Direttore a titolo gratuito, Iacopino richiama il comune di San Marzano sul Sarno

campitiello_iacopinoGentili colleghi,

il Presidente del Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, ha formalmente chiesto l’annullamento del bando di concorso con cui il comune di San Marzano sul Sarno intendeva instaurare un rapporto di collaborazione gratuita con un giornalista iscritto all’albo per la direzione del nascente periodico comunale. La segnalazione a Iacopino era pervenuta direttamente dal nostro Presidente, Salvatore Campitiello. In allegato, la lettera con cui il Presidente Iacopino chiede al Comune di San Marzano la revoca del bando di concorso.

Cordiali saluti,

Nocera Inferiore, 06/03/2012

IL SEGRETARIO

Barbara Ruggiero

La lettera di Iacopino al comune di San Marzano sul Sarno: nota prot. n. 1519 del 6.03.2013

Seconda edizione del Premio Giornalistico “Mimmo Castellano”

Mimmo Castellano

Si terrà lunedì 29 ottobre 2012 alle ore 18, presso il Circolo Unione di Pagani la seconda edizione del Premio giornalistico “Mimmo Castellano”. La manifestazione, organizzata dall’Associazione della Stampa Campania Valle del Sarno, con il patrocinio dell’Ordine dei giornalisti della Campania e della Provincia di Salerno, intende onorare la memoria di Mimmo Castellano, già vicepresidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania e segretario generale aggiunto della Federazione Nazionale della Stampa Italiana.
Egli ha rappresentato una figura esemplare nel campo dell’informazione ed è stato fautore di numerose battaglie sindacali, vinte proprio grazie al suo impegno e alla tenacia con cui affrontava i problemi della categoria. Era nato a Napoli il 4 agosto del 1935; è scomparso il 16 giugno del 2008 a Castellammare di Stabia.
Il premio sarà assegnato ad alcuni colleghi della Valle del Sarno che nel corso della loro carriera si sono particolarmente distinti nel campo dell’informazione locale e nazionale. L’intento dell’Assostampa è quello di mettere in luce il lavoro spesso oscuro e anche poco gratificante di tanti operatori dell’informazione locale, i quali, trovandosi a operare in contesti e ambienti particolarmente difficili, riescono a essere palestre di frontiera per affermare l’arte della verità e del buon giornalismo.
I premiati
Premio alla carriera:
– Rino Cesarano inviato speciale de “Il Corriere dello Sport”, – Alfonso Desiderio redattore del gruppo “Espresso”, – Fabrizio Failla inviato speciale-telecronista“RaiSport”, – Lucia Trotta vice caposervizio redazione politica “SkyTg 24”.
Premio ad un giovane giornalista
– Giuseppe De Caro redattore “TGRai Valle d’Aosta”.
Premio particolare
– Lucia de Cristofaro direttore del mensile “Albatros” – Michela Giordano autrice del libro “Quando rimasero soli”.
Premio speciale:
– Raffaello Magi, magistrato-giornalista, autore di molte pubblicazioni su temi processuali penalistici e ordinamentali.
Durante la serata sono previsti intermezzi musicali del maestro Giulio Marazia e del mezzosoprano Giusy Luana Lombardi. Presenzieranno: il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, quello della Campania, Ottavio Lucarelli, il presidente dell’Assostampa della Campania, Enzo Colimoro e il componente dell’esecutivo nazionale della Federazione Nazionale della Stampa Nazionale, Mimmo Falco.
Parteciperanno alla manifestazione diversi consiglieri regionali e nazionali dell’Ordine e del Federazione della Stampa Italiana, nonché, Carlo Verna segretario nazionale dell’Usigrai, e Gianfranco Coppola, vice segretario nazionale dell’Unione stampa sportiva italiana.

Equo compenso, una nuova speranza

Così dal Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti

EQUO COMPENSO: una nuova speranza
19/04/2012

E’ bastato lavorare, spiegare, dare le risposte necessarie, far capire quali e quante vergogne si consumano nel mondo dell’editoria. Lo sconcerto in chi ascoltava l’oltraggio di quelle cifre (pochi centesimi, due o tre o cinque euro ad articolo) era pari solo alla sorpresa e al disgusto che veniva manifestato.
Ora, dopo la doccia gelida di martedì 17, si apre una nuova speranza. Grazie all’intervento del presidente del Senato, Renato Schifani, il quale ha ribadito il suo impegno all’esame rapido della proposta; alla moral suasion del presidente della commissione Lavoro, Pasquale Giuliano, e di altri che hanno contribuito al chiarimento, primi tra tanti il sen. Luigi Zanda e, continuando nel suo prezioso lavoro, l’on. Enzo Carra.
Martedì 17 un brivido. La commissione Lavoro del Senato aveva incardinato in sede deliberante (è l’equivalente della legislativa con la quale la commissione Cultura della Camera l’ha approvata in prima lettura) la proposta che noi, per semplicità, chiamiamo sull’”equo compenso del lavoro giornalistico”.
Il presidente Pasquale Giuliano ha fatto presente che c’erano dei problemi (legati ai tempi dell’entrata in vigore della legge e dei parametri giudicati equi) ed ha suggerito di inserire nella Commissione che valuterà l’”equità retributiva” un membro della Fieg accanto ai quattro designati da Ministero del Lavoro, Ministero dello Sviluppo economico, Ordine dei giornalisti e Fnsi. Il sen. Giuliano non sapeva che, durante l’esame alla Camera, era stato l’allora presidente della Fieg, Carlo Malinconico, a dire al relatore, Enzo Carra, che gli editori preferivano non farne parte.
Ma questo inserimento non è un problema, a patto che si chiariscano con quali modalità la commissione dovrà operare e, in particolare, che nessuno singolarmente, con l’assenza o altri strumenti, possa determinarne la paralisi.
Restava la sorprendente dichiarazione del vice ministro Michel Martone, il quale apre il suo blog assumendo come sue le parole del presidente del Consiglio, Mario Monti, e del ministro Elsa Fornero: il governo vuole “scommettere sui giovani”. Verosimilmente è in coerenza con tale principio che ha annunciato possibili emendamenti al provvedimento che, ammesso ci siano, occorre capire se ha il titolo per presentarli.
Martone, sempre nel suo blog (www.michelmartone.org/), pubblica una nota intitolata “Il labirinto della precarietà”, nella quale scrive, tra altro:

“Il vero problema è che un tempo arrivare al castello (quello del lavoro sicuro ndr) era semplice. Certo, c’era una selezione all’entrata ma, superata quella, il lavoro era garantito per tutta la vita e si andava in pensione con l’ottanta per cento dell’ultima retribuzione. E c’erano persino dei baby pensionati.
Oggi, invece, per accedere a quello splendido sistema di protezione è necessario superare un labirinto oscuro e rischioso. Lo chiamano il labirinto della precarietà e non c’è via di scampo: deve essere affrontato da tutti quelli che cercano lavoro perché gli imprenditori hanno paura dell’art. 18.
Alcuni, pochi, fortunati, meritevoli o raccomandati, trovano subito la via d’uscita. I più ci passano anni. Altri si perdono nei suoi meandri. Tutti raccontano di un luogo angoscioso, fonte di insicurezze e frustrazioni e disseminato di trappole crudeli. Sono le trappole della precarietà. Hanno nomi sempre diversi – stage, contratti di inserimento, contratti di apprendistato, contratti a termine, contratti di somministrazione, contratti di lavoro a progetto, co. co. co. – ma sono tutte accomunate dall’essere precarie. Non danno diritto alla protezione dell’art. 18. Dopo un certo periodo di tempo scadono e tu ti ritrovi al punto di partenza con qualche anno in più, qualche speranza in meno e pochi contributi previdenziali”.

Può chi scrive e condivide queste cose, presentare, ammesso ne abbia titolo, a nome del governo, emendamenti che non contrastino la vergogna che impedisce di entrare “nel castello”? Emendamenti, di più, che non consentano agli sfruttati di ogni età di avere le risorse economiche necessarie per continuare ad offrire ai cittadini una informazione libera e responsabile, angariati come sono da quegli editori che si comportano come i caporali che sfruttano la manodopera nella raccolta dei pomodori? Certo che non può e che, ammesso ne abbia titolo, se emendamenti presenterà saranno funzionali a garantire diritti, quelli dei giornalisti, e non privilegi, quelli degli editori sovvenzionati con danaro della collettività.

Consiglio nazionale: approvata la Carta dei doveri dei giornalisti degli uffici stampa

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti nell’approvare la Carta dei doveri dei giornalisti degli uffici stampa 

SOLLECITA

La Federazione della Stampa, i Sindacati Confederali e l’Aran a definire, dopo ben undici anni dall’approvazione dalla legge 150/2000, il profilo dei giornalisti degli uffici stampa al fine di completare l’applicazione della suddetta legge e dare maggiore dignità ed autonomia professionale all’attività giornalistica, anche attraverso un’armonizzazione dei contratti di lavoro.  

SI IMPEGNA

A tal fine a promuovere incontri con la Conferenza Stato-Regioni e con le altre rappresentanze istituzionali delle Autonomie e a sollecitare iniziative parlamentari finalizzate all’aggiornamento della legge 150/2000, rendendo obbligatoria e non facoltativa l’istituzione di uffici stampa nelle amministrazioni pubbliche con la presenza di giornalisti iscritti all’Albo.   

Carta dei doveri del giornalista degli Uffici Stampa

                  (Roma, 10 novembre 2011)

Si definisce come attività  di Ufficio Stampa una funzione prettamente giornalistica, in quanto

diffonde notizie per conto di aziende, organismi, enti privati o pubblici. Sono perciò esclusi

dall’attività di Ufficio Stampa differenti aspetti della comunicazione come relazioni pubbliche,

relazioni con i cittadini, marketing e pubblicità. Anche la figura del “portavoce”, diffusa soprattutto

in politica e negli organismi elettivi, non è compresa nella definizione di Ufficio Stampa ed è quindi

incompatibile con il ruolo di addetto stampa, coordinatore o capo ufficio stampa.

L’Ufficio Stampa è la struttura primaria dell’informazione giornalistica verso l’esterno. Il giornalista

che vi opera è tenuto ad osservare la Carta dei doveri che è il fondamentale documento

deontologico di riferimento per tutti gli iscritti all’Ordine, a prescindere dalla natura contrattuale e

dal tipo di incarico ricoperto e da eventuale altra attività svolta, e le norme deontologiche fissate

dalla legge professionale oltre a quelle enunciate in documenti ufficiali dell’Ordine (Carta dei

doveri, Carta di Treviso sui minori), Carta dei doveri dell’informazione economica e finanziaria,

Carta di Roma, Carta di Firenze) ed a quelle che verranno adottate in futuro dall’Ordine.

