Concorso Rai, una class action per invalidare la selezione

(da http://www.odg.it)

Il concorso Rai continua a far parlare di sé nonostante siano passate più di due settimane dalla preselezione di Bastia Umbra e già siano iniziate le prove successive. Secondo Affaritaliani.it un avvocato civilista e un penalista cassazionista sono da giorni al lavoro per preparare una class action per invalidare la selezione. Per il giornale online i giornalisti sono stati “umiliati dalle date, costretti a viaggiare per raggiungere la centralità di Bastia Umbra”.
L’obiettivo dell’esposto che nei prossimi giorni verrà recapitato al Procuratore Capo di Perugia è di far saltare una selezione che ha generato più di qualche problema. A partire dalla data, per finire con la scelta dell’Umbria, in aggiunta a quiz giudicati “inadeguati” alle conoscenze che dovrebbe avere un giornalista.
Non è piaciuto il test incentrato su domande su chi fosse il vincitore delle politiche in India e Turchia con l’aggiunta dei partiti turchi. Per non parlare di Quintino Sella e del suo pareggio di bilancio.
“Come è possibile – scrivono i ricorrenti capitanati da Massimiliano Cannalire, di Radio Cusano Campus – in un concorso Rai non porre una domanda sulla storia delle televisione e radio di Stato? E Come è possibile inserire la domanda su un unico cantautore, Guccini, che di certo non è il più popolare?”. I giornalisti, una trentina in tutto per il momento, attaccano la Rai per aver taciuto per “13 mesi” e sostengono che dalle procedure di selezione “è emerso chiaro l’intento di creare una fraudolenta, odiosa selezione, che automaticamente scalasse gli iniziali 4982 a un numero assai ridotto”. Così la scelta dell’1 luglio, “quando tanti colleghi professionisti avevano già preso accordi per le sostituzioni di quelli andati in ferie e non sarebbero mai stati in grado di farsi, a loro volta, sostituire… per la trasferta”. E a riprova dell’accusa, gli avvocati Luca Ciai e Marco Cinquegrane, sostengono che alla prova abbia partecipato solo il 44% degli iscritti, “ricusando un comportamento di rara arroganza degli organizzatori e una maniera indecente di gestire una situazione professionale così delicata”.
E poi il giallo degli hotel di Bastia, dove i ricorrenti sostengono che alcune prenotazioni siano arrivate “prima del 9 giugno”, quasi a paventare una fuga di notizie. L’ultima “osservazione” è dedicata al rispetto della privacy. I ricorrenti scrivono alla Procura: “Non è mai stata resa pubblica una graduatoria con i relativi punteggi di fianco a nomi e cognomi, ma una lista totale con il dato sensibile della data di nascita” mentre la lista degli ammessi è stata prima resa pubblica on line e poi accessibile agli interessati tramite le credenziali fornite in precedenza. Insomma c’è n’è abbastanza perché la Procura di Perugia si metta al lavoro.

Equo compenso, Tar annulla la delibera. Vittoria dell’Ordine nazionale dei giornalisti

(da http://www.odg.it)

