La legge che scontenta l’Ordine dei giornalisti

Elia Fiorillo, socio fondatore dell’Assostampa Campania Valle del Sarno, ha preso spunto dalle riflessioni fatte nel corso della Sesta Edizione del Premio giornalistico “Mimmo Castellano” e ha scritto un interessante articolo, pubblicato su “Conquiste del lavoro”, che vi riproponiamo di seguito


di Elia Fiorillo

Secondo Giuseppe Mazzini: ”La legge deve esprimere l’aspirazione generale, promuovere l’utile di tutti, rispondere a un battito del cuore della Nazione. La Nazione intera deve esser dunque, direttamente o indirettamente, legislatrice”. Da gran sognatore qual era Mazzini finalizzava la legge al “bene comune”, ad un “battito di cuore” collettivo per regolare la vita della comunità. Di “leggi ad personam” non ne aveva proprio la più minima idea.

Più realista, in verità, Lev Tolstoj quando afferma che: “La legge degli uomini è come la banderuola di un vecchio campanile che varia e si muove secondo come spirano i venti”.

I “venti” degli interessi, pubblici e privati, sono tanti e soffiano forti, sempre più forti. E più la democrazia s’indebolisce, più essi si trasformano in un tsunami che annienta quei sacri principi enunciati da Mazzini. C’è anche da dire che più il legislatore non si limita a regolamentare questioni generali, ma scende nel dettaglio, provando a disciplinare tutto e di più – scordandosi però a volte di tematiche basilari da evidenziare -, più c’è il rischio del possibile “favore” singolo o collettivo.

Queste considerazioni mi vengono spontanee dopo aver ascoltato l’appassionato intervento di Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, alla sesta edizione del premio intitolato a Mimmo Castellano, che fu leader indiscusso dei giornalisti-pubblicisti italiani. Le questioni che solleva Iacopino sono legate alla legge sull’Editoria varata solo qualche settimana fa. Legge che spazia dal finanziamento all’editoria, alla disciplina dei profili pensionistici dei giornalisti, alla composizione e alle competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, alla fissazione del numero dei componenti del Consiglio nazionale dell’Ordine e, in fine, alle procedure per l’affidamento in concessione del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale. Insomma, una bella e complessa materia che è di quelle basilari per la tenuta della democrazia nel nostro Paese.

Al di là dell’intervento di Iacopino, diverse perplessità mi erano già venute nel leggere l’importante legge. Due, in particolare: la questione del non finanziamento dei giornali di partito e sindacali e quella relativa all’Ordine dei giornalisti. Per la cancellazione del finanziamento ai giornali di partito mi ero detto che ci trovavamo difronte ad una norma populista. Se si vuole evitare che i partiti per finanziarsi usino mezzi non leciti è bene dare loro dei contributi non però “a pioggia”, ma su iniziative concrete che essi realizzano a favore del proprio elettorato. Che c’è di meglio, allora, che sostenere la stampa di partito e la formazione dei quadri? Certo, in base alla consistenza delle iniziative, anche legate alla rappresentatività del partito. E’ ovvio che andrebbero cancellati altri tipi di contributi.
Per quanto poi riguarda l’Ordine, ci sono stati anni di dibattito interno per modificare la superata – dai tempi – impostazione della normativa costituente. Tutto inutile. Il legislatore ha preferito ignorare certe proposte unitarie e scendere nel dettaglio, arrivando anche a stabilire che se un pubblicista vuole candidarsi al Consiglio nazionale dell’Ordine deve essere titolare “di una posizione previdenziale attiva presso l’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani.” E perché solo per candidarsi e non per acquisire l’iscrizione all’albo dei “giornalista-pubblicisti?” Il numero dei pubblicisti si sarebbe ridotto all’osso, in modo preoccupante, fino a mettere in serie difficoltà le entrate economiche dell’Ordine che si sostiene, in gran parte, con le quote dei pubblicisti.
Nel suo intervento appassionato, tra l’altro, Enzo Iacopino fa un paragone tra la legge sul Caporalato in agricoltura, approvata di recente dal Parlamento, e quella sull’Editoria. Che c’entrano le due normative? Se è vero, come è vero, che la legge sul Caporalato modifica l’art. 603 bis del Codice Penale (intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro), prevedendo la pena della reclusione da uno a sei anni per l’intermediario e per il datore di lavoro che sfrutti i lavoratori – che possono diventare otto in caso di violenze o minacce -, oltre la confisca dei beni anche per il datore di lavoro consapevole dello sfruttamento, perché la legge sull’Editoria non prevede cose simili? L’interrogativo che si pone il presidente dell’Ordine è semplice: “perché il legislatore, nel concedere i finanziamenti pubblici, non si è preoccupato di chiedere un minimo di garanzie agli editori?” Che, in altre parole, significa non lavoro nero, pagamento dei contributi, compensi a norma dei contratti collettivi, ecc.. Sarebbe interessante provare a denunciare alla magistratura qualche editore in base alla nuova normativa sul Caporalato, quando ovviamente ricorrono gli estremi previsti dalla legge. Credo che su questo fronte il presidente dell’Ordine dei giornalisti già si sta attrezzando.