Il giornalista che opera negli Uffici Stampa delle amministrazioni pubbliche agisce in conformità  a

due principi fondamentali contenuti nella legge 150/2000: il diritto dei cittadini di essere informati e

il diritto/dovere delle istituzioni pubbliche di informare. I giornalisti che lavorano negli Uffici

Stampa, sia pubblici sia privati, sono tenuti a partecipare alle attività di formazione e aggiornamento

professionale permanente, promosse direttamente o indirettamente dal Consiglio Nazionale,

seguendo i percorsi formativi definiti per i giornalisti sia professionisti sia pubblicisti.

In ogni caso, sia nelle strutture pubbliche che nel privato, il giornalista, in armonia con quanto

prescrivono la legge 69/1963 istitutiva dell’ordine professionale, le norme deontologiche, e – per gli

enti pubblici – la legge 150/2000, è tenuto, pur in un doveroso ambito di collaborazionea separare

nettamente il proprio compito da quello di altri soggetti che operano nel campo della

comunicazione.

 La qualificazione di ufficio stampa e la denominazione di addetto stampa o capo

ufficio stampa sono riservate unicamente agli iscritti all’ODG.

Il giornalista dell’Ufficio Stampa accetta indicazioni e direttive soltanto dai soggetti che nell’ambito

dell’ente, organizzazione o azienda, hanno titolo esplicito per fornirgliele, ovvero dal giornalista

capo ufficio stampa o coordinatore e, laddove non esiste, dal responsabile dell’attività di

informazione dell’Ente medesimo, purché naturalmente le disposizioni non siano contrarie alla

legge professionale, alle carte deontologiche, al Contratto di lavoro.

Il giornalista deve uniformare il proprio comportamento professionale al principio fondamentale

dell’autonomia dell’informazione; ciò indipendentemente dalla collocazione dell’Ufficio Stampa

nell’ambito della struttura pubblica o privata in cui opera.

Il giornalista direttore responsabile di house organ, siti web, newsletter o altri mezzi di

informazione aziendale, purché  si tratti di testate registrate, esercita i diritti e doveri della firma. Ciò

comporta l’adozione di scelte relative alla correttezza dei contenuti dei quali risponde, oltre che in

sede civile e penale, anche rispetto all’Ordine dei giornalisti.

Il giornalista deve operare nella consapevolezza che la propria responsabilità verso i cittadini non

può essere condizionata o limitata da alcuna ragione particolare o di parte o dall’interesse

economico. In tal senso ha l’obbligo di difendere la propria autonomia e credibilità professionale

secondo i principi di responsabilità  e veridicità fissati nella legge istitutiva dell’Ordine.

In particolare, nelle istituzioni di natura assembleare e nelle assemblee che svolgono attività

informativa in modo associato e nelle quali operano sia la struttura di informazione dell’organo

assembleare che quella dell’organo esecutivo, il capo ufficio stampa e/o coordinatore garantiscono

il pieno rispetto della dialettica e del pluralismo delle posizioni politiche, evitando ogni

commistione tra l’informazione dell’assemblea e quella dell’Esecutivo.

Secondo quanto prescrive la Carta dei doveri, il giornalista che opera in un Ufficio Stampa non può

ricevere né fornire doni o altre utilità che possano limitarne l’autonomia e la credibilità

professionale.

Il giornalista degli Uffici stampa non può assumere, nell’arco di vigenza del rapporto di lavoro,

collaborazioni, incarichi o responsabilità in conflitto con la sua funzione di imparziale ed attendibile

operatore dell’informazione.

La violazione di queste regole integranti lo spirito dell’art. 2 della Legge 03.02.1963 n. 69 comporta

l’applicazione delle norme contenute nel Titolo III della stessa legge.

Contro il precariato giornalistico, approvata la Carta di Firenze

 

Un nuovo strumento deontologico per disciplinare modelli virtuosi di collaborazione tra giornalisti e cooperazione con editori per accrescere la fiducia tra stampa e lettori

 

 

 

Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti (il 9 novembre 2011) ha approvato la carta deontologicascritta a Firenze dai colleghi free lance, collaboratori e precari di tutta Italia. La carta è uno strumento deontologico innovativo per disciplinare modelli virtuosi di collaborazione tra giornalisti e cooperazione con editori per cementare ancora la fiducia tra stampa e lettori. Regola condotte e comportamenti che potranno diventare anche oggetto di procedimento disciplinare ordinistico o sindacale in caso di violazione. Dopo l’approvazione in Consiglio (all’unanimità con tre sole astensioni) il documento sarà diffuso tra gli Ordini regionali per entrare in vigore dall’1 gennaio prossimo.

 

Un passo importante – ha detto il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino – cherappresenta uno dei cardini dell’azione a tutela dei colleghi in difficoltà. Un dovere morale da parte di chi per troppi anni è stato a guardare e ha accettato senza muovere un dito lo sfruttamento indiscriminato ai danni di colleghi”.

 

Abbiamo dedicato la carta di Firenze alla memoria del collega pugliese Pierpaolo Faggiano (suicidatosi perché giornalista precario) – ha detto il coordinatore del gruppo di lavoro sul Precariato dell’Odg, Fabrizio Morviducci – il ringraziamento va a tutto il Consiglio che ha recepito la richiesta di aiuto di tanti colleghi in difficoltà”.