Enzo Iacopino

Enzo Iacopino

Il Tribunale amministrativo del Lazio ha accolto parzialmente il ricorso sull’equo compenso presentato dall’Ordine nazionale dei giornalisti che ha portato davanti ai giudici del Tar Governo, Fieg, Fnsi e Inpgi.
Il Tar laziale ha stabilito che la Commissione governativa istituita per la valutazione dell’equo compenso giornalistico dovrà riesaminare e riapprovare la delibera con cui ha inteso promuovere l’equità retributiva dei giornalisti iscritti all’albo, titolari di un rapporto di lavoro non subordinato in quotidiani, periodici, agenzie di stampa ed emittenti televisive.
La vicenda trae origine dalla legge con cui il 31 dicembre 2012, nell’introdurre nel nostro ordinamento l’equo compenso giornalistico, venne istituita una Commissione prevedendo la decadenza del contributo pubblico per quei quotidiani, periodici, agenzie di stampa e tv, che non avessero garantito il rispetto dell’equo compenso.
Per i giudici del Tar “la delibera introduce parametri di ‘equo compenso’ non proporzionati alla quantità e alla qualità del lavoro svolto e del tutto insufficienti a garantire un’esistenza libera e dignitosa al giornalista autonomo, in quanto le tabelle riconoscono e legittimano un sistema di lavoro ‘a pezzo’ o ‘a chiamata’ che vede aumentare la forza contrattuale degli editori, essendosi in realtà la Commissione limitata a fissare una sorta di ‘minimo garantito’, che peraltro non corrisponde all’equo compenso”, si legge nella sentenza.
I giudici amministrativi hanno tuttavia anche ritenuto che l’equo compenso “neppure può corrispondere alle tariffe del ricorrente Ordine, che eliminerebbero ogni margine di contrattazione atto a valorizzare il rapporto di proporzionalità tra quantità e qualità del lavoro specificatamente svolto, in contrasto con le indicate finalità della legge”.
Il Tar si è astenuto dall’esame delle censure riguardanti le tabelle allegate alla delibera e i relativi scaglioni previsti, in quanto l’accoglimento parziale del ricorso “comporta comunque l’annullamento dell’intera delibera impugnata, con il conseguente obbligo per la Commissione di procedere ad una sua tempestiva riapprovazione” in senso conforme alla sentenza.
https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=DTBIAPGD4KSSIO6IPSWQMMAXLM&q=EQUO or COMPENSO
“Il 19 giugno è stato un giorno di vergogna per il sindacato, il 7 aprile riapre la speranza in quanti vengono trattati da anni come schiavi”, ha commentato Enzo Iacopino, presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti dopo avere appreso dell’annullamento dell’intera delibera da parte dei giudici del Tar.

Informazioni sul ricongiungimento e sull’esercizio abusivo della professione

Il nostro presidente, Salvatore Campitiello, consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti, informa:

RICONGIUNGIMENTO
Passaggio dei giornalisti pubblicisti all’elenco dei professionisti
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E’ la delibera del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti riunito dal 16 al 18 dicembre scorso che ha approvato all’unanimità l’ordine del giorno in programma che invita a una “coerente applicazione sull’intero territorio nazionale dei principi e delle indicazioni” date dallo stesso Consiglio nazionale in precedenza”.

Richiamando le proprie decisioni sul ricongiungimento dei pubblicisti del 18 dicembre 2013 (in http://www.odg.it/content/decisione-cnog-18-dicembre-2013), sulle procedure di revisione dell’Albo dell’8 luglio 2014 e sugli indirizzi per l’iscrizione all’elenco pubblicisti del 14 maggio del 2014 (approvato a maggioranza con il forte sostegno dei giornalisti pubblicisti Campani che fanno capo a Mimmo Falco);

ricordando che tali documenti proposti dalla Commissione giuridica e recepiti all’unanimità dallo stesso Consiglio d’intesa con gli Ordini regionali nel comune sforzo di semplificazione e di omogeneizzazione;

valutata l’esigenza di riaffermare criteri di uniformità nell’applicazione, in sintonia con i contenuti delle suddette deliberazioni;

invita l’Esecutivo ad assumere ogni iniziativa utile finalizzata ad una coerente applicazione sull’intero territorio nazionale dei principi e delle indicazioni succitati (leggi in http://www.odg.it/content/il-ricongiungimento) e a vigilare affinché non ci siano discrepanze nella esecuzione delle linee guida unitariamente condivise.