Cnog: il Parlamento approvi la riforma della Legge sull’Ordine

(da http://www.odg.it)

giornali-350Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, riunito a Roma nei giorni 7, 8 e 9 luglio 2015,  ha approvato all’unanimità il seguente ordine del giorno:

La professione giornalistica, uno dei capisaldi della nostra democrazia, sta attraversando una fase nella quale troppi e inaccettabili sono gli interventi di quanti vorrebbero pregiudicarne l’indipendenza e l’autonomia. Tutto questo all’interno di una crescente crisi del sistema dell’editoria con pesanti conseguenze in termini occupazionali a cui gli editori e la politica non forniscono risposte adeguate.
In questo quadro,  il Consiglio Nazionale esprime forte preoccupazione per il futuro dell’Inpgi 1, che rappresenta un elemento essenziale dell’autonomia dei giornalisti italiani. Infatti, perdurando l’attuale trend di squilibrio tra entrate e uscite, l’Istituto vedrebbe a rischio la propria sopravvivenza.
Tale situazione richiede risposte puntuali da parte di tutti gli organismi di categoria con spirito unitario e riformatore.
Una priorità per la categoria e per l’intero Paese è rappresentata dalla riforma della legge istitutiva dell’Ordine, che tenga conto della proposta approvata dal Consiglio Nazionale il 9 luglio 2014, riforma che il Consiglio chiede al Parlamento di discutere con urgenza, mentre  ribadisce la propria insoddisfazione sul testo in discussione al Senato sulla diffamazione a mezzo stampa.
Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ritiene quindi indispensabile la convocazione in tempi rapidi degli Stati Generali della categoria per dare una risposta unitaria alla grave crisi del sistema dell’informazione e per mettere in campo un’azione coordinata e solidale di tutti gli organismi professionali (Odg, Fnsi, Inpgi 1, Inpgi 2, Casagit, Fondo Complementare).

L’equo compenso è legge: ecco tutti i dettagli della normativa

GRANDE VITTORIA! L’EQUO COMPENSO NEL SETTORE GIORNALISTICO E’ LEGGE!
in Gazzetta Ufficiale: è la legge 31/12/2012 n. 233
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Una grande vittoria dell’Ordine, dell’F.N.S.I., della intera categoria.

Finalmente, dopo l’approvazione del Parlamento il 4/12/2012, la promulgazione del Presidente della Repubblica, Napolitano il 31/12.2012, il 3 gennaio 2013, la Legge sull’Equo Compenso ai Giornalisti è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale che entrerà in vigore il 18 gennaio 2013.