 

 

 

Carta di Firenze

 

Riguarda la deontologia sulla precarietà nel lavoro giornalistico. E’ dedicata alla memoria di Pierpaolo Faggiano

 

 

 

PremessaLo scenario della precarietà lavorativa nel giornalismo

 

Mai come negli ultimi anni il tema della qualità del lavoro si è offerto alla

 

riflessione pubblica quale argomento di straordinaria e, talvolta, drammatica

 

attualità. A preoccupare, in particolare, è la crescente precarizzazione

 

lavorativa di intere fasce della popolazione che, per periodi sempre più lunghi,

 

vengono costrette ai margini del sistema produttivo e professionale, con

 

pesanti ricadute economiche, sociali, psicologiche ed esistenziali. Il giornalista

 

infatti, costretto nel limbo di opportunità capestro, per lo più prive di prospettive a lungo termine, è a tutti gli effetti un cittadino di serie B, che non

 

può costruire il proprio futuro, e nemmeno contribuire allo sviluppo del Paese, e ciò in netto contrasto con quanto stabilito dalla Costituzione: Art. 3, comma 2: è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva

 

partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e

 

sociale del Paese.

 

 

 

Nello specifico del lavoro giornalistico, in qualsiasi forma e mezzo sia declinato (stampa, radio, TV, web, uffici stampa, etc.) la situazione appare anche più grave. Un giornalista precarizzato, poco pagato, con scarse certezze e prospettive e talvolta, per carenza di risorse economiche, anche poco

 

professionalizzato, è un lavoratore facilmente ricattabile e condizionabile, che

 

difficilmente può mantenere vivo quel diritto insopprimibile d’informazione e di

 

critica posto alla base dell’ordinamento professionale.

 

 

 

Un giornalista precario e sottopagato – soprattutto se tale condizione si protrae nel tempo – viene di fatto sospinto a lavorare puntando alla quantità piuttosto che alla qualità del prodotto informativo, e con poca indipendenza, sotto l’ombra di un costante ricatto che dal piano economico e professionale passa presto a quello dei più elementari diritti, a partire da quelli costituzionalmente riconosciuti.

 

 

 

La condizionabilità e ricattabilità dei giornalisti sono inoltre strettamente

 

correlate alla possibilità di trasmettere una buona e corretta informazione,

 

andando a inficiare uno dei capisaldi del sistema democratico (Cfr. Corte Cost.

 

n. 84 del 1969, Corte Cost. n. 172 del 1972, Corte Cost. n. 138 del 1985).

 

La professione giornalistica negli ultimi anni ha subito profondi mutamenti, e

 

molti altri ne dovrà subire con il progredire della tecnologia e delle nuove

 

aspettative delle aziende editoriali. Quello che resta e resterà inalterato è però il ruolo del giornalista e gli obblighi che questi ha nei confronti dei lettori e della pubblica opinione. In un mercato del lavoro giornalistico come quello attuale, sempre più caratterizzato dalla precarietà, è quindi necessario un maggior riconoscimento e rispetto della dignità e della qualità professionale di tutti i giornalisti, dipendenti o collaboratori esterni e freelance.

 

È necessario ribadire con forza che il primo diritto del giornalista è la tutela

 

della sua autonomia, che in caso di precarietà lavorativa, fenomeno sempre più

 

espansione, è troppo spesso lesa da inadeguate retribuzioni, da politiche

 

aziendali più attente al risparmio economico che ad investimenti editoriali e

 

qualità finale del prodotto giornalistico. Ma anche da scelte di organizzazione del lavoro da parte di colleghi giornalisti collocati in posizioni gerarchicamente superiori. Per queste ragioni l’Ordine dei Giornalisti e l’Fnsi, nel promulgare la presente carta deontologica sui rapporti di collaborazione e solidarietà tra giornalisti per una nuova dignità professionale, affermano che l’informazione deve ispirarsi al rispetto dei principi e dei valori sui quali si radica la Carta costituzionale ed in particolare:

 

– Art. 1, comma 1 : L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro.

 

– Art. 21, commi 1 e 2: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio

 

pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa

 

non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

 

– Art. 35, commi 1-3: La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed

 

applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori.

 

Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad

 

affermare e regolare i diritti del lavoro.

 

– Art. 36: Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata

 

lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e

 

a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

 

– Art. 41: L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto

 

con l’utilità sociale o in modo da arrecare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

 

Nell’enunciare una nuova disciplina dei comportamenti etici tra giornalisti si

 

richiamano con forza anche:

 

– Art. 2, comma 3, della legge 63/1969, istitutiva dell’Ordine dei Giornalisti:

 

Giornalisti e editori sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte

 

delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse, e a promuovere lo spirito di collaborazione tra colleghi, la cooperazione fra

 

giornalisti e editori, e la fiducia tra la stampa e i lettori;

 

– Artt. 4 e 5 della Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori (Strasburgo, 1989):

 

Art. 4: Ogni persona ha diritto alla libertà di scelta di esercizio di una

 

professione, secondo le norme che disciplinano ciascuna professione.