 

ABUSIVI GIORNALISTI
Deontologia e rispetto delle regole nei casi di cronaca: ordine del giorno del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Denunciato il numero consistente di “abusivi”, che conducono e partecipano a trasmissioni giornalistiche senza essere iscritti all’Ordine, e, dunque, senza obbligo di rispettare le norme vigenti della normativa professionale. Doppio mandato al presidente Enzo Iacopino: richiamare i direttori al rispetto delle regole al fine di una corretta informazione; intensificare l’azione di vigilanza con eventuali segnalazioni alle autorità giudiziarie sull’esercizio abusivo della professione.

Roma, 17 dicembre 2014. Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, riunito a Roma nei giorni 16, 17 e 18 dicembre, ha approvato all’unanimità il seguente ordine del giorno:

VISTO

Il numero crescente di violazioni alle Carte deontologiche e alle regole base dell’etica giornalistica

Il numero consistente di “abusivi”, che con contratti sostanziosi conducono e partecipano a trasmissioni giornalistiche senza essere iscritti all’Ordine, e, dunque, senza obbligo di rispettare le norme vigenti della normativa professionale

DENUNCIATO

L’insopportabile silenzio delle molte authority nominate per tutelare i diritti dei cittadini (Agcom, Privacy, Garante dell’Infanzia, ecc.)

DÀ MANDATO

Al Presidente e al Comitato Esecutivo di creare un osservatorio di colleghi che possa segnalare agli Ordini e ai Consigli di disciplina territoriali episodi che vanno contro le regole deontologiche costitutive dell’Ordine.

CHIEDE

al Presidente di richiamare i Direttori al rispetto di queste regole, al fine di una corretta informazione di intensificare l’azione di vigilanza, con eventuali segnalazioni alle autorità competenti sull’esercizio abusivo della professione.

Equo compenso, l’Odg ricorre al Tar

Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti aveva deciso di presentare un ricorso al Tar contro la delibera dell’equo compenso. Ieri è stato dato il via all’iter, con le notifiche ai controinteressati: il governo, l’Inpgi, la Fnsi e la Fieg.
Il ricorso fa riferimento alla violazione della legge e allo sviamento di potere. Nel testo si fa, inoltre, presente – con la relativa documentazione – che la delibera approvata il 19 giugno, con il voto favorevole del governo, dell’Inpgi, della Fnsi, della Fieg e con il solo voto contrario dell’Ordine dei giornalisti, è stata modificata dopo la votazione, introducendo la libera trattativa tra le parti, cioè tra editori e giornalisti, per gli articoli eccedenti i primi 288.

L’Assostampa informa

COMUNICAZIONI IMPORTANTI

FORMAZIONE GIORNALISTI, TOLTO L’OBBLIGO DELLA PEC PER IL CORSO ON LINE DI DEONTOLOGIA
Tolto l’obbligo della Pec per il corso nazionale di deontologia on line. Il vincolo della Posta Elettronica Certificata era stato inserito inizialmente per fare in modo che i giornalisti si adeguassero alla normativa che vuole che tutti gli iscritti all’albo dispongano di un indirizzo di posta certificata. Successivamente, l’Ordine Nazionale dei Giornalisti ha inteso togliere anche questo piccolo impedimento che avrebbe potuto rappresentare un ostacolo per chi voleva seguire il corso ma non era dotato di Pec.
Per maggiori informazioni: http://www.adginforma.it/prima-pagina-mainmenu-14/giornalismo- mainmenu-47/4659-formazione-giornalisti-tolto-lobbligo-della-pec-per-il-corso-online-di- deontologia.html

ODG CAMPANIA, PEC GRATUITA PER GLI ISCRITTI
Grazie a un accordo con la società Webloom, l’Ordine dei Giornalisti della Campania offre da oggi a tutti i suoi iscritti, gratis per dodici mesi, il servizio di Posta elettronica certificata. Per ottenere la Pec bisogna collegarsi al sito http://www.webloom.it, indicare numero di tesserino e codice fiscale seguendo le istruzioni. Per informazioni o assistenza Webloom è a disposizione via mail (segreteria@webloom.it) o al numero 06-78851272. Ricordiamo che la Pec, utilizzabile anche a fini personali, è obbligatoria per legge per tutti gli iscritti agli Ordini professionali. La casella di posta elettronica ha valore di raccomandata tradizionale. Al termine del primo anno ogni giornalista potrà decidere liberamente di rinnovare per altri dodici mesi il servizio al costo di 2,50 euro + Iva.

