga posto un freno allo sfruttamento e alla precarietà, favorendo quelle condizioni tese ad assicurare un futuro professionale e personale ai tanti giornalisti oggi privi di tutele e garantire nel contempo un futuro alla buona e corretta informazione nel nostro Paese;

 

• vengano favoriti percorsi di regolarizzazione contrattuale e avviamento verso contratti a tempo indeterminato ed equi, e realizzate le condizioni per promuovere evoluzioni di carriera e progressioni professionali;

 

• vengano correttamente applicate le norme contrattuali sui trattamenti economici;

 

• siano valorizzate, in caso di nuove assunzioni, le professionalità già operanti in azienda e quelle dei colleghi già iscritti nelle liste di disoccupazione;

 

• vengano rispettati i limiti di legge e di contratto previsti per l’impiego di stagisti o tirocinanti;

 

• sia favorito il percorso di adesione alle casse previdenziali e di assistenza sanitaria e previdenza complementare della categoria, in modo da garantire le necessarie tutele sociali ed economiche anche a chi non è inquadrato come lavoratore dipendente.

 

Il direttore responsabile deve promuove il rispetto di questi principi.

 

Art. 2 – Collaborazione tra giornalisti

 

Le forme di collaborazione e solidarietà tra giornalisti devono riguardare tutte le tipologie di lavoro giornalistico (stampa, radio, TV, web, uffici stampa, etc.). Il direttore responsabile che rifiuti immotivatamente di riconoscere la compiuta pratica, è soggetto a procedimento disciplinare ai sensi dell’art. 48 della Legge 69/1963 e dell’art. 43 del D.P.R. 115/1965.

 

La richiesta di una prestazione giornalistica cui corrisponda un compenso incongruo in contrasto con l’articolo 36 della Costituzione, lede non solo la dignità professionale ma pregiudica anche la qualità l’indipendenza dell’informazione, essenza del ruolo sociale del giornalista.

 

Ai fini della determinazione dell’adeguatezza dei compensi relativi a prestazioni di natura giornalistica, i consigli regionali dell’Ordine dei Giornalisti adottano e rendono pubblici criteri e parametri di riferimento.

 

Gli iscritti all’Ordine sono tenuti a non accettare corrispettivi inadeguati o indecorosi per il lavoro giornalistico prestato.

 

In conformità all’articolo 2 della legge 69/1963, Ordine dei giornalisti e Fnsi ribadiscono che tutti i giornalisti, senza distinzione di ruolo o incarico o posizione gerarchica attribuita, hanno pari dignità e sono tenuti alla solidarietà e al rispetto reciproco.

 

Tutti i giornalisti sono tenuti a segnalare ai Consigli regionali situazioni di esercizio abusivo della professione e di mancato rispetto della dignità professionale.

 

Tutti gli iscritti all’ordine devo vigilare affinché non si verifichino situazioni di incompatibilità ai sensi della legge 150/2000. Il giornalista degli Uffici stampa istituzionali non può assumere collaborazioni, incarichi o responsabilità che possano comunque inficiare la sua funzione di imparziale ed attendibile operatore dell’informazione.

 

Gli iscritti all’Ordine che rivestano a qualunque titolo ruoli di coordinamento del lavoro giornalistico sono tenuti a:

 

a) non impiegare quei colleghi le cui condizioni lavorative prevedano compensi inadeguati;

 

b) garantire il diritto a giorno di riposo, ferie, orari di lavoro compatibili con i contratti di riferimento della categoria;

 

c) vigilare affinché a seguito del cambio delle gerarchie redazionali non ci siano ripercussioni dal punto di vista economico, morale e della dignità professionale per tutti i colleghi;

 

d) impegnarsi affinché il lavoro commissionato sia retribuito anche se non pubblicato o trasmesso;

 

e) vigilare sul rispetto del diritto di firma e del diritto d’autore.

 

f) vigilare affinché i giornalisti titolari di un trattamento pensionistico Inpgi a qualunque titolo maturato non vengano nuovamente impiegati dal medesimo datore di lavoro con forme di lavoro autonomo ed inseriti nel ciclo produttivo nelle medesime condizioni e/o per l’espletamento delle medesime prestazioni che svolgevano in virtù del precedente rapporto;

 

g) vigilare che non si verifichino situazioni di incompatibilità ai sensi della legge 150/2000.

 

Art. 3 – Osservatorio sulla dignità professionale

 

Al fine di garantire la corretta applicazione dei principi stabiliti in questa Carta, l’Ordine dei Giornalisti e la Fnsi promuovono la costituzione di un “Osservatorio permanente sulle condizioni professionali dei giornalisti” legato alle presenti e future dinamiche dell’informazione, anche in rapporto alle innovazioni tecnologiche. L’Osservatorio ha il compito di vigilare sull’effettiva applicazione della presente carta, di avanzare proposte di aggiornamento nonché di segnalare quelle

 

condizioni di sfruttamento della professione che ledano la dignità e la credibilità dei giornalisti anche nei confronti dell’opinione pubblica.