 

Art. 5, commi 1 e 2: Ogni lavoro deve essere retribuito in modo equo. A tal fine è necessario che, in base alle modalità proprie di ciascun paese:

 

-sia assicurata ai lavoratori una retribuzione sufficiente equa, cioè una

 

retribuzione sufficiente per consentire loro un decoroso tenore di vita;

 

– i lavoratori soggetti ad una regolamentazione del lavoro diversa dal contratto

 

a tempo pieno e di durata indeterminata beneficino di un’equa retribuzione di

 

riferimento.

 

– Art. 32, comma 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea

 

(Nizza, 2000):

 

I giovani ammessi al lavoro devono beneficiare di condizioni di lavoro

 

appropriate alla loro età ed essere protetti contro lo sfruttamento economico o

 

contro ogni lavoro che possa minarne la sicurezza, la salute, lo sviluppo fisico,

 

mentale, morale o sociale o che possa mettere a rischio la loro istruzione;

 

– Sentenza 11/1968 della Corte Costituzionale, ove si afferma:

 

[…] Il fatto che il giornalista esplica la sua attività divenendo parte di un

 

rapporto di lavoro subordinato non rivela la superfluità di un apparato che […]

 

si giustificherebbe solo in presenza di una libera professione, tale il senso

 

tradizionale. Quella circostanza, al contrario, mette in risalto l’opportunità che i

 

giornalisti vengano associati in un organismo che, nei confronti del

 

contrapposto potere economico del datori di lavoro, possa contribuire a

 

garantire il rispetto della loro personalità e, quindi, della loro libertà: compito,

 

questo, che supera di gran lunga la tutela sindacale del diritti della categoria e

 

che perciò può essere assolto solo da un Ordine a struttura democratica che

 

con i suoi poteri di ente pubblico vigili, nei confronti di tutti e nell’interesse

 

della collettività, sulla rigorosa osservanza di quella dignità professionale che si

 

traduce, anzitutto e soprattutto, nel non abdicare mai alla libertà di

 

informazione e di critica e nel non cedere a sollecitazioni che possano

 

comprometterla.

 

Art. 1 – Politiche attive contro la precarietà

 

L’Ordine dei Giornalisti e la Fnsi, alla luce di quanto esposto in premessa,

 

nell’ambito delle loro competenze, vigileranno affinché:

 

sia garantita a tutti i giornalisti, siano essi lavoratori dipendenti o autonomi, un’equa retribuzione che permetta al giornalista e ai suoi familiari un’esistenza libera e dignitosa, secondo quanto previsto dal dettato costituzionale;

 

venga posto un freno allo sfruttamento e alla precarietà, favorendo quelle condizioni tese ad assicurare un futuro professionale e personale ai tanti giornalisti oggi privi di tutele e garantire nel contempo un futuro alla buona e corretta informazione nel nostro Paese;

 

vengano favoriti percorsi di regolarizzazione contrattuale e avviamento verso contratti a tempo indeterminato ed equi, e realizzate le condizioni per promuovere evoluzioni di carriera e progressioni professionali;

 

vengano correttamente applicate le norme contrattuali sui trattamenti economici;

 

siano valorizzate, in caso di nuove assunzioni, le professionalità già operanti in azienda e quelle dei colleghi già iscritti nelle liste di disoccupazione;

 

vengano rispettati i limiti di legge e di contratto previsti per l’impiego di stagisti o tirocinanti;

 

sia favorito il percorso di adesione alle casse previdenziali e di assistenza sanitaria e previdenza complementare della categoria, in modo da garantire le necessarie tutele sociali ed economiche anche a chi non è inquadrato come lavoratore dipendente. Il direttore responsabile deve promuove il rispetto di questi principi.

 

Art. 2 – Collaborazione tra giornalisti

 

Le forme di collaborazione e solidarietà tra giornalisti devono riguardare tutte le tipologie di lavoro giornalistico (stampa, radio, TV, web, uffici stampa, etc.).

 

Il direttore responsabile che rifiuti immotivatamente di riconoscere la compiuta

 

pratica, è soggetto a procedimento disciplinare ai sensi dell’art. 48 della Legge

 

69/1963 e dell’art. 43 del D.P.R. 115/1965.

 

La richiesta di una prestazione giornalistica cui corrisponda un compenso incongruo in contrasto con l’articolo 36 della Costituzione, lede non solo la dignità professionale ma pregiudica anche la qualità l’indipendenza dell’informazione, essenza del ruolo sociale del giornalista.

 

Ai fini della determinazione dell’adeguatezza dei compensi relativi a prestazioni

 

di natura giornalistica, i consigli regionali dell’Ordine dei Giornalisti adottano e

 

rendono pubblici criteri e parametri di riferimento.

 

Gli iscritti all’Ordine sono tenuti a non accettare corrispettivi inadeguati o indecorosi per il lavoro giornalistico prestato.

 

In conformità all’articolo 2 della legge 69/1963, Ordine dei giornalisti e Fnsi

 

ribadiscono che tutti i giornalisti, senza distinzione di ruolo o incarico o

 

posizione gerarchica attribuita, hanno pari dignità e sono tenuti alla solidarietà

 

e al rispetto reciproco.

 

Tutti i giornalisti sono tenuti a segnalare ai Consigli regionali situazioni di esercizio abusivo della professione e di mancato rispetto della dignità professionale.

 

Tutti gli iscritti all’ordine devo vigilare affinché non si verifichino situazioni di incompatibilità ai sensi della legge 150/2000. Il giornalista degli Uffici stampa istituzionali non può assumere collaborazioni, incarichi o responsabilità che possano comunque inficiare la sua funzione di imparziale ed attendibile

 

operatore dell’informazione. 