L’ASSOSTAMPA VALLE DEL SARNO ADERISCE AL MOVIMENTO UNITARIO GIORNALISTI
La nostra Assostampa aderisce al Movimento Unitario Giornalisti, nuovo soggetto sindacale presentato a Napoli lo scorso 24 luglio. Il Movimento si propone come punto di aggregazione tra le realtà territoriali già esistenti e ha, tra l’altro, l’obiettivo di mettere a disposizione della categoria una serie di servizi (assistenza legale, fiscale, convenzioni con assicurazioni, medici, palestre…).
Il presidente dell’Assostampa, Salvatore Campitiello, nel suo intervento, davanti ad una folta platea di colleghi, ha parlato, tra le altre cose, di “una ristrutturazione necessaria dalle fondamenta, in un momento storico in cui le umiliazioni per i giornalisti precari sono tante e in cui editori senza scrupoli hanno deciso di calpestare la nostra dignità”.
Per maggiori dettagli, clicca qui

ODG CAMPANIA, CHIUSURA UFFICI
Gli uffici dell’Ordine della Campania saranno chiusi per ferie dal 6 al 29 agosto 2014.

PROSSIMI CORSI DI FORMAZIONE GIORNALISTI PRESSO VILLA CALVANESE
I prossimi Corsi di Formazione Professionale per Giornalisti che si terranno presso la sede dell’Assostampa Campania Valle del Sarno sita in Villa Calvanese di Castel San Giorgio (SA), sono stati programmati per lunedì 27 ottobre ore 16,30 e sabato 15 novembre 2014 ore 9,00.


“No allo sfruttamento”, a Scala convegno sull’equo compenso

Di Munzio, Califano, Giulietti, Campitiello e Della Corte

Essere giornalisti oggi, e mettere i giovani in condizione di poter sognare di diventarlo in futuro.
È questo uno dei motivi che ha spinto l’Associazione Giornalisti Campania Valle del Sarno e l’Associazione Giornalisti Cava/Costa d’Amalfi “Lucio Barone” a unire le forze per organizzare un momento di riflessione sull’equo compenso.
Beppe Giulietti – tra i promotori della legge, giornalista, parlamentare e uno dei fondatori dell’associazione “Articolo21” – ha discusso a lungo sul tema con i giornalisti presenti.
L’incontro – moderato dai giornalisti Piero Califano e Imma Della Corte – si è tenuto nella giornata di ieri presso l’Auditorium Ferrigno di Scala, sede della Fondazione Meridies. La serata è stata anche l’occasione per fare il punto della situazione, per discutere della legge, della sua approvazione e del lavoro che, congiuntamente, stanno svolgendo Ordine e Fnsi affinché diventi operativa.
L’intervento di Giulietti è stato incentrato sull’iter della legge sull’equo compenso, sugli obiettivi che si pone di raggiungere e sulla situazione di precariato che oramai da tempo affligge la categoria.
Al termine dell’appassionato e appassionante intervento di Giulietti, la parola è passata a: Salvatore Campitiello e Walter Di Munzio – rispettivamente presidenti dell’Assostampa Valle del Sarno e dell’Associazione Giornalisti Cava-Costa d’Amalfi; al rettore dell’Università di Cassino, Ciro Attaianese, presidente della Fondazione Meridies che ha ospitato l’incontro; Carlo Verna, giornalista Rai e consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti; Claudio Ciotola, componente del comitato esecutivo dell’Ordine dei giornalisti; e Ivana Bottone, vicesindaco di Scala in rappresentanza dell’amministrazione comunale.
«Il giornalista ha diritti e doveri – ha ricordato Salvatore Campitiello, presidente dell’Assostampa Valle del Sarno e consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti, nel corso del suo intervento – Chi opera nel mondo dell’informazione deve garantire il rispetto della deontologia professionale, delle leggi collegate al mondo dell’informazione e della Costituzione. Il diritto dei giornalisti è quello di ottenere un equo compenso; ma si tratta di un diritto che purtroppo non sempre viene rispettato. C’è, dunque, un forte sbilanciamento tra diritti e doveri che va equilibrato. La Carta di Firenze e la legge sull’equo compenso sono gli strumenti utili per ottenere il riconoscimento dei diritti dei giornalisti. La legge è in vigore dalla metà dello scorso mese di gennaio e ha bisogno ancora di un po’ di tempo per l’applicazione: la commissione che dovrà determinare matematicamente l’equo compenso è in fase conclusiva. La riottosità, purtroppo, viene dagli editori. Ma dobbiamo dire – ha detto, in conclusione Campitiello – che ci sono anche delle note positive: fra queste la Carta di Firenze, che rappresenta le regole deontologiche che le redazioni devono rispettare; e il fatto che alcune regioni d’Italia abbiano deciso di favorire, nelle rispettive leggi per i contributi all’editoria, quelle testate che rispettano la legge sull’equo compenso». Per tutti i giornalisti che vogliono denunciare situazioni che violano i principi della legge e della Carta di Firenze, l’Ordine nazionale dei giornalisti ha istituito una casella di posta elettronica a cui è possibile inviare segnalazioni anche in forma anonima. La mail è: noallosfruttamento@odg.it .

