Solidarietà al mensile Angri ’80: dov’è la diffamazione?

giornali-350Desta meraviglia la sentenza di primo grado, emessa dal giudice di Pace dottoressa Gamberini, che condanna il mensile “ANGRI ’80” e per esso sia il direttore responsabile Antonio Lombardi che Luigi D’Antuono, estensore di un articolo che avrebbe offeso l’avvocato Antonio Pentangelo, legale del Comune di Angri.
La sentenza è oltremodo stupefacente in quanto i giornalisti in questione – come si può facilmente evincere dalla lettura dell’articolo – hanno solo esercitato il sacrosanto diritto di critica e di cronaca, nell’interesse pubblico e su fatti di rilevanza amministrativa che interessano il Comune di Angri.
Per quanto esposto, poiché non ci pare che ci sia stata diffamazione nei confronti dell’avvocato Pentangelo, non può essere condivisa la sentenza, anche se il Giudice di Pace ha accolto parzialmente la richiesta di risarcimento danni.
Ci sentiamo di appoggiare il ricorso in Appello che i colleghi di Angri vorranno presentare, nell’auspicio che il Tribunale di Nocera Inferiore – dopo un’accurata verifica del caso – ribalti la sentenza di primo grado, facendo rispettare in maniera inequivocabile la libertà di informazione sancita dall’articolo 21 della Costituzione e dall’art. 10 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea.

Salvatore Campitiello
Presidente Assostampa Campania Valle del Sarno
Consigliere Nazionale Ordine dei Giornalisti

Mimmo Falco
Presidente Movimento Unitario Giornalisti

Diffamazione a mezzo internet e Carta di Treviso, seconda giornata di formazione per giornalisti


Diffamazione a mezzo internet e Carta di Treviso. Sono stati questi i temi trattati nel corso della giornata di formazione professionale per giornalisti che si è svolta a Palazzo Calvanese di Castel San Giorgio, sede dell’Assostampa Campania Valle del Sarno.
Nel corso della mattinata di studio, il professore Mario Ianulardo – docente universitario, insegnante presso la Scuola di Polizia Giudiziaria a Milano, già in forza alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, autore di diverse pubblicazioni apprezzate in campo internazionale sul tema dei reati informatici – ha relazionato a un’attenta platea di circa 150 colleghi sui reati informatici.
La mattinata di formazione, come per lo scorso 7 giugno, è stata organizzata dall’Assostampa Campania Valle del Sarno, presieduta da Salvatore Campitiello, di concerto con l’Ordine nazionale e regionale dei Giornalisti.
Nella seconda parte della mattinata, dopo i saluti del sindaco Longanella, Salvatore Campitiello, consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, ha relazionato sulla Carta di Treviso e sull’importanza di tutelare i minori quando si fa informazione. Con la proiezione di un filmato, Campitiello ha sommariamente percorso le tappe di una delle vicende, quelle di Serena Cruz, emblematiche per quello che riguarda i diritti dei minori coinvolti nei fatti di cronaca.