 

Gli iscritti all’Ordine che rivestano a qualunque titolo ruoli di coordinamento del

 

lavoro giornalistico sono tenuti a:

 

a) non impiegare quei colleghi le cui condizioni lavorative prevedano compensi

 

inadeguati;

 

b) garantire il diritto a giorno di riposo, ferie, orari di lavoro compatibili con i

 

contratti di riferimento della categoria;

 

c) vigilare affinché a seguito del cambio delle gerarchie redazionali non ci siano

 

ripercussioni dal punto di vista economico, morale e della dignità

 

professionale per tutti i colleghi; 

 

d) impegnarsi affinché il lavoro commissionato sia retribuito anche se non

 

pubblicato o trasmesso;

 

e) vigilare sul rispetto del diritto di firma e del diritto d’autore.

 

f) vigilare affinché i giornalisti titolari di un trattamento pensionistico Inpgi a

 

qualunque titolo maturato non vengano nuovamente impiegati dal

 

medesimo datore di lavoro con forme di lavoro autonomo ed inseriti nel ciclo

 

produttivo nelle medesime condizioni e/o per l’espletamento delle medesime

 

prestazioni che svolgevano in virtù del precedente rapporto;

 

g) vigilare che non si verifichino situazioni di incompatibilità ai sensi della legge

 

150/2000.

 

Art. 3 – Osservatorio sulla dignità professionale

 

Al fine di garantire la corretta applicazione dei principi stabiliti in questa Carta,

 

l’Ordine dei Giornalisti e la Fnsi promuovono la costituzione di un “Osservatorio

 

permanente sulle condizioni professionali dei giornalisti” legato alle presenti e

 

future dinamiche dell’informazione, anche in rapporto alle innovazioni

 

tecnologiche.

 

L’Osservatorio ha il compito di vigilare sull’effettiva applicazione della presente

 

carta, di avanzare proposte di aggiornamento nonché di segnalare quelle

 

condizioni di sfruttamento della professione che ledano la dignità e la credibilità

 

dei giornalisti anche nei confronti dell’opinione pubblica.

 

Art. 4 – Sanzioni

 

La violazione di queste regole, applicative dell’art. 2 della Legge 69/1963, comporta l’avvio di un procedimento disciplinare ai sensi del Titolo III della citata legge.

 

 

Abolizione dell’Ordine dei giornalisti e la casta che non c’è

di Elia Fiorillo

Se e’ vero – e lo e’ – che l’ipotesi perseguita dalla maggioranza di Governo, con i dovuti distinguo, è quello di cancellare l’Ordine dei giornalisti, allora qualche riflessione e’ d’obbligo. Non solamente sulla “questione Ordine”, ma soprattutto sul “ruolo-potere” che la stampa ha nel nostro Paese.

Lascerei perdere la “Casta dei giornalisti”, in senso generale, perché proprio la vicenda della discussione in Parlamento della modifica della legge 69 del 3 febbraio 1963, quella che regola il settore, e il decreto legge del luglio di quest’anno hanno dato la dimensione vera e reale di quant’essa, appunto come categoria in senso generale, conti. Non è il caso più di parlare allora di Casta, ma di castetta, meglio castina… ina, ina. Altro che corporazione. Ciò perché dopo anni di battaglie e di discussioni non sempre serene, sia il sindacato dei giornalisti, la FNSI, che l’Ordine, per lo meno sul mantenimento dell’Ordine medesimo, erano e sono d’accordo.

Se allora si mette mano e si procede al tentativo di cancellazione vuol dire che alcuni potentati veri, collegati con la politica, hanno deciso di fare il colpo grosso. L’operazione avviene con un emendamento all’art. 29 del decreto legge 6 luglio 2011 n. 98. Esso prevede che “ferme restando le categorie per il cui accesso è previsto l’Esame di Stato (cui l’esame di idoneità professionale per i giornalisti è assimilato), il Governo si riserva di formulare proposte di liberazione di servizi e attività; decorsi otto mesi dalla data di entrata in vigore del suddetto D.L…, tutto ciò che non sarà regolamentato sarà libero”. Ciò significa che il 75% degli iscritti esce fuori. Rimangono solo 20mila giornalisti professionisti. Con questi numeri molto difficilmente l’Ordine riuscirebbe a mantenersi ed anche gli istituti di categoria subirebbero un duro colpo, molto probabilmente esiziale.

Attenzione, quando parlo di categoria dei giornalisti e potentati non mi riferisco agli organismi di rappresentanza, ma a quelle figure – anche a quei giornalisti di primo piano – che si sono sempre scagliate contro il tribunale dei giornalisti e contro il sindacato. E il perché lo si capisce. Un Ordine che sia tale fa rispettare le regole del gioco. Prova a tutelare tutti. Non fa sconti sull’accesso alla professione. Usa la mano pesante per chi gioca, o meglio imbroglia, sul piano deontologico. E’ autonomo dai partiti politici e da tutte le forze economiche e via discorrendo. Chi si sente invece “unto dal Signore”, o ha interessi contrapposti, o pensa di fare i propri comodi, si capisce bene che non può accettare minimamente che i comportamenti e/o le posizioni dei giornalisti possano essere giudicate sul piano deontologico.