Comunicato stampa del Movimento Unitario Giornalisti per la Campania

Comunicato Stampa del Movimento Unitario Giornalisti per la Campania (facente capo a Mimmo Falco) inerente al momento giornalistico campano

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Movimento Unitario Giornalisti per la Campania

COMUNICATO STAMPA

I colleghi giornalisti del Movimento Unitario Giornalisti per la Campania, riunitisi quest’oggi in assemblea generale, alla presenza dei 10 eletti al Consiglio Nazionale, dei 3 eletti al Consiglio Regionale e del Revisore dei Conti, nonchè dei dirigenti regionali e dei rappresentanti negli organismi della FNSI e della Asso Stampa Napoletana e dei componenti il collegio regionale di disciplina e dei rappresentanti presso il Tribunale e la Corte di Appello di Napoli, hanno esaminato nel corso di un ampio dibattito i problemi della categoria.

L’assemblea ha, quindi, approfondito le diverse tematiche che caratterizzano l’attuale situazione della professione, con particolare riferimento alle procedure per il ricongiungimento professionale, alla applicazione della legge 150/00 (uffici stampa), della carta di Firenze e dell’equo compenso.
Nel corso del confronto è stata ribadita la ineluttabile necessità di trovare una convinta e non apparente unità della categoria per tutelare e difendere i colleghi giornalisti.
Il Movimento Unitario Giornalisti per la Campania non può fare a meno di stigmatizzare tutte le posizioni di aperta e forte contrapposizione registrate all’interno della categoria all’indomani del ballottaggio per le elezioni dei rappresentanti professionisti al Consiglio Nazionale e a quello Regionale della Campania.
Tale contrapposizione indebolisce e svilisce il ruolo di tutte le rappresentanze istituzionali, sia ordinistiche che sindacali, relegandole in una posizione di forte subalternità nei confronti delle istituzioni pubbliche e degli editori. Le divisioni si sono caratterizzate anche in queste ore in una serie di incontri scollegati tra loro senza un minimo di intesa e di programmazione su quanto mettere in campo per la reale tutela della professione. Lo stato di crisi di numerose realtà territoriali, sia della carta stampata, sia delle agenzia di stampa, sia delle radio e delle televisioni, impongono una azione responsabile, condivisa e unitaria, priva di personalismi e protesa alla tutela degli interessi di tutti i colleghi.
Pertanto, il Movimento Unitario Giornalisti per la Campania, viste le azioni poste in essere circa lo svolgimento delle elezioni per il ballottaggio dei colleghi professionisti del 26 maggio 2013,
Considerato il clima di polemiche registrato a tutt’oggi,