Un passo avanti verso la Giustizia per i tanti giornalisti precari che vivono solo di collaborazioni.
In coda il testo della nuova legge e una sintesi Ansa.
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ECCO COSA PREVEDE LEGGE EQUO COMPENSO: COMMISSIONE STABILIRA’ TARIFFE, NIENTE CONTRIBUTI PUBBLICI AI TRASGRESSORI

Roma, 4 dicembre 2012. La legge sull’equo compenso, approvata in via definitiva dalla commissione Cultura della Camera in seconda lettura, contiene norme per la remunerazione dei giornalisti free lance.

L’articolo 1 spiega che per compenso equo si intende la corresponsione di una remunerazione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, tenendo conto della natura, del contenuto e delle caratteristiche della prestazione, nonché della coerenza con i trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria.

L’articolo 2 prescrive, invece, l’istituzione, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, della Commissione per la valutazione dell’equo compenso. La Commissione – che dura in carica 3 anni – è istituita presso il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, che provvede al suo funzionamento con le risorse di cui dispone. La commissione è composta di 7 membri ed è presieduta dal Sottosegretario all’editoria. La Commissione definisce il compenso equo entro due mesi dal suo insediamento, valutate le prassi retributive. Nello stesso termine, la Commissione deve redigere un elenco, costantemente aggiornato, dei quotidiani, dei periodici, anche telematici, delle agenzie di stampa e delle emittenti radiotelevisive che garantiscono il rispetto di un equo compenso, dandone adeguata pubblicità.

Ai sensi dell’articolo 3, a decorrere dal 1 gennaio 2013, la mancata iscrizione in tale elenco per un periodo superiore a sei mesi comporta la “decadenza dall’accesso” ai contributi in favore dell’editoria. Lo stesso articolo 3, inoltre, prevede che il patto contenente condizioni contrattuali in violazione dell’equo compenso è nullo.

L’articolo 4 dispone la presentazione alle Camere di una relazione annuale sull’attuazione della legge. (ANSA).

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La legge sull’equo compenso giornalistico ha fatto un altro passo avanti. E’ stata pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, passaggio formale, ma fondamentale per diventare una norma applicabile. Da venerdì 18 gennaio la legge sarà operativa. Entro 30 giorni dall’entrata in vigore dovrà essere istituita la Commissione – che resterà in carica tre anni – chiamata a definire l’equo compenso giornalistico ed entro due mesi dal suo insediamento dovrà concretamente deliberarlo.

Legge 31 dicembre 2012, n. 233

Equo compenso nel settore giornalistico. (13G00005) (GU n.2 del 3-1-2013)
note: Entrata in vigore del provvedimento: 18/01/2013

La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga

la seguente legge:

Art. 1

Finalità, definizioni e ambito applicativo

1. In attuazione dell’articolo 36, primo comma, della Costituzione, la presente legge è finalizzata a promuovere  l’equità  retributiva dei giornalisti iscritti all’albo di cui all’articolo 27 della  legge
3 febbraio 1963, n. 69, e successive modificazioni,  titolari  di  un rapporto di lavoro non subordinato in quotidiani e  periodici,  anche telematici, nelle agenzie di stampa e nelle emittenti
radiotelevisive.
2. Ai fini della presente legge, per equo compenso  si  intende  la corresponsione di una remunerazione proporzionata  alla  quantità  e alla qualità del lavoro svolto,  tenendo  conto  della  natura,  del contenuto e delle caratteristiche  della  prestazione  nonché  della coerenza con i trattamenti previsti dalla  contrattazione  collettiva nazionale di categoria in  favore  dei  giornalisti  titolari  di  un rapporto di lavoro subordinato.

AVVERTENZA:
Il testo delle note qui  pubblicato  è  stato  redatto dall’amministrazione  competente  per  materia,  ai   sensi dell’art.10, comma 3, del testo  unico  delle  disposizioni sulla  promulgazione  delle  leggi,   sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali   della   Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n.1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di  legge  alle quali è operato il rinvio. Restano invariati il  valore  e
l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.

