Equo compenso, Tar annulla la delibera. Vittoria dell’Ordine nazionale dei giornalisti

(da http://www.odg.it)

Enzo Iacopino

Enzo Iacopino

Il Tribunale amministrativo del Lazio ha accolto parzialmente il ricorso sull’equo compenso presentato dall’Ordine nazionale dei giornalisti che ha portato davanti ai giudici del Tar Governo, Fieg, Fnsi e Inpgi.
Il Tar laziale ha stabilito che la Commissione governativa istituita per la valutazione dell’equo compenso giornalistico dovrà riesaminare e riapprovare la delibera con cui ha inteso promuovere l’equità retributiva dei giornalisti iscritti all’albo, titolari di un rapporto di lavoro non subordinato in quotidiani, periodici, agenzie di stampa ed emittenti televisive.
La vicenda trae origine dalla legge con cui il 31 dicembre 2012, nell’introdurre nel nostro ordinamento l’equo compenso giornalistico, venne istituita una Commissione prevedendo la decadenza del contributo pubblico per quei quotidiani, periodici, agenzie di stampa e tv, che non avessero garantito il rispetto dell’equo compenso.
Per i giudici del Tar “la delibera introduce parametri di ‘equo compenso’ non proporzionati alla quantità e alla qualità del lavoro svolto e del tutto insufficienti a garantire un’esistenza libera e dignitosa al giornalista autonomo, in quanto le tabelle riconoscono e legittimano un sistema di lavoro ‘a pezzo’ o ‘a chiamata’ che vede aumentare la forza contrattuale degli editori, essendosi in realtà la Commissione limitata a fissare una sorta di ‘minimo garantito’, che peraltro non corrisponde all’equo compenso”, si legge nella sentenza.
I giudici amministrativi hanno tuttavia anche ritenuto che l’equo compenso “neppure può corrispondere alle tariffe del ricorrente Ordine, che eliminerebbero ogni margine di contrattazione atto a valorizzare il rapporto di proporzionalità tra quantità e qualità del lavoro specificatamente svolto, in contrasto con le indicate finalità della legge”.
Il Tar si è astenuto dall’esame delle censure riguardanti le tabelle allegate alla delibera e i relativi scaglioni previsti, in quanto l’accoglimento parziale del ricorso “comporta comunque l’annullamento dell’intera delibera impugnata, con il conseguente obbligo per la Commissione di procedere ad una sua tempestiva riapprovazione” in senso conforme alla sentenza.
https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=DTBIAPGD4KSSIO6IPSWQMMAXLM&q=EQUO or COMPENSO
“Il 19 giugno è stato un giorno di vergogna per il sindacato, il 7 aprile riapre la speranza in quanti vengono trattati da anni come schiavi”, ha commentato Enzo Iacopino, presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti dopo avere appreso dell’annullamento dell’intera delibera da parte dei giudici del Tar.