Per la politica poi i “corpi intermedi” non sono stai mai ben visti. Meglio il confronto diretto con i singoli, che con le loro strutture di rappresentanza. La discussione, il confronto con le categorie, con i sindacati, è quasi ad armi pari. Non certamente ciò avviene con il singolo giornalista o lavoratore che sia.

C’e’ poi il caso Italia per quanto riguarda l’informazione, dove i conflitti d’interesse sono palesi. Una situazione dove le consorterie editoriali non scherzano in quanto ad intensità di fuoco. L’editore spurio ha mille interessi da tutelare. La stampa diventa una macchina di promozione per altri prodotti, ma soprattutto di creazione o di rafforzamento del “potere”. Per non parlare del rapporto “politica/Rai”.

Se lo scenario è questo, si può ben comprendere il perché la stampa, l’informazione è in difficoltà. Sta purtroppo diventando, suo malgrado, “la voce del padrone”. Non intendo minimamente sostenere però che tutto procede per il verso giusto negli organismi di rappresentanza dei giornalisti. Anzi. La contrapposizione tra Sindacato ed Ordine spesso è strumentale e serve o a nascondere opzioni di potere personale, o collegamenti non ortodossi con la politica. I giudizi deontologici arrivano con ritardo e qualche volta, per i casi più eclatanti, puzzano di mediazione politica. E via discorrendo.

Forse la lezione del blitz soppressivo potrà essere utile a tutti per una riflessione serena che punti all’autonomia vera dell’informazione nel nostro Paese. 

Maggio in fiore per l’Assostampa

E’ un maggio in fiore per i giornalisti dell’Assostampa della Valle del Sarno.

Vi segnaliamo quattro notizie di premiazioni di nostri associati.

– Al presidente Salvatore Campitiello è stato conferito il Premio “Awards 2010” dal Rotary Club Nocera Inferiore-Sarno. Ha consegnato il premio Arturo Fiore del Rotary Club.

– Alla collega Aurora Torre il Rotary Club Nocera Inferiore-Sarno ha conferito un premio per il livello di eccellenza raggiunto nell’anno 2010 nel settore dell’informazione. Ha consegnato il premio Arturo Fiore del Rotary Club.

– Gli studenti del Liceo Classico “Tito Lucrezio Caro” di Sarno, guidati dal professore Franco Salerno, socio dell’Assostampa, hanno vinto l’ottava edizione del premio nazionale “Fare il giornale nelle scuole”, concorso indetto dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti. Ha consegnato il premio il Presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino.

– La collega Carmen Cretoso de “La città” ha vinto l’VIII Borsa di studio sull’economia europea intitolata a “Bruno Petretta” con un servizio televisivo trasmesso da Telecolore: “Dall’Europa all’Italia, i pro e i contro della Legge Zaia”.

Nocera Inferiore, 12/05/2011

Premio giornalistico “Mimmo Castellano”

Oltre duecento persone, tra autorità e giornalisti, hanno presenziato al Premio Giornalistico “Mimmo Castellano” che si è svolto ieri sera nei saloni del Circolo Unione di Pagani.

La manifestazione, organizzata dall’Associazione della stampa della Valle del Sarno, con il patrocinio dell’Ordine dei giornalisti della Campania, ha inteso onorare la memoria di Mimmo Castellano, già vicepresidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania e segretario generale aggiunto della Federazione Nazionale della Stampa Italiana.

Castellano, nato a Napoli il 4 agosto del 1935, è scomparso il 16 giugno del 2008 a Castellammare di Stabia. Egli ha rappresentato una figura di giornalista esemplare nel campo della dell’informazione ed è stato fautore di numerose battaglie sindacali, vinte proprio grazie all’ impegno e alla tenacia con cui affrontava i problemi della categoria.

Il premio – ha spiegato Salvatore Campitiello, presidente dell’Assostampa della Valle del Sarno – è stato assegnato sia alla memoria di alcuni colleghi scomparsi recentemente, sia ad alcuni colleghi che si sono particolarmente distinti nel campo dell’informazione locale nel corso della loro carriera. L’intento è di  mettere in luce il lavoro spesso oscuro e non sempre gratificante di tanti operatori dell’informazione locale, i quali sovente si trovano ad operare in contesti ed ambienti particolarmente difficili”.

Nel corso della serata, è stata onorata la memoria di Ninì Cesarano (presenti la moglie, il figlio Marco e il fratello Rino)  e di Gennardino Alfano, entrambi soci dell’Assostampa scomparsi lo scorso anno.

L’Associazione ha conferito, inoltre, un premio alla carriera a: Carmine Manzi, Gennaro Corvino, don Mario Vassalluzzo, Umberto Belpedio, Nino Ruggiero, Biagio Franza, Franco Salerno, Antonio Lombardi, Giuseppe Del Gaudio e Aurora Torre.

Il Premio Speciale è stato assegnato a Carlo Parisi, giornalista della Calabria per l’impegno sindacale mostrato.

Erano presenti alla manifestazione: il Presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino; il Presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli con il vicepresidente Mimmo Falco; Carlo Verna segretario nazionale dell’Usigrai; e il presidente dell’Assostampa della Campania, Enzo Colimoro. Erano presenti anche diversi consiglieri nazionali dell’Ordine e del sindacato nazionale e regionale.

Con grande commozione, hanno presenziato alla manifestazione anche i familiari di Mimmo Castellano, la moglie  Gabriella Punzo, i figli  Patrizia, Anna, Fabio e Adriano.