Note all’art. 1:
– Il testo dell’articolo 36 della Costituzione,  è il seguente:
«Art.  36.  –  Il  lavoratore   ha   diritto   ad   una retribuzione proporzionata alla quantità  e  qualità  del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
La  durata  massima  della   giornata   lavorativa   è stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto  al  riposo  settimanale  e  a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.».
Il testo dell’articolo 27 della legge 3 febbraio  1963, n. 69 (Ordinamento della professione di giornalista), è il seguente:
«Art. 27.  – Albo: contenuto.
L’albo deve contenere il cognome, il nome, la  data  di nascita,  la  residenza  o  il  domicilio  professionale  e  l’indirizzo degli iscritti, nonché la data di iscrizione e  il titolo in base al quale è avvenuta. L’albo e  compilato secondo l’ordine di anzianità di  iscrizione  e  porta  un indice  alfabetico  che  ripete  il  numero   d’ordine   di iscrizione.
L’anzianità è determinata dalla  data  di  iscrizione nell’albo.
A  ciascun  iscritto   nell’albo è rilasciata   la tessera.».

Art. 2

Commissione  per  la  valutazione  dell’equo  compenso   nel   lavoro giornalistico

1. È  istituita,  presso  il  Dipartimento  per  l’informazione  e l’editoria  della  Presidenza  del   Consiglio   dei   ministri,   la Commissione  per  la  valutazione  dell’equo  compenso   nel   lavoro
giornalistico, di seguito denominata «Commissione».
2. La Commissione è istituita entro trenta giorni  dalla  data  di entrata  in  vigore  della  presente  legge  ed  è  presieduta   dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio  dei  ministri
con delega per l’informazione, la comunicazione e l’editoria. Essa è composta da:
a) un rappresentante del Ministero del lavoro e  delle  politiche sociali;
b) un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico;
c) un rappresentante  del  Consiglio  nazionale  dell’Ordine  dei giornalisti;
d)  un  rappresentante   delle   organizzazioni   sindacali   dei giornalisti   comparativamente   piu’   rappresentative   sul   piano nazionale;
e) un rappresentante delle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei committenti comparativamente  più  rappresentative  sul piano nazionale nel settore delle  imprese  di  cui  all’articolo  1, comma 1;
f) un rappresentante dell’Istituto nazionale  di  previdenza  dei giornalisti italiani (INPGI).
3. Entro due mesi dal suo insediamento, la Commissione, valutate le prassi retributive dei quotidiani e dei periodici, anche  telematici, delle agenzie di stampa e delle emittenti radiotelevisive:
a) definisce l’equo compenso dei  giornalisti  iscritti  all’albo non titolari di rapporto di lavoro subordinato con quotidiani  e  con periodici, anche telematici, con agenzie di stampa  e  con  emittenti radiotelevisive, avuto riguardo alla natura  e  alle  caratteristiche della prestazione nonché in  coerenza  con  i  trattamenti  previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria in favore  dei giornalisti titolari di un rapporto di lavoro subordinato;
b)  redige  un  elenco  dei  quotidiani,  dei  periodici,   anche telematici, delle agenzie di stampa e delle emittenti radiotelevisive che garantiscono il rispetto di un equo  compenso,  dandone  adeguata
pubblicità sui mezzi  di  comunicazione  e  sul  sito  internet  del Dipartimento per l’informazione e  l’editoria  della  Presidenza  del Consiglio  dei  ministri.  La  Commissione   provvede   al   costante
aggiornamento dell’elenco stesso.
4. La Commissione dura in carica tre anni. Alla  scadenza  di  tale termine, la Commissione cessa dalle proprie funzioni.
5. Il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del  Consiglio   dei   ministri   provvede   all’istituzione   e   al funzionamento della  Commissione  avvalendosi  delle  risorse  umane, strumentali  e  finanziarie  di  cui  dispone.  Ai  componenti  della Commissione non è corrisposto alcun compenso, emolumento, indennità o rimborso di spese.