“No allo sfruttamento”, a Scala convegno sull’equo compenso

Di Munzio, Califano, Giulietti, Campitiello e Della Corte

Essere giornalisti oggi, e mettere i giovani in condizione di poter sognare di diventarlo in futuro.
È questo uno dei motivi che ha spinto l’Associazione Giornalisti Campania Valle del Sarno e l’Associazione Giornalisti Cava/Costa d’Amalfi “Lucio Barone” a unire le forze per organizzare un momento di riflessione sull’equo compenso.
Beppe Giulietti – tra i promotori della legge, giornalista, parlamentare e uno dei fondatori dell’associazione “Articolo21” – ha discusso a lungo sul tema con i giornalisti presenti.
L’incontro – moderato dai giornalisti Piero Califano e Imma Della Corte – si è tenuto nella giornata di ieri presso l’Auditorium Ferrigno di Scala, sede della Fondazione Meridies. La serata è stata anche l’occasione per fare il punto della situazione, per discutere della legge, della sua approvazione e del lavoro che, congiuntamente, stanno svolgendo Ordine e Fnsi affinché diventi operativa.
L’intervento di Giulietti è stato incentrato sull’iter della legge sull’equo compenso, sugli obiettivi che si pone di raggiungere e sulla situazione di precariato che oramai da tempo affligge la categoria.
Al termine dell’appassionato e appassionante intervento di Giulietti, la parola è passata a: Salvatore Campitiello e Walter Di Munzio – rispettivamente presidenti dell’Assostampa Valle del Sarno e dell’Associazione Giornalisti Cava-Costa d’Amalfi; al rettore dell’Università di Cassino, Ciro Attaianese, presidente della Fondazione Meridies che ha ospitato l’incontro; Carlo Verna, giornalista Rai e consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti; Claudio Ciotola, componente del comitato esecutivo dell’Ordine dei giornalisti; e Ivana Bottone, vicesindaco di Scala in rappresentanza dell’amministrazione comunale.
«Il giornalista ha diritti e doveri – ha ricordato Salvatore Campitiello, presidente dell’Assostampa Valle del Sarno e consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti, nel corso del suo intervento – Chi opera nel mondo dell’informazione deve garantire il rispetto della deontologia professionale, delle leggi collegate al mondo dell’informazione e della Costituzione. Il diritto dei giornalisti è quello di ottenere un equo compenso; ma si tratta di un diritto che purtroppo non sempre viene rispettato. C’è, dunque, un forte sbilanciamento tra diritti e doveri che va equilibrato. La Carta di Firenze e la legge sull’equo compenso sono gli strumenti utili per ottenere il riconoscimento dei diritti dei giornalisti. La legge è in vigore dalla metà dello scorso mese di gennaio e ha bisogno ancora di un po’ di tempo per l’applicazione: la commissione che dovrà determinare matematicamente l’equo compenso è in fase conclusiva. La riottosità, purtroppo, viene dagli editori. Ma dobbiamo dire – ha detto, in conclusione Campitiello – che ci sono anche delle note positive: fra queste la Carta di Firenze, che rappresenta le regole deontologiche che le redazioni devono rispettare; e il fatto che alcune regioni d’Italia abbiano deciso di favorire, nelle rispettive leggi per i contributi all’editoria, quelle testate che rispettano la legge sull’equo compenso». Per tutti i giornalisti che vogliono denunciare situazioni che violano i principi della legge e della Carta di Firenze, l’Ordine nazionale dei giornalisti ha istituito una casella di posta elettronica a cui è possibile inviare segnalazioni anche in forma anonima. La mail è: noallosfruttamento@odg.it .

L’equo compenso è legge: ecco tutti i dettagli della normativa

GRANDE VITTORIA! L’EQUO COMPENSO NEL SETTORE GIORNALISTICO E’ LEGGE!
in Gazzetta Ufficiale: è la legge 31/12/2012 n. 233
———————-

Una grande vittoria dell’Ordine, dell’F.N.S.I., della intera categoria.

Finalmente, dopo l’approvazione del Parlamento il 4/12/2012, la promulgazione del Presidente della Repubblica, Napolitano il 31/12.2012, il 3 gennaio 2013, la Legge sull’Equo Compenso ai Giornalisti è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale che entrerà in vigore il 18 gennaio 2013.

Un passo avanti verso la Giustizia per i tanti giornalisti precari che vivono solo di collaborazioni.
In coda il testo della nuova legge e una sintesi Ansa.
————————
ECCO COSA PREVEDE LEGGE EQUO COMPENSO: COMMISSIONE STABILIRA’ TARIFFE, NIENTE CONTRIBUTI PUBBLICI AI TRASGRESSORI

Roma, 4 dicembre 2012. La legge sull’equo compenso, approvata in via definitiva dalla commissione Cultura della Camera in seconda lettura, contiene norme per la remunerazione dei giornalisti free lance.

L’articolo 1 spiega che per compenso equo si intende la corresponsione di una remunerazione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, tenendo conto della natura, del contenuto e delle caratteristiche della prestazione, nonché della coerenza con i trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria.