La serata – allietata dalla musica del Maestro Giulio Marazia, del mezzosoprano Giusy Luana Lombardi e del Maestro Espedito De Marino – si è chiusa con il ricordo di Mimmo Castellano da parte del presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino.

 

Pagani, 8 febbraio 2011

 

 

Incontro sull’informazione

Interessante incontro sull’informazione a Pagani con i vertici regionali del sindacato, Enzo Colimoro, quello dell’ordine dei giornalisti, Mimmo Falco, ed i colleghi della Valle del Sarno.

A parlare per primo è stato Colimoro che ha fatto il punto sull’informazione nella nostra regione.

L’editoria in Campania vive un momento difficile – ha detto – che ha come causa primaria la stagnazione dell’economia che mina la sopravvivenza delle testate. E ciò ci preoccupa per la ricaduta sul piano occupazionale dei giornalisti. A subirne di più potrebbero essere i più deboli della nostra categoria, come gli inoccupati ed i precari”. Come se ne esce? “Occorre fare, e noi ci attiveremo per organizzare una vertenza regionale sull’informazione che coinvolga imprenditori, forze politiche ed istituzioni a tutti i livelli, per tracciare la strada da percorrere. Una strada che non mortifichi la categoria sul piano economico e dell’autonomia professionale per produrre un’informazione credibile per la gente, un’informazione di qualità”.

Il vice presidente dell’Ordine, Mimmo Falco, ha parlato di un’iniziativa in atto.

Siamo pronti a presentare – ha detto – un’iniziativa di legge regionale a favore della piccola editoria in Campania. A giorni la renderemo pubblica, confrontandoci con tutte le realtà editoriali del nostro territorio campano per cogliere dal basso le idee di chi fa informazione per trasformarle in un disegno di legge definitivo, che presenteremo alla giunta Caldoro. Non ammetteremo ritardi o insabbiamenti di tale iniziativa, che dovrà essere approvata in consiglio regionale in tempi brevi. La Campania, come tutte le altre regioni, si deve dotare di tale legge. Noi non ammetteremo deroghe al riguardo: la vogliamo subito. Altrimenti metteremo in atto le proteste dovute, sino ad incatenarci, insieme ai colleghi del consiglio nazionale dell’ordine, davanti ai cancelli della Regione Campania”.

L’incontro, organizzato da Salvatore Campitiello, consigliere nazionale dell’ordine dei giornalisti, nonché presidente dell’Assostampa Valle del Sarno, ha riscosso consensi nella categoria che è intervenuta in massa.

Presenti alla serata anche il presidente dell’Assostampa Cava-Costa d’Amalfi, Antonio Di Giovanni, i consiglieri dell’ordine nazionale, Claudio Ciotola, Armando de Rosa e Annamaria Riccio, Vera De Luca per i giornalisti europei, il consigliere del sindacato regionale dei giornalisti, Mario Orlando ed il consigliere del circolo della stampa Giuseppe de Girolamo.

La serata, svoltasi ai “Giardini di Manù”, si è conclusa con una cena di gala, allietata dalla musica da piano bar del maestro Enzo Campanile e dalla chitarra classica del maestro Espedito Di Marino.

 

 

Pagani, 27.10.2010

Salvatore Campitiello

 

Nb: le foto della serata sono presenti sull’account flickr dell’Associazione al link: http://www.flickr.com/photos/assostampavallesarno/sets/72157625161849605/

 

Odg – Il pubblicismo e le nuove sfide dell’informazione

Il pubblicismo e le nuove sfide dell’informazione. Questo è il titolo del convegno promosso dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, che avrà luogo mercoledì 24 marzo 2010, presso la Sala  dell’Hotel Massimo D’Azeglio, in Roma, via Cavour 18.

L’iniziativa si propone di fare il punto sulla natura del pubblicismo nel quadro delle profonde trasformazioni che caratterizzano il mondo dell’informazione italiana e che rende evidente la necessità di una qualificazione professionale di questa particolare figura.

Nel corso del convegno, aperto ai componenti del Consiglio nazionale la cui sessione conclusiva della consiliatura avrà inizio  nel pomeriggio  dello stesso 24 marzo, saranno quindi affrontate le problematiche relative alla presenza, spesso in condizioni avvilenti dal punto di vista normativo ed economico, del giornalista pubblicista che ancora oggi concorre in misura rilevante ad assicurare la continuità di numerosissimi organi di informazione.

Il programma prevede l’apertura alle ore 9.30 con una “fotografia” dell’evoluzione del pubblicismo negli ultimi quindici anni, una elaborazione sulla base dei dati raccolti dagli Ordini regionali, a cura di Vito Scisci, vicepresidente dell’Ordine regionale della Puglia.

Seguirà l’introduzione del vice presidente nazionale Enrico Paissan e l’intervento programmato di Ezio Ercole, vice presidente dell’Ordine regionale del Piemonte. Seguirà il dibattito e al termine le conclusioni di Lorenzo Del Boca, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti.

L’iniziativa, alla quale sono stati invitati i rappresentanti degli Ordini regionali e i giornalisti pubblicisti che riscoprono incarichi parlamentari,  si concluderà  con la consegna da parte del presidente Del Boca di un riconoscimento a Gianni Campi, che ha ricoperto per varie consiliature la carica di vice presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine.

Roma, 18 marzo 2010