Art. 3

Accesso ai contributi in favore dell’editoria

1.  A  decorrere  dal  1º  gennaio  2013  la   mancata   iscrizione nell’elenco di cui all’articolo 2 per un periodo superiore a sei mesi comporta   la   decadenza   dal   contributo   pubblico   in   favore
dell’editoria, nonché da eventuali  altri  benefici  pubblici,  fino alla successiva iscrizione.
2.  Il  patto  contenente  condizioni  contrattuali  in  violazione dell’equo compenso è nullo.

Art. 4

Relazione annuale

1. Il Presidente del Consiglio dei ministri trasmette ogni anno una relazione alle Camere sull’attuazione della presente legge.

Art. 5

Clausola di invarianza finanziaria

1. Dall’attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato,  sarà  inserita nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addì 31 dicembre 2012

NAPOLITANO

Equo compenso, legge approvata al Senato

Il Senato ha approvato ieri la legge su “L’equo compenso nel settore giornalistico” il cui testo (equo compenso_bozza non corretta TU 3233) verrà trasmesso in queste ore alla Camera dei Deputati per un secondo esame considerato che al testo già approvato da Montecitorio sono state apportate modifiche.
L’iniziativa legislativa, promossa dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti il 18 maggio 2008 nel corso della conferenza di stampa di presentazione della ricerca “Smascheriamo gli editori”, ha avuto un iter complesso, ma il risultato raggiunto rappresenta un successo per la professione ed un premio per quanti, a cominciare dalla Fnsi ed ai vari coordinamenti dei precari in Italia, vi hanno concorso.
L’auspicio è ora che la Camera dei Deputati proceda senza indugi all’approvazione del testo come licenziato dal Senato.

Ultimatum al governo: sblocchi la legge sull’equo compenso o non voteremo i suoi provvedimenti

 

da http://www.odg.it

Un gruppo di parlamentari comunicherà formalmente al presidente del Consiglio, Mario Monti, che non voterà i provvedimenti proposti dal governo, a cominciare da quello sull’editoria che interessa molto la Fieg, fino a quando non sarà sbloccato l’iter in Senato della legge sull’equo compenso.
L’annuncio è stato fatto oggi, a palazzo Montecitorio, nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il primo firmatario della proposta, Silvano Moffa, il relatore della legge alla Camera, Enzo Carra, gli onorevoli Beppe Giulietti e Giampiero Cannella e il senatore Vincenzo Vita.
L’iniziativa di non votare i provvedimenti nasce da una proposta del presidente del Cnog, Enzo Iacopino.