L’articolo 2 prescrive, invece, l’istituzione, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, della Commissione per la valutazione dell’equo compenso. La Commissione – che dura in carica 3 anni – è istituita presso il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, che provvede al suo funzionamento con le risorse di cui dispone. La commissione è composta di 7 membri ed è presieduta dal Sottosegretario all’editoria. La Commissione definisce il compenso equo entro due mesi dal suo insediamento, valutate le prassi retributive. Nello stesso termine, la Commissione deve redigere un elenco, costantemente aggiornato, dei quotidiani, dei periodici, anche telematici, delle agenzie di stampa e delle emittenti radiotelevisive che garantiscono il rispetto di un equo compenso, dandone adeguata pubblicità.

Ai sensi dell’articolo 3, a decorrere dal 1 gennaio 2013, la mancata iscrizione in tale elenco per un periodo superiore a sei mesi comporta la “decadenza dall’accesso” ai contributi in favore dell’editoria. Lo stesso articolo 3, inoltre, prevede che il patto contenente condizioni contrattuali in violazione dell’equo compenso è nullo.

L’articolo 4 dispone la presentazione alle Camere di una relazione annuale sull’attuazione della legge. (ANSA).

——————————————————————–

La legge sull’equo compenso giornalistico ha fatto un altro passo avanti. E’ stata pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, passaggio formale, ma fondamentale per diventare una norma applicabile. Da venerdì 18 gennaio la legge sarà operativa. Entro 30 giorni dall’entrata in vigore dovrà essere istituita la Commissione – che resterà in carica tre anni – chiamata a definire l’equo compenso giornalistico ed entro due mesi dal suo insediamento dovrà concretamente deliberarlo.

Legge 31 dicembre 2012, n. 233

Equo compenso nel settore giornalistico. (13G00005) (GU n.2 del 3-1-2013)
note: Entrata in vigore del provvedimento: 18/01/2013

La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga

la seguente legge:

Art. 1

Finalità, definizioni e ambito applicativo

1. In attuazione dell’articolo 36, primo comma, della Costituzione, la presente legge è finalizzata a promuovere  l’equità  retributiva dei giornalisti iscritti all’albo di cui all’articolo 27 della  legge
3 febbraio 1963, n. 69, e successive modificazioni,  titolari  di  un rapporto di lavoro non subordinato in quotidiani e  periodici,  anche telematici, nelle agenzie di stampa e nelle emittenti
radiotelevisive.
2. Ai fini della presente legge, per equo compenso  si  intende  la corresponsione di una remunerazione proporzionata  alla  quantità  e alla qualità del lavoro svolto,  tenendo  conto  della  natura,  del contenuto e delle caratteristiche  della  prestazione  nonché  della coerenza con i trattamenti previsti dalla  contrattazione  collettiva nazionale di categoria in  favore  dei  giornalisti  titolari  di  un rapporto di lavoro subordinato.

AVVERTENZA:
Il testo delle note qui  pubblicato  è  stato  redatto dall’amministrazione  competente  per  materia,  ai   sensi dell’art.10, comma 3, del testo  unico  delle  disposizioni sulla  promulgazione  delle  leggi,   sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali   della   Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n.1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di  legge  alle quali è operato il rinvio. Restano invariati il  valore  e
l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.

Note all’art. 1:
– Il testo dell’articolo 36 della Costituzione,  è il seguente:
«Art.  36.  –  Il  lavoratore   ha   diritto   ad   una retribuzione proporzionata alla quantità  e  qualità  del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
La  durata  massima  della   giornata   lavorativa   è stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto  al  riposo  settimanale  e  a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.».
Il testo dell’articolo 27 della legge 3 febbraio  1963, n. 69 (Ordinamento della professione di giornalista), è il seguente:
«Art. 27.  – Albo: contenuto.
L’albo deve contenere il cognome, il nome, la  data  di nascita,  la  residenza  o  il  domicilio  professionale  e  l’indirizzo degli iscritti, nonché la data di iscrizione e  il titolo in base al quale è avvenuta. L’albo e  compilato secondo l’ordine di anzianità di  iscrizione  e  porta  un indice  alfabetico  che  ripete  il  numero   d’ordine   di iscrizione.
L’anzianità è determinata dalla  data  di  iscrizione nell’albo.
A  ciascun  iscritto   nell’albo è rilasciata   la tessera.».