Carcere per diffamazione a mezzo stampa, le ultime news

GIORNALISTI. L’OSCE ALL’ITALIA: NO AL CARCERE PER LA DIFFAMAZIONE, IL PARLAMENTO DEPENALIZZI IL REATO. LETTERA DEL RAPPRESENTANTE PER LA LIBERTA’ DEI MEDIA AL MINISTRO DEGLI ESTERI EMMA BONINO DOPO IL CASO PANORAMA
Roma, 29 maggio 2013. L’ Italia riformi la legge e depenalizzi il reato di diffamazione. E’ l’invito rivolto dalla rappresentante per la libertà dei media dell’Osce, Dunja Mijatovic, in una lettera al ministro degli esteri Emma Bonino in cui esprime “preoccupazione” per le pene detentive inflitte per diffamazione ai tre giornalisti di Panorama Marcenaro, Mulé e Arena. In una moderna democrazia nessuno dovrebbe essere imprigionato per quello che scrive”, scrive Mijatovic. Nella lettera al ministro Bonino Mijatovic ricorda il caso Sallusti e sottolinea il fatto che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito ripetutamente che “la reclusione per il reato di diffamazione è sproporzionata e dannosa per una società democratica”. “I tribunali civili sono del tutto in grado di rendere giustizia alle rimostranze di coloro i quali si ritengano danneggiati nella propria reputazione”, scrive ancora la rappresentante per la libertà dei media nella lettera pubblicata sul sito dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. ”La reclusione per diffamazione ha un grave effetto raggelante che mina l’efficacia dei mezzi di comunicazione”, dichiara ancora Mijatovic. “Continuerò a lavorare a stretto contatto con le autorità italiane per promuovere la depenalizzazione della diffamazione. Dovrebbe essere fatto presto per evitare ulteriori accuse di diffamazione e per stimolare l’attività giornalistica investigativa”, sottolinea infine la rappresentante per la libertà dei media dell’Osce, che ha esortato tutti gli altri Stati membri dell’organizzazione che hanno leggi penali sulla diffamazione ad abrogarle. (ANSA)
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Diffamazione a mezzo stampa. Intervento della Giunta Fnsi: “No al carcere e basta con le querele temerarie”
Roma, 20 maggio 2013. A giudizio della giunta esecutiva della Federazione della Stampa, riunita oggi a Roma, l’invito forte dell’Osce è l’ennesima brutta figura per un Paese come l’Italia, che pure è fondatore dell’Unione Europea e ha una delle costituzioni più belle del mondo, rispetto alla quale permangono, purtroppo, aree di legislazione assolutamente incoerenti come quella per i reati a mezzo stampa. La sottolineatura del rappresentante dell’organismo internazionale per la libertà dei media di quanto ha ripetutamente dichiarato la Corte dei diritti dell’uomo – e cioè che “la reclusione per il reato di diffamazione è sproporzionata e dannosa per una società democratica” tale da risultare “raggelante” fino a minare l’efficacia dei mezzi di comunicazione – è una solenne bocciatura per il nostro attuale ordinamento. Un ordinamento fatto di norme che possono provocare condanne alla reclusione, addirittura senza condizionale, come nel caso dei giornalisti di Panorama querelati da un magistrato. C’è del marcio nella legge italiana esistente che va eliminato al più presto, rinsaldando il valore delle regole dell’autonomia professionale e deontologica, riconoscendo l’efficacia della rettifica e introducendo il Giurì per la lealtà dell’informazione. Allo stesso modo vanno previste norme e sanzioni contro le querele temerarie promosso al solo scopo di intimidire e frenare il corso del giornalismo di indagine. La Giunta della Federazione della Stampa sollecita il Parlamento ad un’opera riformatrice urgente e coerente con il richiamo dell’Osce e con la giurisprudenza consolidata della corte di giustizia dei diritti dell’uomo”. (www.fnsi.it)
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Diffamazione e carcere: una vergogna per il Parlamento
24/05/2013

Il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, ha così commentato la sentenza dei giudici di Milano che condanna al carcere tre giornalisti di Panorama:
“Una vergogna, un’altra vergogna per l’Italia la sentenza di condanna al carcere di Giorgio Mulè, Andrea Marcenaro e Riccardo Arena. Non è una vergogna per la magistratura, che qualche spiegazione dovrebbe pur darla senza rifugiarsi sempre dietro il dovere dei cittadini di rispettare le sentenze.
La vergogna è per il Parlamento che si è dimostrato incapace di riformare una normativa che ci è costata e ci costerà sanzioni da parte dell’Europa ed è sempre produttore di molte parole, davanti ad ogni sentenza che prevede il carcere per i giornalisti.
Il Parlamento ha dimostrato, quando le forze politiche avevano interessi diretti, di essere capace di deliberare provvedimenti costosi per la comunità anche in una manciata di minuti, approvandoli nella stessa giornata sia alla Camera dei Deputati, sia al Senato della Repubblica.
Questa indignazione, dai più recitata davanti ad ogni singolo caso, è un insulto per quanti ogni giorno vengono condizionati da quella pistola alla nuca che è la legge sulla diffamazione che rappresenta il principale attentato alla libertà di informazione.
Non tutti hanno la forza e la maturità di Mulè, Marcenaro e Arena. Ci sono migliaia di giornalisti di varie età tenuti per anni sotto il ricatto delle conseguenze di una querela minacciata o presentata e della conseguente richiesta di risarcimento.
La politica passi dalle parole di solidarietà che evaporano subito dopo essere state pronunciate ad atti concreti. Modificare quella legge che, tutti a parole definiscono vergognosa, richiede davvero poco tempo. Farlo è un atto di rispetto nei confronti dei cittadini, non dei giornalisti che non reclamano impunità: quando sbagliano hanno il dovere di assumersi, in tanti modi, le loro responsabilità, a cominciare dalle previste sanzioni deontologiche”.