 

Art. 4 – Sanzioni

 

La violazione di queste regole, applicative dell’art. 2 della Legge 69/1963, comporta l’avvio di un procedimento disciplinare ai sensi del Titolo III citata legge.

 

(fonte: http://www.odg.it)

 

Giornalismo e “nuova schiavitù”

 

Precari e sfruttati di tutta Italia a Firenze il 7 e l’8 ottobre per ridare dignità alla professione e stilare una carta deontologica.   Ordine e Sindacato preparano una Carta.

di Daniela Giammusso (Ansa)

 

Ci sarà anche Carlo Malinconico, il Presidente della Federazione Italiana Editori Giornali, alla manifestazione Giornalisti e giornalismi, indetta a Firenze per il 7 e l’8 ottobre dall’Ordine dei giornalisti per ridare “una nuova dignità alla professione, contro lo sfruttamento e per un’informazione di qualità”. Ad annunciarlo, il Presidente dell’Ordine Enzo Iacopino che presentando il programma dell’iniziativa ha più volte ringraziato Malinconico della sua adesione. “Non deve esser stato facile – spiega – Immagino abbia avuto pressioni per sottrarsi all’invito, ma ha reagito con una determinazione che gli fa onore, interrompendo un silenzio che per troppo tempo la Fieg ha tenuto su questa situazione”.

 

Al centro delle due giornate, realizzate in collaborazione con la Federazione Nazionale della Stampa, Associazione Stampa Toscana e Ordine regionale dei Giornalisti della Toscana, ci sarà la situazione di migliaia di giovani giornalisti, per i quali, dice Iacopino, “parlare di nuova schiavitù non credo sia un’esagerazione”.

 

“Siamo in notevole ritardo, ma bisogna porvi un freno – rilancia Iacopino -. A Firenze partiamo con un obiettivo dichiarato: mettere a punto una carta deontologica che consenta di spezzare questa poco nobile sinergia tra alcuni editori disinvolti e la catena di comando di giornali e agenzie, perché è impossibile che i direttori non sappiano che un pezzo è pagato 2-3 euro”.

 

Una volta stilati i contenuti, “speriamo che la Carta di Firenze ci dia anche gli strumenti giuridici” e che il Sindacato la assuma come punto di riferimento alla discussione del contratto di lavoro. Si parte dunque venerdì al Teatro Odeon con la sezione a microfono aperto ‘Mi presti due euro? No, ti scrivo un articolo e l’elaborazione dei contenuti della Carta. Sabato, la tavola rotonda ‘Cinquanta centesimi a pezzo? È dignità? Il disegno di legge sull’equo compensò, alla quale parteciperà Malinconico, con il Segretario dell’Ordine dei giornalisti Giancarlo Ghirra, il relatore sulla proposta per l’equo compenso e la Fnsi, con il Segretario Franco Siddi o il Presidente Roberto Natale.

 

“La risposta dei colleghi è entusiasmante”, racconta il coordinatore del gruppo di lavoro Fabrizio Morviducci. “Dal 5 settembre la pagina Facebook Giornalisti & giornalismi ha avuto più di 2mila utenti attivi e i post 91mila visualizzazioni. Arriveranno pullman dal Lazio, Veneto, Lombardia, Piemonte e per chi non potrà esserci trasmetteremo tutto in streaming”.

GIORNALISTI. Precariato.
ORDINE E SINDACATO
PREPARANO “CARTA”.

  Stabilire «norme ferree» da rispettare per gli editori, per arginare il «dilagante precariato dell’informazione»: è quanto si prefigge la Carta di Firenze, lo strumento deontologico a cui si lavorerà a Firenze il 7 e l’8 ottobre in occasione della manifestazione «Giornalismi e giornalisti per la dignità della professione», al teatro Odeon. Lo hanno annunciato ieri sera alla Festa Democratica Enzo Iacopino, presidente nazionale Ordine dei Giornalisti, Fabrizio Morviducci, coordinatore Osservatorio sul Precariato Ordine dei Giornalisti, Stefano Fabbri, vicepresidente Associazione Stampa Toscana nel dibattito coordinato da Giulio Caselli della segreteria Pd Firenze. «Esistono pochi editori puri in Italia, ormai il conflitto d’interessi è dappertutto – ha detto Iacopino – Sono desolanti i dati emersi dalle ricerche su i compensi dei giornali italiani: gli editori pensano solo al guadagno, perchè devono pagare un pezzo 100 euro se lo possono pagare 3?». «Gli editori difficilmente parlano di precari, preferiscono dividere giornalisti in contrattualizzati e ‘autonomi, senza affrontare mai il problema – ha aggiunto Fabbri – La parte più alta della gerarchia giornalistica è stata ormai in un certo senso risucchiata dagli editori: servono strumenti che consentano di rifiutarsi di fare pagamenti ridicoli». «È necessario fare rete per farsi sentire e lottare – è l’opinione di Morviducci – e la manifestazione di ottobre, serve anche a questo. Condividere esperienze, e provare a trovare gli strumenti per risolvere una situazione che diventa sempre più difficile di giorno in giorno. La carta di Firenze servirà proprio a questo». Al dibattito è intervenuta anche una rappresentanza del Coordinamento giornalisti precari Firenze: «Quale e quanta la capacità di pressione dell’Ordine per quanto riguarda l’equo compenso, che la legge Bersani del 2006 ha cancellato e a che punto è l’iter in corso in Parlamento per regolamentare il tariffario?», ha chiesto Giulio Gori, collaboratore precario, «E perchè – ha aggiunto – non è possibile inserire dei precari nei comitati di redazione dei giornali, non creando mai, in questo modo, un rapporto di solidarietà tra i giornalisti». «L’esistenza di un tariffario è fondamentale, le regole dei cdr sono da riformare», ha risposto Fabbri. «Su entrambe le questioni discuteremo per inserirle nella Carta di Firenze», ha concluso Iacopino. (ANSA). 