Art. 2

Commissione  per  la  valutazione  dell’equo  compenso   nel   lavoro giornalistico

1. È  istituita,  presso  il  Dipartimento  per  l’informazione  e l’editoria  della  Presidenza  del   Consiglio   dei   ministri,   la Commissione  per  la  valutazione  dell’equo  compenso   nel   lavoro
giornalistico, di seguito denominata «Commissione».
2. La Commissione è istituita entro trenta giorni  dalla  data  di entrata  in  vigore  della  presente  legge  ed  è  presieduta   dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio  dei  ministri
con delega per l’informazione, la comunicazione e l’editoria. Essa è composta da:
a) un rappresentante del Ministero del lavoro e  delle  politiche sociali;
b) un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico;
c) un rappresentante  del  Consiglio  nazionale  dell’Ordine  dei giornalisti;
d)  un  rappresentante   delle   organizzazioni   sindacali   dei giornalisti   comparativamente   piu’   rappresentative   sul   piano nazionale;
e) un rappresentante delle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei committenti comparativamente  più  rappresentative  sul piano nazionale nel settore delle  imprese  di  cui  all’articolo  1, comma 1;
f) un rappresentante dell’Istituto nazionale  di  previdenza  dei giornalisti italiani (INPGI).
3. Entro due mesi dal suo insediamento, la Commissione, valutate le prassi retributive dei quotidiani e dei periodici, anche  telematici, delle agenzie di stampa e delle emittenti radiotelevisive:
a) definisce l’equo compenso dei  giornalisti  iscritti  all’albo non titolari di rapporto di lavoro subordinato con quotidiani  e  con periodici, anche telematici, con agenzie di stampa  e  con  emittenti radiotelevisive, avuto riguardo alla natura  e  alle  caratteristiche della prestazione nonché in  coerenza  con  i  trattamenti  previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria in favore  dei giornalisti titolari di un rapporto di lavoro subordinato;
b)  redige  un  elenco  dei  quotidiani,  dei  periodici,   anche telematici, delle agenzie di stampa e delle emittenti radiotelevisive che garantiscono il rispetto di un equo  compenso,  dandone  adeguata
pubblicità sui mezzi  di  comunicazione  e  sul  sito  internet  del Dipartimento per l’informazione e  l’editoria  della  Presidenza  del Consiglio  dei  ministri.  La  Commissione   provvede   al   costante
aggiornamento dell’elenco stesso.
4. La Commissione dura in carica tre anni. Alla  scadenza  di  tale termine, la Commissione cessa dalle proprie funzioni.
5. Il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del  Consiglio   dei   ministri   provvede   all’istituzione   e   al funzionamento della  Commissione  avvalendosi  delle  risorse  umane, strumentali  e  finanziarie  di  cui  dispone.  Ai  componenti  della Commissione non è corrisposto alcun compenso, emolumento, indennità o rimborso di spese.

Art. 3

Accesso ai contributi in favore dell’editoria

1.  A  decorrere  dal  1º  gennaio  2013  la   mancata   iscrizione nell’elenco di cui all’articolo 2 per un periodo superiore a sei mesi comporta   la   decadenza   dal   contributo   pubblico   in   favore
dell’editoria, nonché da eventuali  altri  benefici  pubblici,  fino alla successiva iscrizione.
2.  Il  patto  contenente  condizioni  contrattuali  in  violazione dell’equo compenso è nullo.

Art. 4

Relazione annuale

1. Il Presidente del Consiglio dei ministri trasmette ogni anno una relazione alle Camere sull’attuazione della presente legge.