Condanna per Sallusti, commenti e reazioni

Decisione della Cassazione: 14 mesi di carcere
HANNO CONDANNATO IL COLLEGA SALLUSTI

Appello ai direttori: spazi bianchi in prima pagina
Editoriali di protesta contro norme aberranti

La sentenza che manda in carcere Sallusti è il risultato sconvolgente di una norma orrenda del nostro codice, incompatibile con le democrazie avanzate e liberali e con i canoni delle democrazie europee. La Giunta della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, riunita in seduta straordinaria, si appella ai colleghi, e particolarmente ai direttori perché, accanto ai loro editoriali, compaiano spazi bianchi in prima pagina come segni tangibili di protesta, dandone conto ai lettori, evidenziando la mostruosità di queste norme affinché siano cancellate al più presto.  La Giunta della Fnsi continua la sua battaglia per la cancellazione immediata di una norma illiberale che punisce con la galera le opinioni. Proprio per questa ragione è confermata per martedì mattina, dalle 10.30 alle 13.00, la manifestazione indetta a Roma,  nella sala Tobagi della Fnsi, in Corso Vittorio Emanuele, 349. Con la condanna al carcere di Sallusti, i cittadini sanno che, al di là del giudizio che ciascuno ha sui contenuti e sulle opinioni espresse, sono tutti meno liberi e che il giornalismo – pur non esente da difetti e perciò suscettibile di legittime critiche – è sottoposto a un’inaccettabile permanente condizionamento che incide sulla libertà di espressione e delle idee. La Fnsi non lascia solo, come sempre, chi è colpito per le sue idee e nella sua libertà, fino a privarlo del lavoro. I tempi di procedura per l’arresto di Sallusti dopo la sentenza della Cassazione consentono al Parlamento, se davvero è coerente con le espressioni di sconcerto di tanti autorevoli personaggi politici, di cambiare la legge che ha provocato questo orrendo verdetto. Bastano venti minuti, in ciascuna delle Camere, per cancellare dal codice penale norme liberticide”.
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Odg, Sallusti: un’intimidazione a mezzo sentenza

Un’intimidazione a mezzo sentenza, un’intimidazione a tutti i giornalisti”, è il commento di Enzo Iacopino, presidente del Consiglio nazionale dell’Odg, alla decisione della Corte di Cassazione di confermare la condanna a 14 mesi di carcere ad Alessandro Sallusti. 
“Le norme sosterranno pure la decisione, ma la conseguenza è devastante per la libertà di stampa. Ogni organo di informazione vivrà questa decisione come una intimidazione. E il costo maggiore lo pagheranno i cittadini che avranno una informazione ancora meno libera. Mai avremmo immaginato di vedere che in Italia, Paese che continua a vantarsi di essere la culla del diritto, si va in galera per una opinione che l’interessato nega perfino di aver espresso. E resta quella domanda: come è possibile che per lo stesso reato si passi da 5.000 euro di multa a 14 mesi carcere in due gradi di giudizio?
La Corte costituzionale ha scritto che la libertà di informazione è “la pietra angolare” del nostro sistema democratico. Da oggi si sentono preoccupanti scricchiolii”.

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Sallusti rischia il carcere per un reato d’opinione. Questa è democrazia?

Chi lo avrebbe mai detto.
Nel Paese dei corrotti e dei corruttori, nel Paese della trattativa Stato-mafia, nel Paese delle tangenti e degli impuniti a rischiare il carcere è un giornalista.
Si badi bene per un reato d’opinione: la diffamazione.
E’ giusto che chi sbaglia deve pagare (magari subendo una pena pecuniaria) ma il carcere deve essere destinato ai delinquenti, a quelli che rubano soldi pubblici sapendo di rubare, agli stupratori, ai mangiapane a tradimento, ai terrosristi.
Questa storia è pericolosa per la tenuta della libertà di stampa e avvicina l’Italia agli Stati antidemocratici. Può essere un pericoloso precedente nelle mani di chi non aspetta altro.
La legge che regola le pene in caso di diffamazione va rivista, cambiata, modificata.
Gli operatori dell’informazione facciano quadrato, il sindacato scenda in campo, l’Ordine faccia sentire la sua voce.
Sallusti se ha sbagliato è giusto che paghi, ma il carcere per 14 mesi no. Proprio no.
(Pippo Della Corte, http://www.ildibattito.info)