CHIEDE

Ai colleghi giornalisti pubblicisti eletti al primo turno al Consiglio Regionale della Campania

– dall’astenersi dal partecipare alla riunione programmata per il giorno 3 giugno 2013, ore 15.00, con all’ordine del giorno, tra l’altro, le elezioni delle cariche istituzionali.

– Di non partecipare alle future riunioni che saranno convocate, fino a un necessario chiarimento tra le diverse posizioni emerse.

L’assemblea invita gli eletti, se dovesse perdurare il clima di polemiche, a rassegnare irrevocabilmente le loro dimissioni da Consiglieri Regionali dell’Ordine dei Giornalisti.
Inoltre il Movimento Unitario Giornalisti per la Campania dá mandato ai consiglieri nazionali eletti di rendersi interpreti delle esigenze che potranno essere espresse dal territorio e poi cercare di realizzare ampie intese per caratterizzare, anche a livello nazionale, l’unità della categoria che in questo momento è indispensabile. Infine, l’assemblea del Movimento Unitario Giornalisti per la Campania chiede di proseguire nella mobilitazione per dare un apporto sostanziale sia all’Ordine che al Sindacato, preannunciando che presenterà propri rappresentanti, sia professionisti che pubblicisti, a tutti i i livelli nelle future competizioni per le elezioni dei rappresentanti della categoria, rifiutando tutte le logiche di contrapposizione sterili e manichee.

Napoli, 31 maggio 2013
L˙Ufficio Stampa

Carcere per diffamazione a mezzo stampa, le ultime news

GIORNALISTI. L’OSCE ALL’ITALIA: NO AL CARCERE PER LA DIFFAMAZIONE, IL PARLAMENTO DEPENALIZZI IL REATO. LETTERA DEL RAPPRESENTANTE PER LA LIBERTA’ DEI MEDIA AL MINISTRO DEGLI ESTERI EMMA BONINO DOPO IL CASO PANORAMA
Roma, 29 maggio 2013. L’ Italia riformi la legge e depenalizzi il reato di diffamazione. E’ l’invito rivolto dalla rappresentante per la libertà dei media dell’Osce, Dunja Mijatovic, in una lettera al ministro degli esteri Emma Bonino in cui esprime “preoccupazione” per le pene detentive inflitte per diffamazione ai tre giornalisti di Panorama Marcenaro, Mulé e Arena. In una moderna democrazia nessuno dovrebbe essere imprigionato per quello che scrive”, scrive Mijatovic. Nella lettera al ministro Bonino Mijatovic ricorda il caso Sallusti e sottolinea il fatto che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito ripetutamente che “la reclusione per il reato di diffamazione è sproporzionata e dannosa per una società democratica”. “I tribunali civili sono del tutto in grado di rendere giustizia alle rimostranze di coloro i quali si ritengano danneggiati nella propria reputazione”, scrive ancora la rappresentante per la libertà dei media nella lettera pubblicata sul sito dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. ”La reclusione per diffamazione ha un grave effetto raggelante che mina l’efficacia dei mezzi di comunicazione”, dichiara ancora Mijatovic. “Continuerò a lavorare a stretto contatto con le autorità italiane per promuovere la depenalizzazione della diffamazione. Dovrebbe essere fatto presto per evitare ulteriori accuse di diffamazione e per stimolare l’attività giornalistica investigativa”, sottolinea infine la rappresentante per la libertà dei media dell’Osce, che ha esortato tutti gli altri Stati membri dell’organizzazione che hanno leggi penali sulla diffamazione ad abrogarle. (ANSA)
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Diffamazione a mezzo stampa. Intervento della Giunta Fnsi: “No al carcere e basta con le querele temerarie”
Roma, 20 maggio 2013. A giudizio della giunta esecutiva della Federazione della Stampa, riunita oggi a Roma, l’invito forte dell’Osce è l’ennesima brutta figura per un Paese come l’Italia, che pure è fondatore dell’Unione Europea e ha una delle costituzioni più belle del mondo, rispetto alla quale permangono, purtroppo, aree di legislazione assolutamente incoerenti come quella per i reati a mezzo stampa. La sottolineatura del rappresentante dell’organismo internazionale per la libertà dei media di quanto ha ripetutamente dichiarato la Corte dei diritti dell’uomo – e cioè che “la reclusione per il reato di diffamazione è sproporzionata e dannosa per una società democratica” tale da risultare “raggelante” fino a minare l’efficacia dei mezzi di comunicazione – è una solenne bocciatura per il nostro attuale ordinamento. Un ordinamento fatto di norme che possono provocare condanne alla reclusione, addirittura senza condizionale, come nel caso dei giornalisti di Panorama querelati da un magistrato. C’è del marcio nella legge italiana esistente che va eliminato al più presto, rinsaldando il valore delle regole dell’autonomia professionale e deontologica, riconoscendo l’efficacia della rettifica e introducendo il Giurì per la lealtà dell’informazione. Allo stesso modo vanno previste norme e sanzioni contro le querele temerarie promosso al solo scopo di intimidire e frenare il corso del giornalismo di indagine. La Giunta della Federazione della Stampa sollecita il Parlamento ad un’opera riformatrice urgente e coerente con il richiamo dell’Osce e con la giurisprudenza consolidata della corte di giustizia dei diritti dell’uomo”. (www.fnsi.it)
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Diffamazione e carcere: una vergogna per il Parlamento
24/05/2013