Art. 5

Clausola di invarianza finanziaria

1. Dall’attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato,  sarà  inserita nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addì 31 dicembre 2012

NAPOLITANO

Equo compenso, approvata la legge all’unanimità

giornaliOk definitivo della Camera alla legge sull’equo compenso per i giornalisti. Il via libera è arrivato all’unanimità dalla commissione Cultura di Montecitorio convocata in sede legislativa. Lo annuncia su Twitter il deputato dell’Udc Enzo Carra.
La commissione cultura della Camera ha approvato all’unanimità, in sede legislativa, il provvedimento sull’equo compenso dei giornalisti. “Una pagina bella per il Parlamento”, commenta Silvano Moffa, primo firmatario del provvedimento in una conferenza stampa alla Camera con il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, il presidente della Fnsi, Roberto Natale, il segretario generale aggiunto della Fnsi, Giovanni Rossi e Maurizio Bekar, coordinatore della Commissione lavoro autonomo della Fnsi, oltre a numerosi parlamentari che hanno lavorato al provvedimento. Tra questi Enzo Carra (Udc), Fabio Granata (Fli), Andrea Sarubbi (Pd), Giorgio Lainati (Pdl). (fonte Ansa/Fnsi)

Equo compenso, legge approvata al Senato

Il Senato ha approvato ieri la legge su “L’equo compenso nel settore giornalistico” il cui testo (equo compenso_bozza non corretta TU 3233) verrà trasmesso in queste ore alla Camera dei Deputati per un secondo esame considerato che al testo già approvato da Montecitorio sono state apportate modifiche.
L’iniziativa legislativa, promossa dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti il 18 maggio 2008 nel corso della conferenza di stampa di presentazione della ricerca “Smascheriamo gli editori”, ha avuto un iter complesso, ma il risultato raggiunto rappresenta un successo per la professione ed un premio per quanti, a cominciare dalla Fnsi ed ai vari coordinamenti dei precari in Italia, vi hanno concorso.
L’auspicio è ora che la Camera dei Deputati proceda senza indugi all’approvazione del testo come licenziato dal Senato.

L’equo compenso smaschera i banditi dell’editoria

ROMA – Il nuovo intervento di un’alta autorità istituzionale, la terza carica dello Stato, il presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini (pochi giorni dopo le parole del Presidente della Repubblica e le azioni del Presidente del Senato), a sostegno del “minimo di giustizia sociale” per un equo compenso del lavoro giornalistico autonomo, a fronte di migliaia di casi di trattamento indecente e da fame (pochi euro a pezzo per articolo), indica la gravità di un fenomeno che va corretto con ogni mezzo al più presto.

C’è una proposta di legge in discussione al Senato che attende la definizione dell’iter legislativo, proprio dopo il sì della Camera. Messe a punto per garantirne l’efficacia possono essere valutate, ma il tempo stringe e non è accettabile in alcun modo l’idea che non esista l’esigenza di garantire per tutti i lavoratori autonomi, giornalisti compresi, il giusto compenso e la corretta tutela giuridica estensiva per combattere precariato e forme improprie di contrattazione.
Nei giorni scorsi la Fnsi ha aperto una interlocuzione con il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, affinché siano rimossi gli ostacoli a un provvedimento di questo tipo, che è indispensabile per ovviare all’azione di molti editori senza scrupoli che sfruttano oltre ogni limite il lavoro dei giornalisti autonomi, alterando con ciò anche la concorrenza di mercato e danneggiando gli editori corretti.
Il presidente Fini ha posto giustamente il dito su questa piaga, richiamando la “coscienza” degli imprenditori per la giusta considerazione del lavoro sul quale organizzano la loro attività.
(Scritto da: Fnsi in Editoria, Fnsi, Notizie; fonte: http://www.giornalisticalabria.it)

Equo compenso, ulteriori aggiornamenti

24/07/2012

Il ministro Fornero ha detto no all’approvazione della legge sull’equo compenso. La vergogna si è consumata, commenta Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti. 
Iacopino nota che il ministro smentisce lo stesso governo del quale fa parte che aveva dato un parere favorevole in occasione della prima lettura e oltraggia la volontà della Camera, che aveva approvato la norma alla unanimità. Cadono nel vuoto l’appello del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e del presidente del Senato il quale, d’intesa con il senatore Pasquale Giuliano, che presiede la commissione Lavoro, saprà certamente tutelare le prerogative del Parlamento. Il parere del governo non è, infatti, vincolante. Una domanda: agli interessi di quale lobby risponde un atteggiamento come questo? Un secondo quesito: davvero i parlamentari decideranno di far spazzare via da un diktat una azione di moralizzazione nel delicato mondo dell’informazione?
(fonte Cnog)