Questa è la cronaca della conferenza stampa, alla quale erano presenti anche il segretario e il presidente della Fnsi, Franco Siddi e Roberto Natale.
MOFFA – Si tratta di un provvedimento importantissimo e ci siamo chiesti se questi ritardi siano fisiologici. La risposta è negativa. Al Senato ci sono interferenze inaccettabili. Alla Fieg possiamo ricordare che sono in corso d’esame alla Camera provvedimenti sull’editoria che le stanno molto a cuore. Ma non possiamo neanche accettare un atteggiamento dilatorio da parte del governo. Il Senato deve varare questo provvedimento in tempi rapidi, senza inventarsi quelle cose strane nelle quali si esibisce il legislatore per mascherare intenti dilatori.
VITA – Il presidente della commissione Lavoro del Senato, Pasquale Giuliano, mi ha confermato proprio stamane che l’iter riprenderà in tempi brevi. Io seguo questo provvedimento fin dall’inizio. Ero ai blocchi di partenza con Enzo Iacopino quando nella sede dell’Ordine nazionale dei giornalisti il provvedimento fu messo a punto. Il relatore del provvedimento, sen. Castro, ha chiesto di fare degli incontri informali per velocizzare l’iter. Suppongo si possa arrivare alla approvazione prima delle ferie estive.
CARRA – Ci si lamenta che il nostro è un Paese “vecchio” e poi si ostacolano le iniziative legislative che riguardano i giovani. C’è un decreto sull’editoria, il 6312, nato per arginare un uso disinvolto delle risorse. E’ finalizzato al risparmio e a dare sostegno a chi lo merita davvero con i contributi alle imprese editrici. Questo decreto va nella direzione del riordino delle spese dello Stato. Perché, allora, si ostacola la legge sull’equo compenso che va in quella direzione, privando del sostegno quelle aziende che non si comportano correttamente?
GIULIETTI – L’unanimità sull’equo compenso, registrata alla Camera, rende più grave quel che sta accadendo. Chi è contrario, lo dica apertamente. Lunedì si discute in aula il decreto sull’editoria., Presenteremo un ordine del giorno o una risoluzione per chiedere al governo di dire come la pensa. Ieri il sottosegretario D’Andrea ha confermato informalmente il parere favorevole, a nome del governo, mentre veniva ascoltato in commissione Cultura alla Camera su altro provvedimento. Noi dobbiamo mobilitare i parlamentari e impegnarci, se il governo creerà difficoltà, a votare il testo approvato dalla Camera.
CANNELLA – E’ stato detto molto. Vorrei solo sollecitare i media ad avere su questo problema l’attenzione che la vicenda merita.
SIDDI – E’ grave l’ipotesi che un blocco padronale come la Fieg possa bloccare l’iter legislativo. Temo che questo atteggiamento ci sia. Proprio poco fa la Fieg si è opposta a prevedere la possibilità che i free lance accedano al Fondo complementare, per coltivare la speranza di costruirsi una pensione. Occorre far capire alla Fieg che fino a quando si comporterà così non potrà contare sulla disponibilità al confronto da parte della Fnsi che si rifiuterà di sottoscrivere accordi per i quali la firma della Federazione della stampa è obbligatoria.
IACOPINO – Non riesco ad essere “elegante”, probabilmente perché assieme a Siddi e Natale siamo travolti dalle vergogne che subiscono i colleghi. Il provvedimento è bloccato perché il ministro Passera sta rinnovando difficoltà che aveva manifestato durante l’iter alla Camera …
CARRA – E che non aveva titolo a manifestare data la sede legislativa, come gli è stato spiegato.
IACOPINO – A queste si aggiunge un atteggiamento ostile del ministro Fornero e uno incomprensibile del sottosegretario Paolo Peluffo che dimentica che il governo aveva già dato alla Camera un parere favorevole alla proposta di legge e ora sta prendendo un tempo infinito per preparare un emendamento. Chiariamolo, se vogliono inserire nel Comitato un esponente della Fieg, sappiano che siamo d’accordo: non c’è bisogno dei confronti informali dei quali parlava Vita. Ma non perdiamo tempo.
CARRA – E’ stata la Fieg con l’allora presidente, Carlo Malinconico, a dire che non voleva far parte del comitato.
IACOPINO – Ma ora la Fieg è presieduta da un giornalista, Giulio Anselmi. Noi ne usciamo in un solo modo, rinunciando ad essere eleganti con chi non lo è: dite al governo che non voterete i suoi provvedimenti fino a quando non verrà approvata la legge sull’equo compenso che dovrà, inevitabilmente, per delle correzioni tecniche, tornare alla Camera. Il tempo stringe.
NATALE – Il ministro Fornero dimostra di non conoscere nulla del nostro lavoro. Parla di noi come una casta, ma non sa che il 62 per cento della categoria non supera un reddito annuo da lavoro giornalistico di 5.000 euro. A Bruxelles si sostiene che in Italia si stanno approvando misure a favore del lavoro precario e poi si blocca la legge sull’equo compenso. Ma avvengono anche altre cose strane. La Fieg dovrebbe intervenire su chi chiede a una giornalista precaria, come è accaduto a Napoli, di pagare oltre 50.000 euro di risarcimento per una sentenza che nelle responsabilità richiama anche il titolo e tre settimane di ritardo nella pubblicazione della rettifica. Cinquantamila euro sono l’equivalente del pagamento di circa 3.000 articoli. Questa è la casta.