Il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, ha così commentato la sentenza dei giudici di Milano che condanna al carcere tre giornalisti di Panorama:
“Una vergogna, un’altra vergogna per l’Italia la sentenza di condanna al carcere di Giorgio Mulè, Andrea Marcenaro e Riccardo Arena. Non è una vergogna per la magistratura, che qualche spiegazione dovrebbe pur darla senza rifugiarsi sempre dietro il dovere dei cittadini di rispettare le sentenze.
La vergogna è per il Parlamento che si è dimostrato incapace di riformare una normativa che ci è costata e ci costerà sanzioni da parte dell’Europa ed è sempre produttore di molte parole, davanti ad ogni sentenza che prevede il carcere per i giornalisti.
Il Parlamento ha dimostrato, quando le forze politiche avevano interessi diretti, di essere capace di deliberare provvedimenti costosi per la comunità anche in una manciata di minuti, approvandoli nella stessa giornata sia alla Camera dei Deputati, sia al Senato della Repubblica.
Questa indignazione, dai più recitata davanti ad ogni singolo caso, è un insulto per quanti ogni giorno vengono condizionati da quella pistola alla nuca che è la legge sulla diffamazione che rappresenta il principale attentato alla libertà di informazione.
Non tutti hanno la forza e la maturità di Mulè, Marcenaro e Arena. Ci sono migliaia di giornalisti di varie età tenuti per anni sotto il ricatto delle conseguenze di una querela minacciata o presentata e della conseguente richiesta di risarcimento.
La politica passi dalle parole di solidarietà che evaporano subito dopo essere state pronunciate ad atti concreti. Modificare quella legge che, tutti a parole definiscono vergognosa, richiede davvero poco tempo. Farlo è un atto di rispetto nei confronti dei cittadini, non dei giornalisti che non reclamano impunità: quando sbagliano hanno il dovere di assumersi, in tanti modi, le loro responsabilità, a cominciare dalle previste sanzioni deontologiche”.