 

————————————————————————————————–
Alla Commissione Lavoro del Senato sul testo Moffa, Carra e Giulietti
Fnsi: ingiusto il no di Elsa Fornero su l’equo compenso
Legge indispensabile contro il caporalato nell’editoria
Silvano Moffa: la posizione del ministro del Lavoro è paradossale
Intervenendo alla Commissione Lavoro del Senato, il Ministro Fornero ha espresso una riserva e una perplessità alla proposta di legge Moffa, Carra, Giulietti e altri sull’equo compenso per il lavoro giornalistico. Si comprende così il motivo del blocco che per settimane aveva tenuto fermo il provvedimento, malgrado fosse stato approvato all’unanimità dalla Camera. L’odierno parere negativo capovolge il precedente positivo notificato dallo stesso esecutivo alla Camera e rischia di affossare un provvedimento atteso da migliaia di precari e precarie dell’informazione.
Ma l’esigenza di un provvedimento legislativo sulla materia è urgente e indispensabile, come riconosciuto ancora pochi giorni fa dal Presidente della Repubblica e dal Presidente del Senato, che avevano sollecitato una positiva e rapida conclusione dell’iter legislativo in corso.
Il sindacato dei giornalisti non starà a guardare. Il provvedimento per l’equo compenso è una risposta di civiltà contro il vero e proprio “caporalato” che affligge larghe aree dell’informazione, e permette a troppi editori senza scrupoli di sfruttare oltre ogni limite il lavoro dei giornalisti praticando, inoltre,  una concorrenza sleale ai danni degli imprenditori corretti. Il governo non può dire di voler combattere la precarietà e l’illegalità nel lavoro e poi apparire e essere incoerente. Peraltro, nel Paese che assume a tempo indeterminato il Direttore Generale della Rai, è semplicemente inaccettabile che debbano continuare ad essere “flessibili” coloro che vengono pagati 3 euro a pezzo”. (fonte Fnsi)

 

 

Ultimatum al governo: sblocchi la legge sull’equo compenso o non voteremo i suoi provvedimenti

 

da http://www.odg.it

Un gruppo di parlamentari comunicherà formalmente al presidente del Consiglio, Mario Monti, che non voterà i provvedimenti proposti dal governo, a cominciare da quello sull’editoria che interessa molto la Fieg, fino a quando non sarà sbloccato l’iter in Senato della legge sull’equo compenso.
L’annuncio è stato fatto oggi, a palazzo Montecitorio, nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il primo firmatario della proposta, Silvano Moffa, il relatore della legge alla Camera, Enzo Carra, gli onorevoli Beppe Giulietti e Giampiero Cannella e il senatore Vincenzo Vita.
L’iniziativa di non votare i provvedimenti nasce da una proposta del presidente del Cnog, Enzo Iacopino.