 

Comunicato stampa

Entusiasmo ed interesse hanno manifestato i numerosi giornalisti ed operatori dell’informazione, che hanno affollato il salone del Circolo Unione di Pagani, dove l’Assostampa Valle del Sarno ha organizzato un incontro giornalistico per una riflessione sul tema: “Codice Media Sport e decalogo del giornalista sportivo – l’informazione sportiva fra etica e deontologia”. La riflessione a più voci, coordinata da Paolo Saturno, ex capo ufficio stampa della Paganese, ha registrato il seguitissimo intervento di Gianfranco Coppola, vice presidente Unione Stampa Sportiva Italiana e capo redattore Rai Sport Campania, che si è soffermato sulla necessità di alzare il livello professionale del giornalista per la delicata funzione che egli svolge nel diffondere le informazioni. “Non è possibile, a volte dare notizie distorte se non addirittura false –ha tuonato-, senza poi contare le tante urlate trasmissioni televisive di approfondimento che di informazione se ne trova ben poco. L’informazione ha bisogno di avere giornalisti con la schiena dritta, per servire compiutamente i cittadini”.

Molto interessante anche il racconto della ricca esperienza di Gigi Pavarase, dirigente sportivo della Juve Stabia ed ex del Napoli, Torino ed Avellino, il quale ha tracciato il profilo del corretto rapporto fra la dirigenza sportiva e gli operatori dell’informazione. “Su alcuni nuovi media, diretti da giovani che si affacciano alla professione – ha detto-, si sparano notizie ad effetto che hanno poco a che vedere con il giornalismo e molto con il sensazionale. Imparassero dai maestri come Palumbo, Ciotti e tanti altri”. Significativo anche il contributo dato alla riflessione da Luigi De Prisco, ex arbitro che ha sottolineato la necessità di conservare il carattere umano all’arbitraggio: “Sono contrario alla moviola,-ha affermato- ed a favore di un arbitro che con i suoi possibili errori rappresenti un calcio più umano. I giornalisti da parte loro devono sottolineare la rapidità dell’azione e criticare l’arbitro, nella giusta misura”.

Infine la discussione si è arricchita del contributo di Salvatore Amatrudo, presidente del settore scolastico del Comitato Regionale Campano della FGCI che ha ricordato l’importanza del ruolo dell’attività agonistico-sportivo nell’età scolastica, come strumento di formazione. “La Campania è la prima regione in assoluto con i suoi 6.000 giovani che praticano il calcio. Gradiremmo-ha affermato- che i media dessero più spazio a questi giovani, perché rappresentano un fenomeno sociale considerevole”.

A fare gli onori di casa all’incontro è stato il presidente dell’Assostampavallesarno Salvatore Campitiello, che ha ricordato il lavoro e l’impegno dell’associazione, nata da poco, ma con grandi progetti per contribuire ad una sempre più alta professionalità dei giornalisti. “Una categoria che si rispetti non ha preoccupazione di mettersi in discussione, cercando di migliorarsi attraverso la formazione e l’aggiornamento nell’interesse di un’infornazione di qualità e, noi con umiltà e senza reticenze cerchiamo di metterlo in pratica”.

Dopo le relazioni si è sviluppato un vivace e ricco dibattito, con interventi di Aurora Torre (direttore di Telenuova), Bernardo Califano (redattore di radio Base) e Nello Odierna (voce e volto noto di trasmissioni sportive campane) che hanno sottolineato l’attenzione e l’interesse dei numerosi giornalisti presenti in sala.

L’incontro si è concluso con un omaggio ai relatori da parte del presidente dalla Fondazione “Pagani città di Santi, mercanti ed artisti”, Raffaele De Virgilio, che ha donato una “tammorra” in ceramica con sopra l’effige della Madonna delle galline.

IL PRESIDENTE

(Salvatore Campitiello)