Questa è la cronaca della conferenza stampa, alla quale erano presenti anche il segretario e il presidente della Fnsi, Franco Siddi e Roberto Natale.
MOFFA – Si tratta di un provvedimento importantissimo e ci siamo chiesti se questi ritardi siano fisiologici. La risposta è negativa. Al Senato ci sono interferenze inaccettabili. Alla Fieg possiamo ricordare che sono in corso d’esame alla Camera provvedimenti sull’editoria che le stanno molto a cuore. Ma non possiamo neanche accettare un atteggiamento dilatorio da parte del governo. Il Senato deve varare questo provvedimento in tempi rapidi, senza inventarsi quelle cose strane nelle quali si esibisce il legislatore per mascherare intenti dilatori.
VITA – Il presidente della commissione Lavoro del Senato, Pasquale Giuliano, mi ha confermato proprio stamane che l’iter riprenderà in tempi brevi. Io seguo questo provvedimento fin dall’inizio. Ero ai blocchi di partenza con Enzo Iacopino quando nella sede dell’Ordine nazionale dei giornalisti il provvedimento fu messo a punto. Il relatore del provvedimento, sen. Castro, ha chiesto di fare degli incontri informali per velocizzare l’iter. Suppongo si possa arrivare alla approvazione prima delle ferie estive.
CARRA – Ci si lamenta che il nostro è un Paese “vecchio” e poi si ostacolano le iniziative legislative che riguardano i giovani. C’è un decreto sull’editoria, il 6312, nato per arginare un uso disinvolto delle risorse. E’ finalizzato al risparmio e a dare sostegno a chi lo merita davvero con i contributi alle imprese editrici. Questo decreto va nella direzione del riordino delle spese dello Stato. Perché, allora, si ostacola la legge sull’equo compenso che va in quella direzione, privando del sostegno quelle aziende che non si comportano correttamente?
GIULIETTI – L’unanimità sull’equo compenso, registrata alla Camera, rende più grave quel che sta accadendo. Chi è contrario, lo dica apertamente. Lunedì si discute in aula il decreto sull’editoria., Presenteremo un ordine del giorno o una risoluzione per chiedere al governo di dire come la pensa. Ieri il sottosegretario D’Andrea ha confermato informalmente il parere favorevole, a nome del governo, mentre veniva ascoltato in commissione Cultura alla Camera su altro provvedimento. Noi dobbiamo mobilitare i parlamentari e impegnarci, se il governo creerà difficoltà, a votare il testo approvato dalla Camera.
CANNELLA – E’ stato detto molto. Vorrei solo sollecitare i media ad avere su questo problema l’attenzione che la vicenda merita.
SIDDI – E’ grave l’ipotesi che un blocco padronale come la Fieg possa bloccare l’iter legislativo. Temo che questo atteggiamento ci sia. Proprio poco fa la Fieg si è opposta a prevedere la possibilità che i free lance accedano al Fondo complementare, per coltivare la speranza di costruirsi una pensione. Occorre far capire alla Fieg che fino a quando si comporterà così non potrà contare sulla disponibilità al confronto da parte della Fnsi che si rifiuterà di sottoscrivere accordi per i quali la firma della Federazione della stampa è obbligatoria.
IACOPINO – Non riesco ad essere “elegante”, probabilmente perché assieme a Siddi e Natale siamo travolti dalle vergogne che subiscono i colleghi. Il provvedimento è bloccato perché il ministro Passera sta rinnovando difficoltà che aveva manifestato durante l’iter alla Camera …
CARRA – E che non aveva titolo a manifestare data la sede legislativa, come gli è stato spiegato.
IACOPINO – A queste si aggiunge un atteggiamento ostile del ministro Fornero e uno incomprensibile del sottosegretario Paolo Peluffo che dimentica che il governo aveva già dato alla Camera un parere favorevole alla proposta di legge e ora sta prendendo un tempo infinito per preparare un emendamento. Chiariamolo, se vogliono inserire nel Comitato un esponente della Fieg, sappiano che siamo d’accordo: non c’è bisogno dei confronti informali dei quali parlava Vita. Ma non perdiamo tempo.
CARRA – E’ stata la Fieg con l’allora presidente, Carlo Malinconico, a dire che non voleva far parte del comitato.
IACOPINO – Ma ora la Fieg è presieduta da un giornalista, Giulio Anselmi. Noi ne usciamo in un solo modo, rinunciando ad essere eleganti con chi non lo è: dite al governo che non voterete i suoi provvedimenti fino a quando non verrà approvata la legge sull’equo compenso che dovrà, inevitabilmente, per delle correzioni tecniche, tornare alla Camera. Il tempo stringe.
NATALE – Il ministro Fornero dimostra di non conoscere nulla del nostro lavoro. Parla di noi come una casta, ma non sa che il 62 per cento della categoria non supera un reddito annuo da lavoro giornalistico di 5.000 euro. A Bruxelles si sostiene che in Italia si stanno approvando misure a favore del lavoro precario e poi si blocca la legge sull’equo compenso. Ma avvengono anche altre cose strane. La Fieg dovrebbe intervenire su chi chiede a una giornalista precaria, come è accaduto a Napoli, di pagare oltre 50.000 euro di risarcimento per una sentenza che nelle responsabilità richiama anche il titolo e tre settimane di ritardo nella pubblicazione della rettifica. Cinquantamila euro sono l’equivalente del pagamento di circa 3.000 articoli. Questa è la casta.